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il commento

Ospedali del Nord, i migliori con i medici del Sud

medico, opsedale

I «cervelli in fuga» da un «sistema» rimasto legato a «cancrene» che non vorremmo più vedere, ma che evidentemente resiste

22 Settembre 2022

Roberto Calpista

C’è un mistero tutto italiano che riguarda la sanità. Uno dei tanti senza una spiegazione. O meglio un filo, pur «illogico», ci sarebbe, ma spiegarlo urterebbe molte sensibilità. Il mistero riguarda fatti più o meno noti, ma che in questi giorni sono nero su bianco con la classifica di «Newsweek» sui migliori ospedali specialistici del mondo per il 2023 e che segue di pochi mesi quella globale riferita all’anno 2022. Le migliori strutture sanitarie sono tutte nel Nord, al massimo Centro Italia, ma si tratta di reparti spesso pieni di medici che arrivano dal Sud. I «cervelli in fuga» da un «sistema» rimasto legato a «cancrene» che non vorremmo più vedere, ma che evidentemente resiste.

Prendiamo l’esempio della Urologia di Padova, diretta dal prof. Fabrizio Del Moro. Nell’équipe ci sono Arturo Calpista, primo aiuto, nato a Bari; Giulio Balta di Foggia e Manuela Ingrosso di Taranto. Ebbene, «Newsweek» certifica che si tratta della migliore Urologia d’Italia e della 27ª a livello mondiale. Per realizzare la graduatoria si è fatto ricorso a tre differenti fonti di dati: le risposte ad un questionario sottoposto ad oltre 80mila esperti (medici, dirigenti ospedalieri, operatori sanitari), i dati pubblicamente disponibili sull’esperienza dei pazienti, e i «Kpi», ovvero gli indicatori chiave di performance di prestazione medica dei singoli ospedali. In seguito i punteggi di ogni ospedale sono stati calcolati attraverso la ponderazione di ciascuna di queste tre categorie: peer recommendation (50% nazionale, 5% internazionale), patient experience (15%), medical Kpi (30%). Le graduatorie preliminari così ottenute sono state poi inviate a una rete internazionale di giornalisti specializzati in medicina al fine di avere un controllo di plausibilità. In seguito un consesso composto dai massimi esperti ha convalidato il tutto.
Anche altri reparti specialistici risultano nella classifica, ma nessuno si trova sotto la linea di Roma. Per esempio l’Irccs Ortopedico Rizzoli di Bologna è quinto a livello globale e secondo in Europa. Tra i centri pediatrici , il primo in Italia è il «Bambin Gesù» di Roma, 12° al mondo; in Gastroenterologia il Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma (8°), in Neurologia la Fondazione Irccs Istituto neurologico Carlo Besta di Milano (11° posto e 21° per la Neurochirurgia). In Oncologia spiccano l’Ieo-Istituto europeo di oncologia e l’Istituto nazionale dei Tumori, entrambi a Milano (rispettivamente 12° e 17°), in Endocrinologia il San Raffaele - Gruppo San Donato di Milano (16° posto).
Per la qualità complessiva degli ospedali, invece, i dati al momento disponibili sono quelli del «World’s Best Hospitals 2022». E anche qui la linea rossa è all’altezza della Capitale. Tutto quel che c’è sotto finisce in coda alla classifica che è dominata, sul podio, da strutture «made in Usa»: in terza posizione c’è il Massachusetts General Hospital di Boston, in seconda posizione il Cleveland Clinic di Cleveland e al vertice, premiato come miglior ospedale al mondo da «Newsweek», il Mayo Clinic di Rochester. Completano la «top 5» il Toronto General – University Health Network di Toronto (al quarto posto) e il Charité – Universitätsmedizin Berlin di Berlinio (al 5° posto a livello mondiale, ma primo in Europa).
Per trovare il primo italiano bisogna scendere fino alla 37ª posizione. Sono ben 16, però, gli ospedali della Penisola nella top 250. Dove? A Roma, Milano, Bologna, Rozzano, Padova, Verona, Pavia, Bergamo, Reggio Emilia, Torino, Brescia, Firenze, Parma, Negrar (Verona). In Puglia se la gioca solo la «Casa Sollievo della Sofferenza» di San Giovanni Rotondo (29ª). Anche il Policlinico di Bari, non se la cava malissimo, con la 35ª posizione sulle 112 nazionali, ma è lontanissimo dai livelli europei e mondiali. Il «Perrino» di Brindisi è al 64° posto; al 72° il San Paolo di Bari; all’86° il «Vito Fazzi» di Lecce.
C’è un mistero nella sanità italiana che tanto mistero non è. L’articolo 32 della nostra Costituzione pone la salute come diritto fondamentale di ogni individuo e come interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Per ora al Nord è un diritto, al Sud una speranza.

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