Nel giorno in cui la Chiesa celebra San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, è stato pubblicato il Messaggio di Papa Leone XIV per la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, un messaggio che ci raggiunge con la forza di una «chiamata alla realtà».
In un tempo in cui l’Intelligenza Artificiale e la virtualizzazione dell’esperienza rischiano di ridurre l’essere umano a una serie di «algoritmi biochimici» (come icasticamente scrive il Pontefice), il Papa esorta a «custodire voci e volti umani».
Inquadrato nella prospettiva della media literacy, il documento di Papa Leone XIV affronta nodi cruciali: richiama con forza le piattaforme e le aziende tecnologiche alle proprie responsabilità e, contemporaneamente, offre al sistema educativo coordinate preziose per formare persone consapevoli, capaci di essere attori critici e non spettatori passivi del sistema mediatico. Se l’incipit di questo documento richiama le basi teologiche della nostra identità, è nella parte finale che il Pontefice traccia una vera e propria road map: un’alleanza che non punta a «fermare l’innovazione», ma a governarne il carattere ambivalente attraverso i tre pilastri della responsabilità, della cooperazione e dell’educazione.
Papa Leone XIV ci ricorda che la tecnica non è un destino ineluttabile a cui sottomettersi, ma un campo di esercizio maturo della libertà; in un ecosistema dove i volti possono essere clonati e le voci sintetizzate, la nostra prima responsabilità è l’autenticità. Non si tratta solo di «non dire il falso», ma di abitare lo spazio digitale con la consapevolezza che ogni nostra interazione ha un peso reale sulle vite altrui. Come giornalisti e comunicatori siamo chiamati, pertanto, a essere i custodi della verità dell’incontro, rifiutando quelle logiche oligopolistiche che riducono il pensiero critico a puro dato statistico.
Il secondo pilastro è la cooperazione poiché nessuno si salva da solo, tantomeno nella rete. Il Papa esprime una seria e condivisibile preoccupazione sul controllo dei sistemi algoritmici. La cooperazione non è qui richiamata solo come un vago auspicio, ma come una necessità politica e sociale che riguarda tutti: serve un’alleanza tra istituzioni, professionisti dell’informazione, famiglie e sviluppatori tecnologici. Occorre lavorare insieme per garantire che l’innovazione digitale rimanga una forza di unità e non di frammentazione, capace di servire la democrazia e non la manipolazione del consenso.
È, comunque, sull’educazione che si gioca la partita decisiva; vedo proprio in questo punto il cuore della missione ecclesiale oggi. Non basta essere «alfabetizzati» digitalmente; l’educazione alla cittadinanza mediale deve mirare – citando il testo – a far acquisire «capacità di pensiero critico» e «libertà dello spirito» anche grazie ad una formazione umanistica e culturale. Dobbiamo accompagnare soprattutto le giovani generazioni a riscoprire che il volto dell’altro è sacro, che la voce non è un semplice input sonoro ma il riflesso di un’anima. Educare oggi significa anche insegnare a distinguere la realtà dalla simulazione, non per fuggire la tecnologia, ma per guidarla con il discernimento del cuore.
Il Messaggio di Leone XIV rappresenta una sfida a non rassegnarsi a una comunicazione disincarnata; dietro ogni profilo c’è una persona, una storia, un volto che merita di essere custodito. La nostra azione trova in questi valori la linfa per continuare a servire la comunità, affinché la tecnologia non eroda l’umano, ma lo aiuti a risplendere in tutta la sua irripetibile bellezza.
*Consulente ecclesiastico nazionale AIART – Cittadini mediali e Direttore Ufficio comunicazioni sociali – Diocesi di Castellaneta (TA)
















