Sabato 25 Giugno 2022 | 15:11

In Puglia e Basilicata

IL COMMENTO

Nell’estate rovente il dramma della siccità spacca l’Italia in due

Nell’estate rovente il dramma della siccità spacca l’Italia in due

Puglia e Basilicata «difese» dalle riserve idriche degli invasi

In regioni come Puglia e Basilicata esiste rete di invasi che copre il deficit idrico. Il Nord lamenta invece questo gap

19 Giugno 2022

Michele Partipilo

Più che i tagli alle forniture di gas russo, nelle prossime settimane guai seri potrebbero arrivare dalla siccità che affligge buona parte delle regioni settentrionali. E se per il gas si possono fare trattative diplomatiche e trovare forniture alternative, per l’acqua non ci sono soluzioni se non scende dal cielo. Le previsioni di un’altra estate rovente disegnano una specie di Italia al contrario, con il Nord alla sete e il Sud che invece ha acqua a sufficienza. Una realtà capovolta in cui grandi pagine di letteratura sul Sud dai terreni arsi e sulla Puglia sitibonda sembrano fake news.

Oltre un centinaio di Comuni settentrionali stanno razionando l’acqua e in giro si vedono le autobotti per rifornire i cittadini. Una crisi idrica aggravata da diversi fattori. Il primo è la grande quantità di colture «idrovore». Giusto per fare un esempio, un ettaro di terreno coltivato a riso ha bisogno di almeno 20mila metri cubi di acqua l’anno; alla stessa superficie, coltivata a olivo, bastano 3.500 metri cubi. Ma anche la vite richiede la metà di acqua del mais (3.000 metri cubi contro 6.000). Del resto è comprensibile: territori attraversati da turgidi fiumi e ruscelli non si sono mai posti il problema di un’agricoltura sostenibile sotto il profilo idrico. La situazione è difficile anche per il sistema industriale. In regioni come la Puglia e la Basilicata esiste una rete di invasi che riescono a coprire il deficit idrico durante la stagione secca, al Nord sono praticamente assenti bacini per questi scopi. Quelli esistenti servono soprattutto ad alimentare centrali idroelettriche, con il rischio quindi che nelle prossime settimane vi siano anche problemi di approvvigionamento energetico, stante la concomitante crisi di gas e petrolio.

Molti disagi potrebbero abbattersi sui cittadini: poche case del Nord sono dotate di sistemi di accumulo dell’acqua, come serbatoi e autoclave, presenti nella stragrande maggioranza delle abitazioni pugliesi e meridionali in generale. Non solo, ma il Nord non ha buone pratiche per il risparmio, a cominciare dalla grande diffusione di fontane decorative, che però sono quasi sempre a «ciclo aperto», cioè l’acqua scorre e poi si disperde nella fogna. Allo stesso modo le fontanine pubbliche in strade, piazze e giardini non hanno rubinetti, ma l’acqua sgorga di continuo per poi perdersi nella rete fognante. La città di Torino è un esempio eclatante con le sue migliaia di colonnine con la testa di un toro dalla cui bocca sgorga acqua. Un po’ il corrispettivo delle fontane Aqp (ma quelle avevano i rubinetti) che un tempo popolavano strade e piazze di ogni angolo di Puglia.

Dunque il Nord, al di là dei capricci del meteo, ha un gap infrastrutturale con il quale si trova improvvisamente a fare i conti. Ma non bastano invasi e autoclave, serve anche un cambio di mentalità con una educazione a un uso responsabile dell’acqua perché, anche se abbiamo la sensazione che vi sia una disponibilità illimitata, la realtà ci mostra che non è più così. Occorre considerare che gli interventi in questo settore, oltre a richiedere ingenti risorse, hanno bisogno di tempi lunghi: un bacino di raccolta non si realizza in uno o due anni, così come tutte le canalizzazioni per poterlo utilizzare.
Il metro sono i decenni, non gli anni. Quindi occorre partire il prima possibile, senza illudersi che il prossimo autunno piova e nevichi di più e la situazione torni alla normalità. I dati sul riscaldamento globale e i relativi fenomeni sono ormai chiari e non lasciano speranze: il futuro dell’umanità si gioca attorno alla possibilità di avere l’acqua necessaria. Puglia e Basilicata, un po’ perché attrezzate, un po’ perché hanno avuto buone quantità di piogge e neve, vedono una situazione tranquilla con gli invasi a livelli migliori di quelli dell’estate scorsa. Un dato per tutti: la diga di Occhito sul Fortore, il principale invaso pugliese, contiene oggi 188.648.360 metri cubi di acqua, con oltre un milione di metri cubi in più rispetto al livello già buono dello scorso anno.

Dunque nessun rischio di emergenze. Però non si può restare a guardare, perché gli eventi atmosferici estremi sono ormai frequenti e a stagioni di alluvioni – con le dighe costrette a sversare nei campi l’eccesso di acqua – corrispondono lunghi periodi a secco. Ben vengano dunque progetti per creare invasi «di scorta», così come per riciclare a uso industriale e irriguo le acque dei depuratori. Anche le nostre case potrebbero cominciare a dotarsi di impianti differenziati: perché nello sciacquone del water sprecare acqua potabile e non utilizzare acqua depurata? Se a livello sociale comincia a esserci una presa di coscienza su quanto il problema ambientale possa condizionare la vita quotidiana, a livello politico è necessaria una decisa svolta rispetto alla logica dei ristori previsti dai vari stati di emergenza e calamità. Così come una svolta è necessaria per sottrarre a gestioni clientelari o inefficienti acquedotti, consorzi di bonifica, autorità di bacino e tutta la pletora di organismi che bene o male hanno che a fare con l’acqua. Intanto per questa estate non meravigliamoci se vedremo file di autobotti partire da Puglia e Basilicata dirette in Lombardia, Piemonte o Emilia. Non trasporteranno né petrolio né gas, ma acqua, l’oro bianco del prossimo futuro. La Puglia non ha smesso di essere sitibonda, ma ha imparato a dissetarsi.

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