«La cosa che più di frequente mi chiedono di realizzare i clienti? I collari, perché sono rimasto l’unico a farli. È un lavoro particolare che bisogna sapere fare». Le mani di Nicola Intini, sellaio di Noci, sono preziose perché «saranno non più di una decina gli artigiani del cuoio che realizzano selle e paramenti per cavalli in Italia», ci dice. In Puglia, terra generosa in tal senso, ce ne sono altri quattro di cui uno giovanissimo: un ragazzo autodidatta di Montescaglioso. «Fare il sellaio non è semplice – prosegue - È un lavoro che stanca perché è tutto manuale. La macchina da cucire aiuta, ma io preferisco cucire a mano: le cuciture durano di più e sono più precise».
«U’vuarmintare», il sellaio in dialetto, era considerato un mestiere importante al tempo dei traini e delle carrozze e proprio a Noci, una cinquantina di anni fa, si contavano 12 sellai che si adoperavano a fare selle e finimenti per arare, per il traino e per calessini e carrozze.
Intini impara il mestiere dallo zio tappezziere trasferendolo sul cuoio. Un’arte paziente, fatta di tagli precisi e cuciture lente. «È stata la passione, l’amore profondo per i cavalli, a portarmi a diventare sellaio», dice Nicola dopo avere fatto altro nella vita, tra cui il vigilante e il lucidatore di pavimenti. «Poi, a quarant’anni, ho deciso di inseguire davvero il mio sogno, grazie a mio zio che mi insegnò a tagliare e a modellare i materiali tra cui il cuoio».
Negli anni Nicola impara anche a dare forma ai metalli: lamiere e intarsi. Dettagli che rendono i paramenti per i cavalli pezzi unici. Per affinare tecnica e creatività, attraversa la Puglia in cerca di botteghe artigiane del cuoio andando nei comuni del circondario, tra cui Ginosa, Casamassima e Fasano. Qui incontra maestri sellai e continua a «rubare il mestiere apprendendo l’arte guardando». Del resto, un tempo si faceva così: si entrava in bottega, si aiutava il maestro, e si imparava l’arte.
Col passare degli anni, quei maestri smettono di lavorare. Nicola investe i suoi risparmi e, un po’ per volta, acquista da loro gli attrezzi che hanno già una storia: ferri, strumenti, morsi per selle; sebbene molti gli vengano donati dallo zio tappezziere.
Tra le creazioni di cui va più fiero ci sono le spalle da traino, ma anche i collari da lavoro per cavalli da soma e da traino. Collari indispensabili per muovere u’ traijn, il carro in legno realizzato dai mastri d’ascia usato per il trasporto delle merci, capolavoro di ingegneria popolare.
Vedere Nicola a lavoro è magico. Quasi una forma di meditazione. Un lavoro di pazienza e precisione matematica. Un lavoro sartoriale perché da ciò che crea dipende il comfort del cavallo che indosserà paramenti, selle o i collari.
Nella sua bottega artigiana l’occhio si posa sui lavori in consegna e quelli appena iniziati. L’odore del cuoio è tra i tratti distintivi del posto. Poi ci sono le lamiere e le stoffe: rosse, bianche, verdi che, assieme ai filati, danno colore ai paramenti. Tra gli attrezzi storici, c’è la sua antica macchina da cucire: solida, come il cuore di Nicola che, da mattina a sera, in quella bottega galoppa gioioso custodendo la passione per un mestiere in via di estinzione.
















