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E mi ricordo in una vecchia fiat 126, acquistata di seconda mano da una amica di famiglia, deflettori triangolari con molletta inclusa nel finestrino. Sentivo tutto angusto e privo di comfort come le 500 che piacevano ai miei coetanei chissà perché. Mai amata quell’auto ma perfetta come la prima proprietaria, inadeguata invece per la seconda che ero io, per sagoma, peso e carattere.


…E mi ricordo la seconda o terza volta che la trovai senza i fanali anteriori, piccola e cieca, avevo perso il conto invece delle volte che avevo trovato gli specchietti rotti. Chi poteva volermi accecata, non ero che una consigliera di circoscrizione al primo insediamento delle circoscrizioni a Bari, una istituzione che quasi non esiste neppure oggi che si chiama Municipio. Non ci avevano dato fondi e neppure i poteri delegati previsti (neppure oggi li hanno, temo). Ignazio Loiacono , segretario allora del partito di maggioranza relativa, venne verso di me placido e sereno, l’apostrofai perentoria: «Noi ce l'abbiamo anche con te, lo sai o no? Che sei venuto a fare?». I consiglieri di circoscrizione della città avevano «occupato» per protesta l’aula del consiglio comunale, pronta la sua risposta «Perché non devo essere qui, tu di chi sei figlia?».
Continuo a chiedermi cosa volesse dire il figlio di quel Natale di cui continuo a leggere emozionata le riservate della questura in pieno fascismo. Il dottor Natale Loiacono chiuso in riunione nel laboratorio annesso alla sua farmacia in corso Vittorio Emanuele a Bari, con il cavalier Stramaglia, il conte Casale y figoroa e altri di cui forse un giorno vi racconterò, in pieno fascismo continuava a riunirsi «dalle ore 21 alle ore 23» ignaro (???) di essere osservato. In una di queste riunioni venne sequestrato il bollettino del partito popolare diretto da Igino Giordani, notaio della fine della libertà (v. carteggio sturzo-giordani 1924-1958, ediz. Cariplo - Laterza nella mia tesi di laurea «tra religione e politica in Igino Giordani»). Tra religione e politica era ed è l’impegno di tanti, tanti amici di quegli anni e di questi.
«La mia politica è quella del padre nostro», dice don Bosco, il bene comune prima di quello del partito.
Teresa abitava in via Crisanzio all’altezza della chiesa del SS. Redentore al primo piano. Quando tornavo a casa c’era sempre lei ad aspettarmi, doveva dirmi dove e come parcheggiare, si sporgeva dalla ringhiera del piccolo balcone e cominciava a sbracciarsi e ad indicare un posto libero. Detestavo quell’intrusione ma per non deludere un’anziana l’assecondavo …gastimmando sottovoce. Sapeva tutto di tutti , icona delle donne del quartiere Libertà, ma sempre assente quando rompevano gli specchietti e i tergicristalli o quando accecavano (continuavano a togliere i fanali anteriori) la mia piccola auto. Mai un indizio da comunicare, un cenno di rammarico da partecipare. Al tempo dei primi scippi in via Crisanzio nessuno mi ha mai chiesto se volessi un bicchiere d’acqua dopo uno scippo anzi dopo lo strappo di una catenina, tanto era normale in quegli anni (e non solo)… tutto era diventata consuetudine : «…E che vuoi fa'!».
La 126 venne sostituita da una Citroen rossa smagliante. Arrivarono presto scricchiolii e sibili ed io cominciai a cambiare auto e a perdere peso. Infatti la «rossa» diventò una Lancia «Delta» e poi una «Fulvia», con la maggiore età il fratellino scorrazzava in auto ed io andavo a piedi.
Quando passo in via Trevisani sento tutt’oggi, sfiorarmi una brezza leggera, sono i passi veloci e felpati di una suorina che ho sempre chiamato Angela, l’angelo dell’ex ospedaletto dei bambini, lei sa della stanza degli orrori, nessun barbablù… però.
«Na notte o pronde soccorso de via Treèvisane , …téne la tosse du cane, pertosse e diarrea, sop’a le libbre sta scritte accusì». A suor Angela dell’ordine delle suore dell’Immacolata d’Ivrea, dovevano intestarle almeno una strada per il servizio reso nel cuore del quartiere Libertà di Bari, prima presso il «Comitato di soccorso per bambini poveri e malati» trasferito poi nel 1912 tra via Crisanzio, Trevisani e Garruba, dall’area un tempo adibita ad ospedaletto ante litteram e subito occupata dalla «Storica ditta di giocattoli Carrassi».
In via Crisanzio, a pochi isolati dall’ospedaletto, le sue consorelle, anni dopo, stabilirono il liceo classico «Sacro Cuore», ma anche un asilo e una scuola media. Forse di quella suorina che dormiva così poco, sempre vigile al capezzale dei bambini malati insieme alle sue compagne, non interessava molto neppure al suo Ordine oramai addottorato.
Noi consiglieri di circoscrizione dell’epoca avevamo voluto nell'ex ospedaletto il cuore amministrativo della VIII circoscrizione ora Municipio I di Bari, avevamo immaginato e deliberato, accanto, i locali per gli anziani e per i bambini. Nel seminterrato avevamo visto e deciso le sedi delle associazioni di volontariato. Quelle stanze, nel vasto seminterrato, non sono state mai state rese disponibili all’associazionismo, le giustificazioni del rifiuto mai, mai, mi hanno convinta. Tornando verso casa, superata la strada intestata al conte ten. casale y figoroa, arrivo in via Petrelli. Oggi questa strada, nota alle cronache, sembra tirata un po’ a lucido con il senso di marcia cambiato a seguito della nuova Piazza Redentore. La percorrevo per vedere crescere una pianta, una piantina d’ananas sulla soglia di un locale ricreativo «alla strada», mi sembrava un po’ di essere a San Paolo del Brasile, con le dovute differenze. Un giorno mentre mi trovavo in pieno centro a San Paolo, un urlo improvviso attrasse la mia attenzione, un campesino anziano alzando le braccia al cielo si era messo a gridare «O cafè! o cafè!», una piccolissima pianta di caffè si era fatta spazio e stava crescendo, ignara di tutto e di tutti, in una crepa dell’asfalto della strada dei più ricchi negozi del paese. La vita vince sempre... malgrado noi.

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