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In Puglia e Basilicata

L'editoriale

Quei 90mila pugliesi «cancellati» dal sottosviluppo

Un elenco quotidiano di danni al Mezzogiorno

Si chiama trappola del sottosviluppo. Vedi la Puglia. Persi 90mila abitanti dal 2017, scesi da 4 milioni 48 mila a 3 milioni 953 mila attuali

29 Aprile 2022

Lino Patruno

Ora sarà vero che di figli se ne fanno molto meno sia al Nord che al Sud, ma è anche vero che danni e cause non sono gli stessi. Si chiama trappola del sottosviluppo. Vedi la Puglia. Persi 90mila abitanti dal 2017, scesi da 4 milioni 48 mila a 3 milioni 953 mila attuali. Con più morti (44.002) che nati (17.547) nel 2020. Aggiungici i giovani (soprattutto) che se ne vanno. E i genitori che spesso li seguono per non fare i nonni via Skype. E per ogni femminuccia che non apre gli occhi, e per ogni donna che emigra, una in meno che possa partorire qui. Col paradosso di una terra nella quale sempre più sciamano nelle vacanze, quanti più fanno il percorso inverso.

Prima beffa nella sanità. Già discriminata da una politica governativa che privilegia le regioni con più anziani, quindi il Nord, perché costano di più. Ma anche più ricchi di tanti nostri che, non potendoselo permettere, non si curano più. Per cui essere meridionale ormai significa vivere meno morendo prima. Col calo dei residenti calerà anche il contributo dello Stato, già ingiusto in partenza. Frutto, occorre dirlo, di una Conferenza Stato-Regioni nella quale si decise la cosiddetta «quota pesata». E alla quale i nostri mandarono panchinari incapaci di accorgersene.

Cento milioni l’anno in meno, su 7 miliardi complessivi. Non sarebbe una cifra se il Covid non avesse rivelato come il Sud (Puglia compresa) avesse tutto meno, dalle terapie intensive, ai medici, agli infermieri. E un attuale deficit pugliese di 255 milioni che potrebbe portare a un nuovo sanguinoso piano di rientro. Frutto forse di inefficienza e disorganizzazione, ma soprattutto di risorse inadeguate. Cui al Nord suppliscono anche tante Fondazioni bancarie (il 90 per cento) che raccolgono soldi pure al Sud. E che li spendono lì, e non dove ci sarebbe più bisogno.

Poi i giovani devono avere piedi leggeri, andare a conoscere il mondo. Scelta e non unica possibilità di darsi un futuro. E con piedi tornanti. Sappiamo invece quanti ragazzi vanno a fare fuori università che rispetto a quelle di Puglia hanno un privilegio (rieccolo): maggiori finanziamenti in un Paese che fa ancora più ricche quelle già ricche, e ancora meno ricche quelle già meno ricche. Anch’essi spopolano la Puglia, che non è soltanto deserto demografico, inverno delle culle. E per ciascuno che se ne va, scatta la trappola del sottosviluppo: non solo toglie al suo territorio, ma dà a quelli altrui. Cioè se ne vanno per un divario che, andandosene, inconsapevolmente aggravano. Come nei viaggi della speranza della sanità: non solo sei costretto a ricoverarti fuori, ma se ci vai ti tolgo anche il tuo posto-letto al Sud.

Idem nelle scuole: 10mila iscritti in meno nel 2023 in Puglia. Che non rimediano comunque alla iattura delle classi-pollaio, molti più in aula rispetto al Nord. E meno insegnanti già in partenza, tanto meno ora. Con quelli anch’essi emigrati che meno che mai potranno sperare in un ritorno. Per portare se stessi e le loro spese a casa, azzerando l’ennesima trappola. Ogni loro acquisto in più al Nord lo toglie al Sud.

Uno dice: il solito lamento meridionale. Ma sono cifre da conti nazionali, non da complesso di inferiorità. Cui neanche il troppo atteso e già molto deludente Pnrr potrà rimediare. Perché non è necessario scomodare don Milani dicendo che non si possono fare parti uguali fra diseguali. Come fa quel diseguale 40 per cento di un Fondo europeo che l’Italia ha avuto grazie al Sud non contro il Sud. Ora la domanda è: quanti figli ci sarebbero in più da noi con più asili nido pubblici, più tempo prolungato a scuola, più mense scolastiche (tutto spettante allo Stato)?

Fu l’ex ministro del Sud, Provenzano, ad affermare che la prima cosa che avrebbe voluto fare per il Mezzogiorno era estendere appunto questo tempo prolungato a tutti. Col nordico Cottarelli che annuiva. E quanti ragazzi resterebbero al Sud se le loro università stessero in un posto che dà lavoro dopo? E lavoro che, nella Puglia nonostante tutto, è sempre insufficiente, visto che lo Stato sottrae ogni anno al Sud una spesa per investimenti di 61 miliardi che vanno al Nord. Tutto da Conti pubblici territoriali.

Ma la trappola del sottosviluppo (o dell’insufficiente sviluppo) non è ancora completa. Si completa se all’inverno demografico dei non nati loro malgrado, e alla fuga altrettanto loro malgrado dei ragazzi per un futuro più certo, non si aggiungesse l’ultimo effetto. Popolazione ridotta, significa meno votanti e meno rappresentanti (è vero che io devo essere più capace di farmi sentire, ma perché tu devi continuare a discriminarmi?). Significa meno reddito e meno mezzi ai Comuni per dare servizi pubblici. Fai la somma, e arrivi a 90mila pugliesi scomparsi.

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