Domenica 11 Gennaio 2026 | 19:13

Enrica: «Io, ristoratrice, dico no al pizzo e combatto»

Enrica: «Io, ristoratrice, dico no al pizzo e combatto»

 
Fabiana Pacella

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Fabiana Pacella

«Io, ristoratrice dico no al pizzo e combatto»

Tre attentati e la forza di andare avanti. «Ho conosciuto la paura, ma ho denunciato»

Domenica 11 Gennaio 2026, 10:01

Ci sono solitudini che si creano e maturano nel chiasso, buio che si alimenta quando i riflettori abbagliano troppo, ossimori di vita che rischiano di deragliare in ferite dell’animo.

Nella confusione trovano terreno fertile il male, la criminalità organizzata, e la cultura del dialogo e dell’incontro di idee e persone sono armi potenti al pari dell’azione delle forze dell’ordine, perché «insieme» resta la più potente arma di distruzione di massa.

Coraggio Enrica Ciardo, è una donna del Sud, una ristoratrice che, raccontano le cronache nero su bianco, non si è piegata alle richieste della mala quando a Presicce-Acquarica, dove ha un ristorante, ha deciso, di aprire un bar in piazza Villani e dire no alle richieste di un personaggio noto alle forze dell’ordine, di subaffittargli i locali.

La consecutio a quel diniego – e sono fatti certificati -, ha portato, nell’ordine, tre atti intimidatori da maggio dello scorso anno a dicembre scorso: due ordigni inesplosi, uno scoppiato. Ed ha portato anche indagini a tamburo battente, una manifestazione di piazza che ha mobilitato all’epoca l’intera comunità e degli arresti.

Arresto I carabinieri hanno condotto in carcere Lucio Mancino, detto «U Mama», allo stato detenuto, attivo nello spaccio degli stupefacenti, sospettato di essere il mandante delle intimidazioni. L’uomo però ha sempre negato il suo coinvolgimento in quei fatti, ammettendo invece gli addebiti per droga. Le indagini dell’Arma proseguono, ammantate di riserbo doveroso date le molteplici implicazioni del caso e la delicatezza che ne consegue.

Cicatrici I fatti, dicevamo, attinenti la nuda cronaca. Poi ci sono le pieghe umane, ciò che resta nei capannelli nelle piazze, negli scontri feroci sui social come dietro le porte delle case.

Intanto Presicce-Acquarica non è Medellin. È un piccolo comune come tanti, a Sud e ad ogni latitudine, costretto a fare i conti con una piaga universale e trasversale, lo spaccio di droga core business della criminalità ad ogni latitudine, quindi anche della Sacra corona unita, bancomat a getto continuo che cresce di pari passo con la crescita dell’assunzione. Lo confermano pagine e pagine di semestrali della Dia.

Episodi come quelli che hanno cambiato la vita a Enrica rappresentano punti di rottura e non ritorno, campanelli di allarme sociale per le comunità che per combattere e non piegarsi, continuano a rispettare le regole così come lo Stato fa sentire la sua presenza. La combo perfetta, l’unica.

Ma quanto costa denunciare?

«Vivo a Presicce-Acquarica dal 2001. Mi sono trovata sempre benissimo finché ho conosciuto la paura, quando mi hanno messo la prima bomba. È cambiata la mia vita, quella del mio compagno sempre al mio fianco, ho denunciato, attualmente uno dei sospettati è in carcere ma la vita cambia. Perché subentrano altri pensieri, altri bisogni, ti chiedi perché a me? Perché sono stata minacciata? Cosa c’entrano certi personaggi col mio bar?».

Dire no ha un costo. Qual è il prezzo più grande pagato finora?

«Il rischio di non essere compresa da tutti, sentire il peso del dubbio, pensare che io possa approfittare della situazione, farmi pubblicità, mettermi in prima fila. Ma questi eventi per forza di cose ti espongono, non è fama è il mio modo di dire no alla malavita. Il prezzo è un colpo che arriva dritto all’animo, toccato fino in fondo. E tu devi combattere prima con te stessa poi con gli altri e a un certo punto crolli, non ti interessa più fare capire cosa hai dentro, perché chiusa la porta di casa o del locale devi pensare a come affrontare, come non crollare definitivamente».

Persona o personaggio?

«Una donna che è sempre stata forte conosce la paura. Ogni santo giorno mi pongo mille domande e allo stesso tempo ricordo a me stessa che devo essere forte e affrontare quello ciò che sarà. Però non ho voluto e non posso piegarmi alla criminalità, che va combattuta, insieme, se siamo uniti. Quando chiudo la porta io ho paura, come ogni persona normale e semplice, ma ho necessità di uscire fuori con una corazza addosso per non farmi sopraffare».

Il mascariamento è un rischio accettabile?

«Ci faccio i conti da tempo, ormai. Quando i leoni da tastiera sui social o qualcuno alle mie spalle sostiene che io sia una persona altezzosa, che sta cavalcando l’onda della disgrazia, che s’è piazzata la bomba da sola. Questo fa più male delle bombe stesse perché ti scoppia dentro. Ma al contempo c’è la bellezza di tanta tantissima gente perbene, a Presicce-Acquarica e fuori, che mi sta accanto anche in silenzio, che come me si alza al mattino per andare a lavorare con dignità. Non li ringrazierò mai abbastanza come non finirò di ringraziare il prefetto, le forze dell’ordine a tutti i livelli, il mio don Antonio (Coluccia, ndr), la mia forza».

Chi era ieri, chi è oggi e chi sarà Enrica?

«Ieri ero spensierata, impulsiva, immatura. Oggi forte, combattiva, e domani voglio restare così. In tanto clamore io confido nella gente perbene, nella pace, serenità, verità e negli abbracci sinceri».

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