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In Puglia e Basilicata

IL COMMENTO

«Caro presidente Emiliano, Tatarella andava oltre senza diventare altro»

«Caro presidente Emiliano, Tatarella andava oltre senza diventare altro»

Il politico Pinuccio Tatarella

«Non mi interessano le tessere, ma le intelligenze in politica» diceva Pinuccio a cui non sarebbe piaciuta la politica dei poteri forti

16 Aprile 2022

Fabrizio Tatarella

«Destra e sinistra sono alternative, rappresentano valori alternativi. Il centro non è un valore, è una zattera, è un traghetto che va dalla riva destra a quella sinistra: ospita passeggeri quando una delle due rive è debole, rimane senza passeggeri quando tutte e due le rive sono forti». Basterebbero queste parole di Pinuccio Tatarella, pubblicate in un suo celebre articolo su “Destra politica”, per ricordare al Presidente Emiliano quanto in Tatarella fossero ben delineati e precisi i perimetri della politica intesa in senso alto e nobile, come contrapposizione di idee tra avversari, mai nemici, che si confrontano su tesi opposte per il bene comune.

Il paragone improprio di Emiliano con Pinuccio conferma sostanzialmente due verità, ormai note, a chi osserva la politica pugliese. La prima, Michele Emiliano, come dice Massimo D’Alema, è ontologicamente più vicino alla destra che alla sinistra che ha snaturato in Puglia, sino a renderla marginale nelle scelte politiche che contano davvero. La seconda, il tentativo maldestro di giustificare il trasformismo politico in salsa tutta pugliese a cui assistiamo ogni giorno, richiamandosi a Tatarella che non era un trasformista, anzi. Tatarella non è mai passato dal centrodestra, che ha immaginato prima di altri, al centrosinistra come se fosse un qualsiasi Clemente Mastella, vera musa ispiratrice di Emiliano, in grado di stare tranquillamente al governo con la destra o con la sinistra, senza differenza alcuna. Quando nel 1996 il centrodestra andò all'opposizione, Tatarella non mollò, non passò dall’altra parte, anzi, riprese a tessere la sua tela con lungimiranza e senso pratico, riportando in edicola «Il Roma», provando a superare l'idea iniziale del Polo della Libertà, lavorava per ampliare la coalizione sia verso l'area laica che verso quella cattolica. Arriviamo, così, al suo ultimo progetto politico «Oltre il polo», da molti citato senza averne capito il reale senso politico, ma solo per legittimare personali operazioni di potere prive di cultura politica.

Nella sua ultima intervista, apparsa su «Il Giornale» proprio la mattina della sua prematura scomparsa, «Mai stato fascista. M’iscrissi al Msi solo perché il partito più anticomunista» il titolo di quello che viene considerato il suo testamento politico, Pinuccio Tatarella affermava di voler portare il centrodestra «oltre» i suoi confini, non per diventare altro, ma per costruire la casa degli italiani non di sinistra al 65%. «Voglio riprendermi i voti di chi nel 1996 ha votato Ulivo, ma nel 1994 aveva scelto il Polo, i voti di Dini, dei commercianti, tabaccai, sindacati autonomi» era il suo ragionamento, mai si sarebbe sognato di prendere pezzi eletti a sinistra e portarli a destra, perché parlava agli elettori non agli eletti. Emiliano, invece, persegue, esattamente, il percorso contrario di Tatarella, diventa «altro» dalla sinistra nel caso di specie, per andare oltre i confini, imbarcando tutto e il contrario di tutto per giustificare ciò che è ingiustificabile su un piano etico e morale, prima che politico e meritocratico.

«Non mi interessano le tessere, ma le intelligenze in politica» diceva Pinuccio a cui, certamente, non sarebbe piaciuta una politica in cui contano e si premiano le appartenenze a poteri forti e i cambi di casacca.
Caro Presidente, crede davvero, ad esempio, che Tatarella avrebbe consentito di mettere all’Arpal uno solo perché passato da destra a sinistra? Pinuccio avrebbe messo persone competenti, serie, in grado di mettersi al servizio degli altri non dei propri interessi. Ad altri avrebbe fatto fare il commissario di An a Toritto, forse. In politica, vince chi con coerenza è in grado di contaminare culturalmente, aprirsi, andando oltre, ma rimanendo sempre se stesso, senza diventare altro. Parafrasando Benedetto Croce «Non abbiamo bisogno di chissà quali grandi cose o chissà quali grandi uomini. Abbiamo solo bisogno di più gente onesta».

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