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IL COMMENTO

Le vacanze rovinate dalla «febbre» del nostro pianeta

Le vacanze rovinate dalla «febbre» del nostro pianeta

Il pianeta preso d'assalto dagli umani

Il solleone ci condanna a fare i conti con un'atmosfera e ambiente squassati ma, soprattutto, con la morsa di abitudini letali

19 Agosto 2022

Gino Dato

Andare o stare? L’interrogativo, che è quotidiano ed esistenziale, si fa per gli italiani amletico di fronte al dilemma delle vacanze. Conviene chiudersi tra le quattro mura? oppure levare gli ormeggi?
Nonostante l’ansia di prestazione per il governo interrotto, in molti milioni hanno deciso infatti di sfidare l'innalzamento del clima meteorologico e politico, ma anche gli improvvisi colpi di coda di una natura tradita.

Le confermate - o subìte? - preferenze degli italiani per le vacanze nel proprio paese, al mare e ad agosto, rendono più percepibile una vera mutazione ambientale. Si è insinuata lenta negli anni, ma ci colpisce in tutta la gravità della sommatoria di nuove variabili. Il caldo e l'umidità diventano più torridi e insopportabili di quelli reali, se pensiamo che un sistema di previsioni ci allerta con larghi anticipi, tutelando così le fasce più esposte, i bambini e gli anziani, ma enfatizzando gli effetti.
Andare o stare - e come? - diventa l’interrogativo cui tutti proviamo a rispondere, nella pazienza solita che sfoderiamo di fronte alle manifestazioni atmosferiche; ma pur sempre nella convinzione che una delle alternative costituisca una via di scampo. Quali che siano le performances che vogliamo dare alla nostra agenda, lavoro o puro svago.

La parola «vacanza» evoca tuttavia il disimpegno: i pomeriggi di un tempo, accarezzati dalle brezze marine o dai venti di montagna, mentre la nostra mente si svuota di ogni pensiero e incombenza. Vacanza, da «vacare», vuol dire infatti liberarci, divergere, fuggire. Ma, purtroppo, appartengono a un'era geologica lontana le grattatine alla menta, i gelati al limone e le gazzose, il refrigerio di un cortile o di un portone, l'abbraccio a un fronzoso albero. Vogliamo sollievo. Ma dove restiamo? o dove fuggiamo? Il solleone ci condanna a fare i conti con un'atmosfera e ambiente squassati ma, soprattutto, con la morsa di abitudini letali che avevamo acquisito e accarezzato per la prima parte della vita. Incuranti di buco nell'ozono, di sprechi di risorse naturali, in primis l'acqua, dell'iceberg di cui vedevamo solo la parte emergente.

La trappola è infernale: se ti trinceri in casa, in realtà stai e non vai. Anche se ti muovi per il cinema o una passeggiata, l’immobilismo è assicurato prima che sopraggiungano, alcune ore dopo, il tramonto o la notte. Quando vedi l'uomo finalmente sciamare per le strade. E stai schiavo e impianti liti epocali per scelte di «civiltà«: aria condizionata sì o no, bibite troppo fredde sì o no, penombre che si fanno buio. Se decidi invece di muoverti, l’impresa si complica e diventa ardua, perché devi metter in conto gli sbalzi tra le temperature mitigate della casa e l’inferno che si sprigiona dagli asfalti o all’interno della scatoletta di una macchina. Anche uno scooter diventa refrigerio illusorio, battuti dagli implacabili raggi.

Lo svago della vacanza prenotata viene attentato dalle lunghe code, sempre, ovunque. Si fa la coda ai supermercati, ai bancomat, si fa la coda ai caselli autostradali, si fa il corpo a corpo sulle spiagge dove i millimetri di sabbia o di scoglio vengono contesi a colpi di asciugamani e pareo che si fanno imperiali, espansionistici, coloniali, super esosi. E la vacanza diventa così un «dover» andare, un dover visitare nella ressa dei musei e delle città d’arte, che vengono prese d’assalto da una genia trasmutata. Le intemperanze sono lo stigma della condizione parossistica di un viaggiatore regredito a turista di riporto. C’è spazio per reagire e provare a cambiare gli stili di vita? Forse, ma non sarà il sollievo di un pasto leggero, sola frutta, molti liquidi, indumenti traspiranti. A mutazione si risponde con radicali mutamenti nei comportamenti. Il Titanic affonda. Con tutti noi. Che dovremmo invece tornare custodi dell'ambiente e della natura.

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