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IL CASO

Barletta, l’antico pozzo tra degrado e oblio

Barletta, l’antico pozzo tra degrado e oblio

L'antico pozzo nel degrado a Barletta

Ancora una estate da «fantasma» per il cinquecentesco manufatto. I residenti chiedono il restauro e di «potenziare la segnaletica per evitare spaventosi incidenti»

18 Agosto 2022

Antonella Filannino

Solo i più attenti e curiosi sbirciano oltre quel pannello di plexiglass che ingabbia la vecchia fontana del ‘500 presente al centro di piazza Marina. Il resto dei turisti – sono in molti anche i barlettani - credono si tratti semplicemente di una rotonda e anche male segnalata. A dire il vero c’è qualcuno che raggiunge il cuore della piazza e punta dritto verso l’antico pozzo, ma solo per gettare dentro quel recinto bottiglie, bicchieri e cartacce. Sono questi i rifiuti che si intravedono tra la vegetazione che cresce perfino tra le fessure delle pietre e cocci che abbracciano la fontana.

Un manufatto che ha abitato quel luogo, così identitario per Barletta, da secoli e che da anni riversa in uno stato vergognoso. Il pozzo risale al 1547, costruito per il fabbisogno pubblico a spese della Universitas barlettana. La data della sua costruzione è parzialmente visibile su iscrizione lapidea. Insieme all’indicazione dell’anno di realizzazione, si legge anche la committenza. «La Repubblica barlettana costruì dalle fondamenta questa fontana al tempo del magnifico don Ferdinando de Figueroa, dottore in entrambi le leggi, Regio capitano di Terra Baroli commissario dell’esazione di quella Terra. 1547».

Per più di due secoli, il pozzo fu utilizzato anche dalla Confraternita del Monte di Pietà di Barletta che esigeva la gabella sull’abbeveraggio degli animali, i cui proventi venivano impiegati in opere pie. Solo con la riforma del decennio francese tornò ad essere di esclusivo uso pubblico. Nel 1859, la fontana fu restaurata dall’Amministrazione civica poiché ormai il sito era divenuto un vecchio rudere. Nella prima metà del ‘900, fu interrato fino al 2008 quando l’Amministrazione comunale di quel tempo dispose gli scavi archeologici prima di eseguire dei lavori di recupero di piazza Marina. Il pozzo fu riportato alla “luce”. Il virgolettato è d’obbligo in quanto da quel momento è sempre stato dietro recinzione prima da cantiere poi da pannelli in plexiglass.

«È un dispiacere vedere quell’antico pozzo in quello stato – racconta Mario -. Ultimamente, ci siamo anche parecchio spaventati in quanto soprattutto chi non è del posto da Mura S. Cataldo prosegue con l’auto verso via Mura del Carmine senza immettersi nella rotatoria. Si dovrebbe implementare la segnaletica stradale per evitare spaventosi incidenti». A queste indicazioni stradali si dovrebbe in vero aggiungere anche una cartellonistica informativa sull’antico pozzo per raccontare le tappe della sua storia a turisti e cittadini. A chiedere un intervento immediato c’è anche la sezione di Barletta di Italia Nostra che, a marzo di quest’anno, ha inserito l’antico pozzo nella “lista rossa” dei beni culturali cittadini in pericolo, poiché in grave stato di abbandono. «La pavimentazione in basalto è sollevata - scrive Luisa Filannino, presidente della sezione di Barletta di Italia Nostra - le pietre attorno alla fontana sono visibilmente compromesse, oltre alla presenza di erbacce e rifiuti. Chiediamo all’Amministrazione comunale di farsi carico del restauro della fontana cinquecentesca che è parte della storia della comunità cittadina. Un pozzo che è stato per secoli un punto di riferimento per il quartiere di Santa Maria e che versa in uno stato di pericoloso e degradante abbandono. Tornare a vedere l’acqua in quella vasca - concludono da Italia Nostra - soprattutto nei mesi estivi di calura, non può che dare beneficio ai cittadini e all’ambiente circostante».

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