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In Puglia e Basilicata

La riflessione

Stop alle ordinanze contro l’euforia cafona, ma più controlli e pattuglie di ronda

Stop alle ordinanze contro l’euforia cafona, ma più controlli e pattuglie di ronda

Storie di ordinaria follia dove troneggiano strafottenza, divertimento sfrenato, alcol e persino droghe

21 Giugno 2022

Graziana Capurso

Il caldo dà alla testa, letteralmente. Basta una parola di troppo e subito il sangue sale al cervello. Le vene sul collo e sulla fronte si irrorano e gli impulsi non si fermano più. E non importa che tu sia in fila al ristorante in attesa di mangiare una pizza o in compagnia degli amici con un cocktail in mano. La rabbia quando esplode, esplode e lo fa in maniera direttamente proporzionale alla colonnina di mercurio. E così volano schiaffi, pugni, parolacce. Alla faccia della proverbiale pazienza zen.

Lo dice la scienza: con il caldo il nostro cervello va in difficoltà e ci comportiamo in maniera stupida, limitando le nostre abilità cognitive. Può succedere a chiunque e dovunque. Sarà quindi a causa del caldo se in estate c’è un'impennata della movida violenta? Massì, diamo la colpa ai bollenti spiriti. Non serve più fare appello alla civiltà e alla misura. Aboliamo il famoso «contare fino a dieci» prima di rispondere, o peggio di agire. Tanto è tutto inutile.

Nel «Far Sud» giovanile in Puglia ogni giorno ce n’è una: dalla rissa nata per l'apprezzamento osé alla fidanzata del tipo palestrato di turno, passando per la lentezza esasperante del servizio in pizzeria che sfocia quasi sempre in urla o spintoni, fino ad arrivare agli odiati schiamazzi notturni con tanto di musica a tutto volume durante i botellón in piazza. I giovani sono scalmanati e i residenti delle vie della movida, da Foggia fino al Salento, non ne possono più. C’è chi sbrocca, come è successo pochi giorni fa a Francavilla Fontana, e decide di sparare alcuni colpi d'arma da fuoco contro i ragazzini che giocano a pallone. C’è chi a Torre dell'Orso tira fuori il coltello dopo l'ennesima parola fuori posto e rischia di uccidere un 20enne, tagliandogli quasi la gola e c’è chi, infine, è talmente ubriaco che è capace di prendere a cazzotti il primo che passa, fosse anche il vicesindaco di Serracapriola.

Insomma storie di ordinaria follia dove troneggiano strafottenza, divertimento sfrenato, alcol e persino droghe. E così addio ai freni inibitori: basta un nonnulla che da un diverbio si passi alle maniere forti. Massì diamo la colpa al caldo. Diamo la colpa alla movida esagerata, diamo la colpa ai gestori che, spesso e volentieri, vendono superalcolici ai ragazzini e soprattutto demonizziamo questa gioventù maleducata e scostumata che dopo le restrizioni della pandemia sembra aver perso il lume della ragione. Però magari, oltre a lamentarci, facciamo anche qualcosa di più costruttivo. Sarebbe sufficiente un po’ di autocritica. Magari banalmente si potrebbe aumentare la sorveglianza per le strade. Magari le istituzioni anziché sfornare decine di ordinanze e provvedimenti contro il divertimento cafone, potrebbero mettere più pattuglie e soprattutto più uomini di ronda a controllare che i giovani non diano effettivamente di matto.

Le emergenze in fin dei conti si affrontano anche così: un efficace pugno di ferro assieme al fascino della divisa sono un ottimo deterrente per i giovani guasconi. Non risolverà il problema alla radice, ma forse un po’ aiuta. Quella strana equazione del ritorno alla normalità, per quanto complicata, ha una serie di variabili risolvibili. Basta un pizzico di buona volontà e un pelo di suscettibilità in meno. Peccato però che la matematica non sia un'opinione.

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