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IL COMMENTO

Contro il caro-energia chi controllerà e perché far pagare i soliti fessi?

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Gli italiani ed il caro-bollette

Infreddoliti, affamati, maleodoranti: potrebbe essere questo il ritratto di noi italiani fra qualche settimana

21 Settembre 2022

Michele Partipilo

Infreddoliti, affamati, maleodoranti. Potrebbe essere questo il ritratto di noi italiani fra qualche settimana, quando con il cambio di temperature saranno più evidenti le conseguenze dei problemi energetici. La guerra in Ucraina e le sanzioni europee alla Russia hanno portato al taglio delle forniture di gas da parte di Mosca. Con il risultato che i prezzi sono schizzati alle stelle e con l’incubo che il gas disponibile non basta. La stessa produzione di energia elettrica avrà bisogno di altre fonti, comunque insufficienti e più inquinanti, come carbone e petrolio. Il ricorso alle rinnovabili (eolico, solare) è un’alternativa, ma la realizzazione degli impianti richiede tempi lunghi che vanno ben oltre la prossima stagione invernale.

Ecco quindi le ingegnose trovate del governo. Un ampio capitolo è dedicato a quanto gas si può risparmiare grazie ai comportamenti virtuosi delle famiglie che, evidentemente, fino a oggi – nonostante le salatissime bollette – sono state dissennate. Nel piano c’è però qualcosa che non torna, nel senso che i presunti risparmi sono stati stimati sulla base di dati, ovvero di abitudini, poco riscontrabili nella realtà. Partiamo dai risparmi di energia elettrica, quantificati in 2,7 miliardi di metri cubi di gas. Prima raccomandazione: no a una lavatrice al giorno né usare la lavastoviglie due volte al giorno. Ma chi ha questi ritmi? Forse una famiglia numerosa (se ce ne sono ancora). Per il resto le statistiche parlano di famiglie composte mediamente da 3,1 persone (scusate il decimale). Cui poi vanno aggiunti i single (8,5 milioni di persone) che costituiscono il 33, 2% della popolazione.

Altro consiglio: una doccia al giorno e della durata massima di 5 minuti riducendo anche la temperatura dell’acqua. Vada per la temperatura, ma in quanti stanno più di 5 minuti sotto la doccia, tenuto conto dei ritmi frenetici di oggi? Forse qualche ragazzino/a, ma sembra poco per arrivare a un risparmio percepibile. Non lasciare in stand by Tv, decoder, Dvd: ottimo, forse l’unico vero risparmio apprezzabile. Spegnimento o inserimento della funzione a basso consumo del frigorifero quando in vacanza. Bene, ma si dà il caso che dalle vacanze siamo appena tornati. Senza contare che spegnere il frigo significa svuotarlo del tutto, freezer compreso: e il cibo che fine fa? Non solo, ma perché freezer e frigo tornino alle loro temperature (- 18°, +4°) devono funzionare per almeno 24 ore a tutta birra.

Passiamo al risparmio diretto del gas. Previsti 3,8 miliardi di metri cubi in meno. Come? Temperatura ridotta da 20° a 19° e durata un’ora in meno al giorno; accensione dei riscaldamenti ridotta di 15 giorni, posticipando la stagione di avvio di 8 giorni a novembre e anticipando la chiusura di sette giorni a marzo. Eccellente, ma impossibile. La temperatura di 19° viene suggerita anche dai medici (che nei loro studi stanno a 22°) ed implica che uno sia in movimento. Pulire, cucinare, spolverare, insomma muoversi: i 19° gradi vanno bene. Ma dopo due ore fermi alla scrivania a quella temperatura occorre indossare pelliccia e colbacco, oppure si cominciano a battere i denti. Piccola osservazione: rispetto ad altri tempi, quando magari in casa alla scrivania erano in pochissimi, oggi ci sono 5,3 milioni di lavoratori in smart working, cioè fermi per otto ore davanti a un computer. Come faranno a non passare almeno a 22°-23°? Stesso discorso per tanti anziani. Freddo e maltempo li bloccano in casa per ore davanti alla tv: moriranno assiderati?

C’è poi la madre di tutti i problemi. In un Paese come l’Italia dove se non c’è sanzione non c’è attenzione, chi e come farà i controlli? Già oggi in molti ospedali (esonerati dal rispetto dei 19°) spesso ci sono finestre aperte anche d’inverno perché nessuno si preoccupa di regolare ore e temperature di riscaldamento, come sarà possibile fare questo su tutto il territorio nazionale? Forse nelle scuole e qualche ufficio pubblico si riuscirà, sfidando però il rischio di malattia in massa dei dipendenti costretti al freddo e al gelo. Altro capitolo importante la cucina. Primo, abbassare la fiamma subito dopo l’ebollizione dell’acqua per la pasta. A parte il risparmio irrisorio, ma se il ministro Cingolani e i suoi avessero mai cucinato uno spaghetto saprebbero che se lasci il gas al massimo dopo aver «calato» la pasta, l’acqua bolle troppo, fuoriesce dalla pentola, si spegne il gas e s’interrompe la cottura. Risultato: spaghetto immangiabile e cucina da pulire. Secondo, spegnere prima il forno: che vuol dire? Se il cibo è cotto chiunque si affretta a spegnere il forno. O dobbiamo mangiare roba mezza cruda?

Sia chiaro, è giusto responsabilizzare i cittadini ora che ci siamo accorti che la società dell’abbondanza non è per sempre. Però servono anche senso pratico e misure realistiche. Per esempio, abbassare (non spegnere) le luci pubbliche dopo le 23. Si potrebbe anche provare a limitare la vita notturna, che magari si guadagna pure in salute. Ma per fare questo servono coraggio, idee e volontà. Meglio puntare sui sacrifici energetici dei soliti fessi, ai quali si chiede di lavarsi meno, stare al freddo e cucinare poco.

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