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IL COMMENTO

Tra corse per un posto al sole il Sud scompare dal futuro politico

Tra corse per un posto al sole il Sud scompare dal futuro politico

La problematica perenne delle differenze tra Nord e Sud Italia

Non c’è la parola Meridione nel programma firmato dal Pd e da Azione. Si impegnano a contrastare le diseguaglianze, senza riferimento alla principale diseguaglianza d’Italia

05 Agosto 2022

Lino Patruno

Tanto per cominciare a capire. Non c’è la parola Sud nel programma firmato dal Pd di Letta e da Azione di Calenda. Si impegnano a contrastare le diseguaglianze, senza riferimento alla principale diseguaglianza d’Italia. E nelle anticipazioni del programma di governo del centrodestra, si parla di autonomia differenziata e di presidenzialismo. Nulla ancora da eventuali coalizioni minori. Fatta la somma, e tranne correzioni in corsa, il Sud scompare dal futuro politico del Paese. E nessuno può dire se rimarrà l’impegno di destinargli il 40 per cento degli interventi del Pnrr (Piano di ripresa e resilienza). Impegno peraltro già abbastanza in dubbio col governo Draghi.

È difficile dire al momento se ci sarà un ministro per il Mezzogiorno, insomma una Carfagna. Ministra comunque senza portafoglio, cioè senza fondi propri: ogni volta doveva andare a bussare ad altri ministeri. Col risultato, per esempio, che quello dello sviluppo economico (il leghista Giorgetti) e quello del turismo (il leghista Garavaglia) sono molto al di sotto di quel 40 per cento. Il tutto in un momento decisivo. Quello in cui, passata la fase degli impegni teorici per avere il nulla osta dell’Europa, si deve fare sul serio. Cioè mettere nome, cognome e indirizzo ai progetti. Tale opera pubblica qui o lì, in che tempi e con quanti soldi. Il momento in cui capire davvero se quel 40 per cento esiste o entra nel lungo elenco degli annunci e amen. Come quando si scrive (ahi ahi) «arrivano tot milioni» per tale luogo. Arrivano.

A questo momento, il Sud giunge con una rappresentanza ridotta rispetto all’attuale. Effetto della riduzione dei parlamentari, che riguarda tutti. Ma effetto anche della riduzione della popolazione nel Sud che non fa più figli. E troppi di quelli che ha, li disperde in emigrazione. Se deputati e senatori del Sud votassero solo in quanto rappresentanti del Sud e non dei loro partiti, sarebbero già insufficienti. Ma più che dal popolo, saranno eletti dai partiti che li hanno indicati senza dar conto a nessuno se non a sé stessi. E finora c’è stato un Partito Unico del Nord senza distinzione fra destra e sinistra. Vedi l’autonomia rinforzata. La vogliano le leghiste Lombardia e Veneto ma anche l’Emilia di sinistra. Anzi di sinistra si è aggiunta la Toscana, oltre alla Liguria di destra. E non più un colpo di mano più o meno clandestino come è nata. Ma per la prima volta entrata nel programma di un governo con l’intervento di Draghi per la fiducia. E ora assicurata agli elettori sia per prendere voti, sia come fulgida visione di un’Italia del futuro. Senza la garanzia che, prima di assicurare più poteri al Nord (anche con i soldi al Sud), si calcolino, con 13 anni finora di ritardo, i bisogni essenziali del Sud: dalla sanità alla scuola, dagli asili nido ai trasporti, dalla assistenza agli anziani a quella per i disabili.

Sono i famosi Lep, diritti di cittadinanza previsti dalla Costituzione: da assicurare a tutti sia se sei nato a Crotone, sia se sei nato a Pavia. Ma ora per il Sud tanto al di sotto del minimo costituzionale, che lo Stato italiano è uno Stato che viola la sua stessa Costituzione. Roba da denuncia alla Corte costituzionale (magari qualcuno al Sud ci pensa?). Al Sud si è trattati da diversamente italiani. E intanto si continua con la spesa storica: dare a chi ha sempre avuto, non dare a chi non ha mai avuto. Non hai mai avuto gli asili nido pubblici per i tuoi bambini? Significa che non ne hai bisogno, non che non te li abbiamo dati come si doveva. Ma a questo punto della campagna elettorale, si continua a garantire chi ha sempre avuto, non chi non ha mai avuto.

Magari ora il solleone la fa da padrone, ma così è anche se non ci pare. Si sono fatti risentire trecento sindaci del Recovery Sud, capeggiati da Davide Carlucci di Acquaviva. Assunzioni nei loro Comuni falcidiati. Borse di studio mediterranee per far tornare i cervelli in fuga. Lep, infrastrutture e fondi più equi per i beni culturali. Ma si sta pensando più alle liste, cioè alle poltrone, che a ciò che si vorrà fare. E con le anticipazioni sopra dette: da una parte Sud assente, dall’altra Sud presente ma come parte lesa. Contano più il menisco di Pogba, e Dybala nuovo re (un altro) di Roma. E il caldo, il caldo. Non che finora sia stata per il Sud una stagione indimenticabile. Ma sia pure non nelle prime pagine, il Sud era in agenda. E parliamo di quel terzo d’Italia che l’ultimo Draghi stesso aveva esaltato più come soluzione ai problemi dell’Italia che come un problema.
Invece la Svimez certifica che dopo solo un anno il divario è tornato a crescere. E per il Pnrr, la solita trappola: Sud fatto trovare impreparato da decenni di discriminazione, quindi spendiamo al Nord. E in tutto questo, cosa fa l’elettore del Sud? Eh, cosa fa?

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