Durante i 5 anni di latitanza Leonardo Gesualdo, quarantenne foggiano detto “u vavos’”, presunto affiliato alla “Società”, potrebbe aver tentato d’uccidere Ivan Narciso, il pregiudicato di 36 anni ferito in città da una fucilata il pomeriggio del 21 giugno 2022 mentre era davanti alla sua abitazione dov’era sottoposto agli arresti domiciliari per estorsione. Su che basi poggi l’accusa e quale sia l’ipotetico movente dell’agguato maturato nel mondo della criminalità organizzata dauna non è al momento noto perché gli atti sono coperti dal segreto istruttorio. La notizia dei sospetti investigativi su Gesualdo non è invece più segreta in quanto il pm della Direzione distrettuale antimafia di Bari, Bruna Manganelli ha incaricato i carabinieri del Ris di confrontare il Dna dell’indagato con quello repertato dagli investigatori in occasione del ferimento di Narciso. Trattandosi di accertamento tecnico irripetibile, il pm della Dda Bruna Manganelli ne ha dato avviso a Gesualdo detenuto a Caltanissetta, ai suoi difensori avv. Michele Santino e Rosario Marino, e alla persona offesa Narciso, per dar loro la possibilità di nominare propri consulenti.
Latitante per 5 anni - Gesualdo sfuggì alla cattura il 16 novembre 2020 nel blitz “Decimabis” contro la mafia del pizzo contrassegnato dall’emissione di 44 ordinanze cautelari del gip di Bari, in cui era accusato di associazione mafiosa quale affiliato al clan Moretti/Pellegrino/Lanza. E’ seguita la condanna a 12 anni pronunciata dal Tribunale di Foggia il 25 ottobre 2023: in corso il processo d’appello a Bari, l’imputato respinge le acccuse. Gesualdo è rimasto latitante per quasi 5 anni - nessun esponente della criminalità organizzata del Foggiano ha mai raggiunto questo… record - fino all’alba del 7 ottobre 2025 quando fu catturato dai carabinieri in un appartamento al Salice. Fu sorpreso nel sonno; e arrestato sia in esecuzione dell’ordinanza cautelare Decimabis sia in flagranza perché custodiva una pistola. Per il possesso dell’arma Gesualdo sarà processato a breve dal gup di Foggia con rito abbreviato.
“Gli piace sparare” - Nel processo “Decimabis” alcuni pentiti hanno sostenuto che Gesualdo è legato al clan Moretti/Pellegrino, accusandolo di essere “un killer a cui piace sparare”. In particolare Carlo Verderosa, affiliato allo stesso clan e pentitosi a dicembre 2019 quando ammise anche il proprio coinvolgimento in 3 omicidi, ha raccontato che “Gesualdo prendeva lo stipendio da affiliato occupandosi solo e esclusivamente di omicidi. Gli piaceva più sparare che spacciare o fare estorsioni. Lo so perché l’ho visto sparare, avendolo accompagnato per un omicidio”. Il riferimento è all’agguato mafioso in cui cadde Michele (Lillino) Mansueto, boss della “Società” ucciso in città a 58 anni il 24 giugno 2011 da due sicari in moto. A fronte delle dichiarazioni del pentito, in 6 anni non sono stati trovati riscontri alle sue chiamate in correità per il delitto Mansueto. Come va anche rimarcato che Gesualdo fu già assolto in via definitiva per 3 fatti di sangue: l’omicidio di Antonio Cassitti, dipendente della “Tnt spedizioni” ammazzato in città il 17 novembre 2005 durante un tentativo di rapina, processo in cui Gesualdo in primo grado fu condannato quale autista della banda di rapinatori-killer; l’omicidio di Claudio Soccio assassinato sotto casa in via Lucera il 4 aprile 2011; e il tentato omicidio di Francesco Pesante, alias “u sgarr” del maggio successivo. Questi ultimi 2 agguati sono collegati alla guerra tra clan del 2011 tra le nuove leve dei Moretti/Pellegrino e del gruppo Sinesi: Gesualdo era ritenuto l’esecutore materiale.
Il ferimento Narciso - Adesso il foggiano è sospettato d’aver tentato d’ammazzare Ivan Narciso. Narciso, classe ’90, assolto in passato dall’accusa di omicidio e condannato quale messaggero della mafia del pizzo per 2 tentativi di estorsione, è coimputato di Gesualdo in “Decimabis” con condanna a 5 anni, 6 mesi e 20 giorni in primo e secondo grado per estorsione con esclusione dell’aggravante della mafiosità. Fu ferito il tardo pomeriggio del 21 ottobre 2022: era ai domiciliari e si intratteneva sull’uscio dell’abitazione nella zona di viale Europa quando un killer solitario armato di fucile cercò di ucciderlo, ferendolo “solo” a una spalla. Il sicario scappò in auto; nella fuga si scontrò frontalmente con un’altra macchina su cui viaggiavano 4 persone, tra cui Salvatore Lo Prete di 92 anni che morì qualche giorno dopo in seguito alle lesioni riportate. Il killer abbandonò l’auto e scappò a piedi: nella vettura venne rinvenuto poi un fucile, forse l’arma usata per sparare a Narciso.
















