Lunedì 26 Gennaio 2026 | 15:46

La Groenlandia rischia di scaldarsi improvvisamente

La Groenlandia rischia di scaldarsi improvvisamente

 
Nicola Apollonio

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Nicola Apollonio

La Groenlandia rischia di scaldarsi improvvisamente

Finora nessuno, di qua e di là degli oceani, si era mai interessato di quest’isola più grande del mondo che si trova tra il Canada e l’Islanda, ma di fatto appartenente alla Danimarca

Lunedì 26 Gennaio 2026, 12:35

13:02

«Antonio, fa freddo!». Eppure, nonostante la neve, l’aria in Groenlandia rischia di riscaldarsi oltre misura. È bastato che il presidente americano esternasse il suo desiderio di piazzare la bandiera a stelle e strisce su quel territorio perché intorno all’Artico si alzasse una specie di ghibli, il classico vento caldo del deserto. Finora nessuno, di qua e di là degli oceani, si era mai interessato di quest’isola più grande del mondo che si trova tra il Canada e l’Islanda, ma di fatto appartenente alla Danimarca, anche se geograficamente fa parte del continente nordamericano, situata tra l’oceano Atlantico e l’oceano Artico, con una superficie che supera i due milioni di chilometri quadrati. Una posizione che la rende un ponte tra l’Europa e l’America del Nord.

Se ne stava tranquilla, nonostante l’interesse di numerose nazioni alle sue risorse naturali e per la sua posizione strategica, finché non è arrivato il tycoon newyorchese a far sapere a tutti che, per motivi di sicurezza nazionale, è intenzionato ad acquistarla, «con le buone o con le cattive». Una minaccia che ha smosso le cancellerie di mezzo mondo per impedire che l’isola passasse sotto il dominio americano, anche se su di essa ha messo gli occhi da tempo la Russia di Putin, tant’è che la portavoce degli Esteri Zakharova si è affrettata a dire: «Chi ci ignora subirà la nostra risposta». Da qui, la gran corsa degli europei a piazzare sull’isola piccoli gruppi di militari, come per lanciare un messaggio a Washington – e anche a Mosca - per far intendere che la sovranità della Groenlandia non si tocca. 15 specialisti degli Alpini francesi, 13 soldati tedeschi, 3 ufficiali svedesi, 2 consiglieri militari norvegesi. E pure i Paesi Bassi avevano fatto sapere che avrebbero inviato presto una missione di ricognizione in un’area che ospita 600 soldati danesi e una fregata di Copenaghen, con l’aggiunta di due aerei.

Ecco, questo avrebbe dovuto essere sufficiente a far tremare le gambe ad un uomo che ha già dimostrato di essere pronto a sfidare il mondo ogni qualvolta ci sono di mezzo gli interessi nazionali degli Stati Uniti. E non si tratta di «un nuovo colonialismo», come l’ha definito Macron più volte sbeffeggiato dal presidente americano: la Casa Bianca intende impadronirsi della Groenlandia per evitare che in quell’area dell’Artico, cioè alle porte dell’America, possano agire indisturbati Russia e Cina, già presenti in zona con navi militari. Ma ora, con un colpo di teatro, Trump è sbarcato a Davos, in Svizzera, e ha annunciato di aver cambiato idea sull’eventuale invio di marines e della portaerei «Eisenhower» per impossessarsi di quel «pezzo di ghiaccio» che aveva messo in allarme le cancellerie di tutta Europa, e anche oltre.

Comunque, bisogna tener presente che l’isola fa parte della monarchia costituzionale della Danimarca, e gode di un ampio grado di autogoverno, uno status politico unico formalizzato nel 2009 con l’Atto di autonomia. Vi è un insieme di culture antiche e moderne, dove le tradizioni «Inuit» si mescolano con l’eredità vichinga e l’influenza danese; una diversità culturale facilmente visibile nei costumi degli abitanti, nelle arti e nelle celebrazioni tradizionali. Sono appena 56.000 gli abitanti dell’isola, uno dei territori meno popolati al mondo.

Viene da chiedersi: perché Trump vuole la Groenlandia? La risposta è tutta in una combinazione di fattori strategici, economici e geopolitici. Sicuramente, uno dei motivi principali per cui la Groenlandia è considerata un bene prezioso è rappresentato dalla sua posizione geografica unica, per le nuove rotte marittime attraverso l’Artico che potrebbero rivoluzionare il commercio mondiale. E poi, l’isola è ricca di risorse naturali, tra cui minerali rari, petrolio e gas, che rappresentano una enorme opportunità economica. Per Trump, la Groenlandia rappresenta il punto di partenza per una potenziale espansione territoriale degli Stati Uniti, e significherebbe avere anche un avamposto strategico nell’Artico, regione considerata sempre più importante a livello geopolitico.

Finora la Groenlandia era considerata luogo di grande importanza culturale, un luogo affascinante da esplorare sia dal punto di vista storico che sociale. Ora, con il secondo arrivo alla Casa Bianca del tycoon, stiamo assistendo a un braccio di ferro che ha assunto un simbolismo geopolitico inedito. Tanto da scomodare e inquietare mezza Europa. Con il sempiterno Macron che riprende a spingere sull’acceleratore del riarmo («Siamo nel raggio d’azione dei missili russi») e con la numero 1 della Commissione europea Von der Leyen che ripete a mo’ di cantilena: «Continueremo a lavorare sulla sicurezza dell’Artico con gli alleati, compresi gli Usa». Da quelle parti, in Groenlandia, le temperature oscillano pure in luglio fra i 4 e i 7 gradi. «Antonio, fa freddo!». Calma e gesso: vedrete che Trump, alla fine, riuscirà a riscaldare anche le lunghe giornate di luce…

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