Martedì 27 Gennaio 2026 | 19:38

Il Giorno della Memoria tra l’obbligo di ricordare e i rischi della rimozione

Il Giorno della Memoria tra l’obbligo di ricordare e i rischi della rimozione

 
Carlo Spagnolo

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Carlo Spagnolo

Il Giorno della Memoria tra l’obbligo di ricordare e i rischi della rimozione

Il Giorno della Memoria del 27 gennaio si annuncia in sordina quest’anno, segnato dalle tensioni internazionali che hanno slittato l’attenzione dei media su Trump e sull’Ucraina

Martedì 27 Gennaio 2026, 13:00

Il Giorno della Memoria del 27 gennaio si annuncia in sordina quest’anno, segnato dalle tensioni internazionali che hanno slittato l’attenzione dei media su Trump e sull’Ucraina. Il silenzio può essere un modo profondo per ricordare, per guardare in se stessi. Persino allo stadio ogni tanto si commemora con un minuto di silenzio. Una commemorazione silenziosa può essere più significativa di una esibita, specie se si deve ricordare lo sterminio di oltre sei milioni di ebrei e rom, e le conseguenze estreme delle leggi razziali del 1938. Quando si va in visita ad un campo di sterminio si dovrebbe mantenere un rispettoso silenzio; se l’unico scopo è fare qualche selfie, meglio rinunciare alle gite scolastiche in quei luoghi. Il silenzio serve a interrogarsi su come sia stato possibile, non soltanto arrivare alle leggi razziali ma pervenire al disegno suprematista fascista e nazista: interrogarsi sul nesso inscindibile tra discriminazioni razziali e guerra. Se il silenzio prelude a grandi interrogativi sul legame tra passato e presente, se quanto facciamo quotidianamente non possa contribuire anche solo col silenzio e il conformismo a un ritorno di quei meccanismi, e se il rifiuto dell’antisemitismo non debba accompagnarsi al rigetto delle discriminazioni etniche e religiose ovunque e quindi anche a Gaza e in Cisgiordania.

Diverso è il caso dei silenzi selettivi, opportunisti. Quando si omettono le responsabilità di una strage, quando si celebrano gli sfortunati scomparsi in qualche attentato dinamitardo – si pensi alla strage di Bologna – e non si opera per individuarne i colpevoli, allora il silenzio diventa complicità, paura, autocensura. Le celebrazioni del Giorno della memoria, quest’anno, come si caratterizzeranno?

L’accento delle commemorazioni in tv, nelle scuole e nei programmi promossi dal ministero degli Interni (perché poi proprio lui?) è sulle vittime, sui singoli giusti che hanno aiutato gli ebrei, sul rifiuto dell’antisemitismo. Non sono alle viste considerazioni elaborate del Ministro dell’Istruzione, o di quello della Cultura, o della Presidente del Consiglio, che estendano la commemorazione delle vittime alla ricerca autocritica delle responsabilità italiane. Il Presidente della repubblica è la sola voce che si esprime regolarmente con pacata fermezza sulla condanna delle complicità e dei regimi fascisti. Del fascismo il governo evita di parlare, le colpe si sa erano solo tedesche. Nella fiction “Morbo K”, prevista su Rai Uno il 27 e 28 gennaio, i fascisti scompaiono e la deportazione degli ebrei del 16 ottobre 1943 dal ghetto di Roma ha come unici colpevoli i nazisti. Si rinnova il mito del bravo italiano. Eppure andrebbe detto che il nazismo è andato a scuola dal fascismo il quale legalizzò l’uso discrezionale della violenza al più tardi dal 1924-25, e che il regime, specie la Repubblica di Salò dal 1943, fu parte attiva delle discriminazioni e delle deportazioni: raccomanderei l’ascolto su Youtube della lezione del 26 gennaio del collega Simon Levi Sullam all’Università di Padova.

La sordina di quest’anno non è slegata dalla composizione dell’attuale maggioranza di destra-centro e dal suo rapporto con un passato che non passa. Bisogna distinguere nettamente tra la destra odierna e il fascismo - le diversità sono profonde - ma il rifiuto di prendere le distanze dal passato regime, il civettare con le adunate a braccio teso, le remore sul 25 aprile segnalano un nodo irrisolto nell’accettazione del pluralismo e della democrazia. Per una coalizione al potere con una costituzione antifascista non è cosa da poco. Il silenzio non è tuttavia colpa della sola maggioranza odierna. I silenzi dicono più di mille parole, gli storici ad esempio quando interrogano le fonti non guardano soltanto a ciò che esse dicono ma alle omissioni. Nella legge italiana 211/2000 istitutiva della Giornata della Memoria di fascismo non si parla, soltanto delle vittime ebree e italiane. Il legame tra memoria e responsabilità politica in Italia è diventato molto lasco.

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