Domenica 11 Gennaio 2026 | 23:38

Veronico: «Nel mondo della musica e dell’arte, Bowie è stato una sorta di unicorno»

Veronico: «Nel mondo della musica e dell’arte, Bowie è stato una sorta di unicorno»

 
Nicola Morisco

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Nicola Morisco

Medimex 2025, la parola a Cesare Veronico: «Una costruzione collettiva»

Operatore culturale e musicale, Veronico è una figura centrale della scena pugliese e nazionale, attivo dagli Anni ‘70 come dj, conduttore radiofonico

Domenica 11 Gennaio 2026, 17:53

Per ricordare David Bowie, abbiamo ascoltato Cesare Veronico, uno dei suoi più grandi estimatori. Operatore culturale e musicale, Veronico è una figura centrale della scena pugliese e nazionale, attivo dagli Anni ‘70 come dj, conduttore radiofonico, gestore di spazi musicali e organizzatore di concerti. Da oltre dieci anni è coordinatore artistico di Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia dedicato al sostegno e all’internazionalizzazione del sistema musicale regionale, e del Medimex, festival dal respiro internazionale. Sotto la sua direzione, il Medimex ha contribuito a riportare in Puglia la grande musica internazionale, ospitando artisti di primo piano e aprendo nuove prospettive per il futuro dei live nella regione. Parallelamente, Veronico coltiva una profonda passione per David Bowie che, dagli Anni ’80, si è tradotta nell’organizzazione delle “Bowie Night”, eventi interamente dedicati all’artista inglese. Nel 2020 ha portato in scena lo spettacolo teatrale Cesare Veronico racconta David Bowie, un tributo tra musica, immagini e narrazione. La sua devozione per Bowie è emersa anche al Medimex, attraverso mostre e ospiti legati alla sua eredità artistica.

Veronico, cosa rappresenta per lei Bowie?

«Nel mondo della musica e dell’arte, è stato una sorta di unicorno: una figura irripetibile nel panorama artistico. Amava ripetere una massima che ha guidato tutta la sua carriera, secondo cui ci si trova nel posto giusto per creare solo quando non si tocca più il fondo con i piedi. In altre parole, l’assenza di sicurezza è ciò che stimola davvero la creatività. Bowie ha applicato questo principio a sé stesso per tutta la vita, ed è anche per questo che lo considero unico. Pochi artisti hanno avuto il coraggio di cambiare continuamente, di contaminare linguaggi e generi, mettendo a rischio la propria carriera. Molti, col tempo, finiscono per assomigliare sempre a sé stessi; lui, invece, ha attraversato epoche e stili diversi, sperimentando sulla propria pelle. Così facendo, ha costruito una carriera straordinaria e ha lasciato vere e proprie pietre miliari in ogni genere musicale che ha deciso di affrontare».

Per lei un live di Bowie in Puglia resta il grande sogno non realizzato, anche se lui è sempre presente al Medimex. 

«Non aver potuto tentare di organizzare un suo concerto resterà il cruccio della mia vita. Purtroppo venni nominato coordinatore di Puglia Sounds solo qualche mese dopo la sua scomparsa. Molti artisti l’hanno come riferimento, quindi è naturale che rientrino nel mio gusto. In ogni edizione del Medimex, comunque, c’è sempre stato un tributo implicito a Bowie, attraverso artisti come Iggy Pop, Pulp, Primal Scream, St. Vincent e il Britpop. Le scelte del festival uniscono la mia esperienza personale e una visione umana e politica: artisti affini all’universo di Bowie e in linea con i valori del Medimex, contrari alla guerra e attenti ai valori umani».

Qual è il massaggio più importante che Bowie ha lasciato? 

«Il merito di aver sdoganato, come messaggio sociale, la diversità e l’“essere strani”. Si rese riconoscibile agli omosessuali in quella Gran Bretagna, talmente bigotta da considerare, solo pochi anni prima l’avvento dei travestimenti di Bowie, l’omosessualità un reato. E Alan Turing, matematico e pioniere dell’informatica inglese che durante la Seconda guerra mondiale contribuì in modo decisivo alla decifrazione del codice Enigma, accorciando il conflitto e salvando milioni di vite, fu una vittima eccellente di questa visione omofobica. Dal punto di vista musicale, invece, spiccano album come Low (il migliore della trilogia berlinese), Station to Station (che fonde elettronica, soul e rock) e Blackstar, con cui ha trasformato la propria morte in un’opera d’arte». (nic. mor.)

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