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In Puglia e Basilicata

IL COMMENTO

Il Salento brucia e le istituzioni suonano la lira

Il Salento brucia e le istituzioni suonano la lira

Il dramma degli incendi

Consumo di suolo e riscaldamento accelerano la desertificazione. Serve una sinergia istituzionale per combattere la crisi ambientale

19 Giugno 2022

Vito Lisi*

C’è un satellite nel cielo, si chiama Copernicus, tecnologia europea, ha alcune innovative funzioni, fra cui quella di rilevare il calore della terra e così di monitorare gli incendi in tempo reale, anche quelli della guerra in Ucraina. Poi raccoglie tutti i dati e li archivia. Digitando www.effis.jrc.ec.europa.eu con il sistema Viris, si possono vedere in tempo reale tutti i fuochi d’Europa e anche tutti i territori da cui è passato un incendio. In questi giorni, focalizzandoci sullo Stivale e sulle isole, si visualizzano immediatamente le aree più rosse che da un mese a questa parte, dall’arrivo del caldo insolito di maggio, sono distinguibili anche senza zoom. Le aree più ardenti d’Italia, anzi d’Europa, sono la Sicilia e il Salento.

Canadair, sirene dei pompieri sono la quotidianità. La mattina esci da casa e guardi i quattro punti cardinali per vedere da dove si alza il fumo. Stanno bruciando tutto già prima dell’estate; c’è chi dice che la colpa sia dei proprietari dei piccoli appezzamenti che, non avendo potuto usufruire di alcun aiuto per la tragedia dei disseccamenti, preferiscono incendiare il proprio piccolo uliveto malato che sostenere da soli le spese di tagli, arature o trinciature. Meglio il fuoco. Eppure era risaputo che l’80% del nostro territorio è gestito da piccoli coltivatori diretti, relegati come al solito a entità doppiamente subenti: prima la botta per una patologia aliena di cui non avevano colpa e poi lasciati al loro destino di distruzione senza soldi. Chi ha potere decisionale dica per favore ai cittadini di questa frontiera se oltre a porre prestigiosamente Lecce come fulcro territoriale del Centro Europeo Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, con la possibilità di avere un posto in prima fila davanti alla desertificazione del territorio salentino, ha intenzione di fare qualcosa per arginare questo silenzioso stillicidio.

Il fuoco non brucia solo gli uliveti sterilizzando il terreno, privandolo di qualunque forma di vita, brucia anche il sito archeologico di Cavallino, il «museo diffuso della civiltà messapica», brucia le poche aree boschive, le poche aree protette, i campi di grano, brucia i nuovi boschi che verranno, brucia i sogni di ManuManuRiforesta!, associazione che dal 2020 agisce per il ripristino della biodiversità e del paesaggio rurale, brucia tutto ciò che incontra. E mentre Roma brucia, Nerone suona la lira. Nella sede provinciale gli incontri istituzionali si susseguono ma non per istituire tavoli di concerto con Prefettura, Vigili del fuoco, Arif, Carabinieri Forestali, Protezione Civile, Asl e tutti gli enti territoriali fino ai singoli Comuni, per statuire uno stato di emergenza; ci si riunisce per pianificare il nuovo cemento che verrà colato sui terreni finalmente liberi da quei fastidiosi ulivi. Il primo lotto della nuova 275 è in dirittura di partenza. Dopo quasi trent’anni, arriva l’autostrada industriale del Capo di Leuca. Consumo di suolo e riscaldamento sono il cocktail vincente per accelerare la desertificazione con l’addizionale della simultanea salificazione delle falde idriche. Riusciremo noi cittadini, quelli sensibili, la minoranza delle minoranze, a far comprendere l’entità di questo disastro, mettendo anche a disposizione delle istituzione il nostro contributo? Ho paura che, nonostante le proposte riceveranno un plauso ed un’ovazione condivisa, presto verranno ignorate e dimenticate, così come è successo per il progetto della Maglie-Leuca.

I veri bisogni di un territorio a vocazione turistica come il Salento sono la salubrità dell’aria, dell’acqua e della terra, il paesaggio e la bellezza, benessere e accoglienza, ma sono ignorati e anziché trovare priorità nell’agenda dei politici è il superfluo che non passa mai di moda. La transizione ecologica così concepita, incluse tutte le autorizzazioni ai nuovi grandi impianti di rinnovabili, senza investimenti per le reti elettriche che non sono in grado di trasportare neanche l’energia prodotta dagli impianti esistenti, senza accumulatori, la sospensione dei limiti di emissione per una centrale a carbone come la Federico II di Cerano, i rigassificatori, le concessioni per le ricerche di idrocarburi in canal d’Otranto, richiamano il refuso di un approccio all’ambiente di tipo speculativo e in continuità con il passato. Non abbiamo più tempo, questa battaglia o la si vince insieme o la si perde tutti. Solo gli alberi e i mari ci fanno respirare.

*Naturalista

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