Martedì 27 Settembre 2022 | 23:39

In Puglia e Basilicata

ELEZIONI POLITICHE 2022

Centrodestra

43,79%

Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni


Forza Italia


Lega per Salvini Premier


Noi Moderati / Lupi – Toti – Brugnaro – UDC

Centrosinistra

26,13%

Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista


Alleanza Verdi e Sinistra


Impegno Civico Luigi Di Maio – Centro Democratico


+Europa

Terzo Polo

7,79%

Azione – Italia Viva – Calenda

M5S

15,43%

Movimento 5 Stelle

Centrodestra

44,02%

Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni


Forza Italia


Lega per Salvini Premier


Noi Moderati / Lupi – Toti – Brugnaro – UDC

Centrosinistra

25,99%

Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista


Alleanza Verdi e Sinistra


Impegno Civico Luigi Di Maio – Centro Democratico


+Europa

Terzo Polo

7,74%

Azione – Italia Viva – Calenda

M5S

15,55%

Movimento 5 Stelle

 

La riflessione

L’Italia colpita al cuore: il prezzo dell’indifferenza alla difesa del suolo

L’italia colpita al cuore: il prezzo dell’indifferenza alla difesa del suolo

L'alluvione nelle Marche

L’alluvione che ha colpito le Marche è l’ennesima cronaca di un disastro annunciato

17 Settembre 2022

Umberto Fratino, docente ordinario di Costruzioni idrauliche, Politecnico di Bari

L’alluvione che ha colpito in queste ore le Marche appare l’ennesima cronaca di un disastro annunciato, l’ennesima occasione nel quale il nostro Belpaese si mostra con tutta la sua fragilità territoriale, il tutto mentre si piangono i morti e si cercano i dispersi.

Già, perché l’Italia è quel Paese nel quale il 94% dei comuni è censito a rischio per frane, alluvioni e/o erosione costiera e dove più 8 milioni persone vivono in aree non sicure dal punto di vista idrogeologico (dati del Rapporto ISPRA, 2021), ma dove il tema del dissesto idrogeologico, della messa in sicurezza dei territori, della mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, del consumo di suolo, della riqualifica ambientale delle aree degradate, sono assenti nell’agenda politica o peggio ridotti ad un mero esercizio di stile.

In questa tornata elettorale, prima di oggi, su questi temi non un’idea, non una proposta, non un cenno di attenzione. Domani, come tante volte già accaduto nel passato, sulla scorta dell’emozione del momento, sarà un fiorire di promesse per un cambio di rotta nella gestione delle politiche ambientali e di tutela del territorio.

È inutile nascondersi, la tragedia marchigiana, la lunga siccità che ha tormentato il nord del Paese, non sono solo la tragica conseguenza di un clima improvvisamente impazzito, di emissioni di gas «climalteranti» fuori controllo, della desertificazione che avanza, sono soprattutto conseguenze di una lunga stagione di politiche improvvisate in tema di difesa del suolo e tutela dell’ambiente, di scelte incolte che, negli ultimi anni, hanno dato origine a interventi legislativi pasticciati e ad azioni abbozzate e mai completate. Questi eventi sono figli di una lunga stagione di disattenzione, nella quale la società ha lasciato ad una giovane ragazza svedese e alle manifestazioni del Fridays for Future il compito di ricordare come il nostro pianeta sia un bene prezioso, senza il quale nessuno potrebbe immaginarsi un domani.

Un lungo periodo, durante il quale un paese dagli equilibri idrogeologici tra i più complessi al mondo, ma che vantava la più ampia cultura in tema della difesa del suolo del pianeta tanto da insegnarla all’Europa, ha di fatto cancellato la sua storia, dimenticato le alluvioni del Polesine e di Firenze che avevano portato alla grande intuizione dell’istituzione della commissione de Marchi e alla lungimirante scelta di operare la pianificazione idrogeologica a livello di bacino idrografico al di là dei confini amministrativi delle autorità regionali e locali, per accorpare, in ragione di una fumosa necessità di efficientamento, territori idrogeologicamente diversi. E lasciando così che si disperdessero competenze e di fatto allontanando i luoghi delle scelte da quelli della conoscenza. Tutto questo nell’assordante silenzio del mondo scientifico e tecnico che ha perso autorevolezza e capacità di indirizzare le scelte rispetto ad un recente passato.

In tema di difesa del suolo, in Italia si è sbagliato tutto ciò che c'era da sbagliare, mentre il resto d’Europa, su questi temi, indirizzava i suoi investimenti verso politiche innovative e virtuose che hanno al centro la tutela e la salvaguardia del territorio. È inutile parlare di Green Deal nel nostro paese finché non si avrà consapevolezza di quanto sia difficile gestire un territorio così bello e così fragile, ricco di bellezza e di valori, ma instabile e complesso. Occorrono investimenti di risorse economiche, ma soprattutto umane che abbiano cura di questo grande tesoro. Quello che oggi è accaduto ad Ancona non è diverso da quello che è successo nel 2005 in provincia di Bari, quando il treno Taranto-Milano rimase sospeso nel vuoto o quello che è accaduto a Ginosa e Castellaneta nel 2013, ci saranno altri eventi come questi se non si inverte la rotta.

C’è poco da fare in questo momento, occorre «solo» riflettere nella speranza che le morti di queste ore non siano state vane come quelle che le hanno precedute.

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