«Qui è guerra, guerra, guerra». Lo dice tre volte, Vincenzo Vivarini. Che poi aggiunge di «non voler entrare in questioni che non riguardano il campo». Già, ma le parole restano. E pesano come macigni. Soprattutto dopo gli strali già lanciati nel pre gare, quando il tecnico abruzzese si era definito «scontento e preoccupato». Ora la dose è persino più carica.
Guerra, allora. Ci mancava anche questa. Come se non bastassero le prestazioni oscene di un gruppo svuotato, privo di armi per competere con qualsiasi avversario, ma soprattutto paurosamente piatto sul piano tecnico e qualitativo. Voragini ora evidenziate da una classifica terrificante. Perché i biancorossi sono ora in piena zona retrocessione diretta. E mentre le dirette concorrenti di una graduatoria che (almeno) resta piuttosto corta danno qualche segnale, i Galletti non vincono da nove turni.
«Guerra», ribadisce Vivarini. Ma contro chi? Tutte le ipotesi sono valide. È crollato in poco più di un mese il feeling con la direzione sportiva, nonostante il solido rapporto che legava il mister di Ari a Giuseppe Magalini con cui ha condiviso due anni d’oro a Catanzaro? Oppure, il trainer abruzzese ha indirizzato il mirino contro la proprietà, malgrado il legame più volte sbandierato dal presidente Luigi De Laurentiis che si pentì di non aver proseguito con lui dopo la finale playoff persa con la Reggiana a luglio 2020? Una cosa è certa. Vivarini si è reso immediatamente conto che sul mercato occorresse una rivoluzione in piena regola. In dieci giorni è arrivato il solo Cistana, nonché i giovani Stabile e De Pieri, promesse dell’Inter che, però, non hanno trovato spazio sufficiente nemmeno alla Juve Stabia. Scontato che l’allenatore si aspettasse ben altro aiuto. Sul piano della sostanza e della qualità, soprattutto. Vivarini non evita le responsabilità. Ha ammesso di «sentirsi in discussione, perché l’allenatore lo è sempre». La società dovrà necessariamente riflettere, ma sarebbe paradossale licenziare il secondo tecnico (dopo la separazoione con Fabio Caserta) senza toccare i direttori sportivi Magalini e Di Cesare, ovvero gli architetti di un disastro senza attenuanti. Davvero difficile ipotizzare una rivoluzione di tali dimensioni, mentre è in corso un mercato in cui non si dovrebbe perdere nemmeno un secondo. La situazione è in evoluzione: con un girone intero ancora davanti, non tentare ogni strada plausibile per salvare la categoria riconquistata dopo la ripartenza dalla serie D somiglierebbe ad un delitto premeditato. A Carrara, intanto, non è passata inosservata la presenza di Moreno Longo. Come mai era in Toscana? Chi potrebbe averlo invitato? Il tecnico piemontese, non confermato la scorsa estate proprio per lo scarso feeling con i ds, è ancora sotto contratto fino a giugno: un indizio che possa essere richiamato?
Vivarini, dal canto suo, ha parlato anche della partita. E il tentativo di scorgere qualche miglioramento in un buio pesto lascia intendere la modestia di una squadra priva di troppe componenti. «Nel primo tempo - afferma il tecnico - ho visto l’applicazione che la squadra sta mettendo anche in settimana. Siamo stati ordinati, abbiamo migliorato il palleggio, trovato maggiori riferimenti e creato i presupposti migliori per segnare. Eravamo ripartiti con lo stesso piglio anche nella ripresa. Ma poi abbiamo subito lo svantaggio e per dieci minuti siamo spariti rischiando il tracollo. Non possiamo permettercelo. Poi ci siamo ripresi e abbiamo continuato ad attaccare pur risultando evidentemente evanescenti negli ultimi metri». Il mister di Ari insiste sulle difficoltà offensive. «Ciò che noto può anche sembrare fumo a chi osserva dall’esterno perché giustamente la gente vuole emozionarsi, si aspetta gol e risultati. E in effetti tutti i presupposti creati, puntualmente evaporano in fase conclusiva. E quando subiamo un episodio negativo come accade spesso in questo periodo, inevitabilmente sembra che ci cada il mondo addosso. Il cambio di Castrovilli? Ha avuto un problema all’adduttore. La situazione di classifica ora è decisamente pesante, ma devo sforzarmi di guardare avanti e concentrarmi solo sugli aspetti di campo. Il contesto generale è preoccupante, inutile negarlo. Ma bisogna trovare il modo di reagire». Poi la frase incriminata quando scatta il riferimento al mercato.
Il Bari è avvolto in un gigantesco punto interrogativo: una caduta ora sarebbe un disastro irreparabile.
















