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Pasta «condita» con micotossine, quanta confusione

Michelangelo Pascale

Michelangelo Pascale

di ANTONELLA MILLARTE

Pasta “condita” con micotossine, quanta confusione. Anzi, quanta disinformazione che c’è sul web.

E allora, per fare chiarezza, abbiamo chiesto alla scienza di spiegarci se abbiamo qualcosa da temere. Partiamo dal punto fondamentale, la pasta la mangiamo tutti. La risposta del dott. Michelangelo Pascale dell’ISPA (Istituto di scienze delle produzioni alimentari) Cnr, Bari, quindi ha una duplice valenza, da ricercatore e da consumatore: “Quando faccio la spesa, rispetto a 20 anni fa, mi sento più tutelato. Ci sono leggi adeguate e ci sono controlli, in particolare in Italia ed in Europa, molto severi”. E il polverone, oramai periodico, sulle micotossine? Le navi sotto assedio al porto di Bari, e poi il via libera dopo i controlli? “Spesso un tran tran mediatico”, è l’opinione del Dr Dott. Pascale.

Allora, noi consumatori, col suo aiuto cerchiamo di capire qualcosa in più. Le micotossine sono metaboliti secondari prodotti da funghi microscopici che in condizioni favorevoli di temperatura e umidità possono colonizzare i raccolti, non solo il frumento.

Questi composti di origine naturale, se ingeriti in quantità oltre i limiti stabiliti per legge, possono causare effetti tossici per l’uomo e per gli animali.

Come si fa la pasta? Dalla semola di grano duro, e allora vediamo come le tanto paventate micotossine – ci spiega il Dr Dott. Pascale - in realtà spariscono o i loro livelli si riducono sensibilmente. “Le micotossine si trovano nelle cariossidi (cioè il chicco integro). Dopo la raccolta il grano viene portato nei centri di stoccaggio e poi nei mulini per ottenere la semola. Durante questo processo le micotossine, se presenti, vengono ridotte perché la maggior parte di esse è nella crusca. Ma oggi, con il processo preliminare di decorticazione – evidenzia il Dr Dott. Pascale - le micotossine nella crusca vengono in buona parte eliminate, riducendo drasticamente i rischi”.

E la legge? “E’ dalla parte dei consumatori. Sia la legislazione mondiale, che quella europea, ha fissato limiti massimi ammissibili per le principali micotossine – prosegue l’esperto. Tutto ciò che produciamo, ed anche ciò che importiamo deve essere al di sotto di questi limiti”.

E’ vero che il frumento italiano è migliore di quello straniero? “Posso rispondere solo per le micotossine, e di certo il meteo nel Mezzogiorno d’Italia riduce di molto il rischio da micotossine nel frumento prodotto in queste zone”.

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