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IL COMMENTO

Partire in vacanza? Una liberazione piena di pericoli

Partire in vacanza? Una liberazione piena di pericoli

Voglia di vacanze italiane ma bisogna fare i conti con alcuni ostacoli

Le zampate impreviste del Covid, la febbre da carburante, le bizze di Sol leone e Sorella acqua, i bagliori incombenti della guerra

27 Giugno 2022

Gino Dato

E allora, che facciamo? Stiamo o andiamo? La vacanza è il nostro rischio. Le zampate impreviste del Covid, la febbre da carburante, le bizze di Sol leone e Sorella acqua, i bagliori incombenti della guerra seminano dubbi: se sia più saggio sostare tra le pareti della dolce casa o affrontare le incertezze del mare aperto. La recente indagine Demoskopika rivela che 30 milioni di italiani opteranno per il secondo corno del dilemma (9 su 10 scegliendo l’Italia). Un’altra indagine aggiunge la ciliegina: il 36% vuole regalarsi un viaggio più bello, dopo due anni di restrizioni. Ma il risicato 51% che ha scelto per il sì, la dice lunga sulle incertezze di comportamento, nonostante la voglia di evadere. Anzi, il timore di ammalarsi prima di partire ha indotto molti a stipulare una assicurazione sui viaggi.

Sembra che, con buona pace dei menagrami, le nostre vacanze siano lastricate di pericoli. O, meglio, che, al pari di ogni spezzone di vita, quelli dedicati al tempo libero siano più esposti, sensibili agli «incidenti», a ciò che può accadere. Le evidenze rivelano che non è quel che potrebbe accadere ad affliggerci, ma quel che avviene. Come attrezzarci mentalmente? Come possiamo reagire? Dobbiamo pianificare con oculatezza e prudenza? O rosicchiare il mordi e fuggi? Certo, dobbiamo liberarci da una visione statica e rituale delle vacanze, stile anni Sessanta, che non si confà più ai tempi che viviamo. Le vacanze sono state una invenzione borghese di fine Ottocento, quando a goderle potevano essere solo le famiglie e gli individui favoriti da un alto tenore di vita, che potevano spendere, che potevano accedere ai piaceri del cambiar luogo e atmosfere, al viaggio più o meno lungo in altre terre per arricchire il proprio curriculum. Negli anni Sessanta del Novecento la vacanza si carica di un valore più universale e popolare, diventa il diritto dell’operaio e del lavoratore in genere ad alcune settimane di spensierato viaggiare e girovagare o comunque di loisir, piacere, tempo libero.

Che si possano raggiungere le terre più remote, che si debba solo viaggiare o che si possano anche fare i pochi chilometri che ti staccano dalla routine quotidiana, la vacanza è una forma di liberazione - vacanza, appunto, vuoto, prosciugamento - alla quale attingiamo tutti senza distinzione alcuna. È una forma di conquista e di allargamento dei propri confini mentali, un riscatto e una acculturazione che viene da ogni attività che implichi il cambiare registro, mutare circostanze, trasformare contesti. Il viaggio si correla alla vacanza e si colora dei vantaggi delle nuove conoscenze ed esperienze che comporta. Così non è più per la vacanza dei nostri giorni, perché l’elemento rischio la definisce come un’attività che contempla margini di imprevedibilità, in un ventaglio che va dai fenomeni atmosferici alle evenienze socio-culturali. È una avventura, per molti versi, che comincia dalla scelta stessa degli itinerari e dei tour operators con i quali dovrai avere a che fare, rivolgendo il proprio interesse verso terre che possono rivelarsi rischiose per i conflitti endemici che esprimono o per le problematiche civili che possono manifestare da un momento all’altro.

Il viaggio, di per sé, si è caricato oggi di valenze e di significati che non sono più quelli che descrivevamo per il Gran Tour di fine Ottocento o per le vacanze fuori porta dell’Italia degli anni Sessanta, l’Italia del boom. Il viaggio è sinonimo per eccellenza di avventura e ci fa volgere l’attenzione ai suoi contenuti maggiormente oggi correlati ai traffici di uomini e alle migrazioni, che affollano le rotte pacifiche dei nostri mari. Viaggio è ancora l’avventura del giovane che lascia la sua terra per cercare lavoro in una terra straniera, magari ostile.
Ma anche il viaggio per così dire domestico, quello che si sceglie alla fine proprio perché non presenterebbe rischi, finisce per far esplodere le difficoltà maggiori, per quel tasso di rischiosità che sembra ormai essere la compagna quotidiana della nostra vita. Sempre.

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