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La Regione mette i sigilli alla Rsa focolaio di Canosa: 45 i positivi. In 12 sono morti

Dopo i trasferimenti dei pazienti negli ospedali, decisi dall’Asl, la revoca delle autorizzazioni. L’amministratore: faremo controdeduzioni

residenza per anziani San Giuseppe

CANOSA  - Il dirigente responsabile della sezione strategie e governo dell’offerta della Regione Puglia, Giovanni Campobasso, sulla base delle risultanze istruttorie ha disposto l’avvio del procedimento di revoca dell’autorizzazione al funzionamento, rilasciata con determinazione del Comune di Canosa alla «Community Care srl» per la Residenza socio assistenziale anziani «San Giuseppe», con sede in via Santa Lucia, civico 29 e contestualmente di chiusura della struttura, in quanto «nella Rssa sono state commesse gravi e reiterate inadempienze comportanti situazioni di pericolo per la salute dei cittadini». La società, ora, ha dieci giorni di tempo dalla notifica per presentare le controdeduzioni. Per effetto del provvedimento, viene sospesa l’attività della struttura per anziani ed altresì dichiarati sospesi i procedimenti relativi alla conferma dell’autorizzazione all’esercizio e dell’accreditamento.

La struttura era autorizzata al funzionamento per 72 posti letto, giusto provvedimento del Comune di Canosa, e contrattualizzata con la Asl Bt per complessivi 59 posti letto. Come è noto, nella residenza per anziani si è sviluppato, a partire dal primo aprile scorso, un focolaio epidemico e alcuni ospiti sono deceduti al suo interno, mentre altri sono poi morti nell’ospedale di Bisceglie. Si tratterebbe di 12 assistiti complessivamente, anche se la cifra viene contestata dalla direzione della Residenza «San Giuseppe».

È partita, perciò, da parte della Direzione generale della Asl Bt l’attività di monitoraggio e di intervento, che è durata quattordici giorni. Dalla notizia della presenza nella struttura «di casi sospetti COVID-19», il Direttore generale ha allertato il Dipartimento di Prevenzione perché «desse corso alle attività di sorveglianza sanitaria su tutti i pazienti ivi presenti». Il Dipartimento di Prevenzione ha, così, provveduto a isolare su due piani gli ospiti della struttura: i negativi al Covid al piano terra, i positivi al primo piano. Fino alla data del 14 aprile i casi accertati positivi sono stati 45. La stessa Asl «è andata in soccorso della struttura mediante fornitura di dispositivi di protezione individuale, oltre che di bombole di ossigeno, di farmaci e di supporto infermieristico».

Successivamente la Asl Bt ha disposto il trasferimento dei 34 ospiti ancora presenti nella Rssa San Giuseppe presso il presidio ospedaliero di Barletta (pazienti Covid negativi), il Presidio Ospedaliero di Bisceglie (positivi critici) e di Canosa per i pazienti Covid positivi con setting assistenziale di mantenimento-osservazione.

Da 19 aprile la struttura è stata completamente svuotata. Al trasferimento degli ospiti anziani si è arrivati a seguito dell’esito della ispezione dell’Asl che ha ribadito che la Rssa San Giuseppe «non possedeva i requisiti organizzativi e, pertanto, si trovava nell’impossibilità di garantire la dovuta assistenza sociosanitaria in favore degli ospiti presenti». A ciò si aggiunga «la condizione clinica degli utenti non autosufficienti causata dall’infezione Covid-19 e soprattutto la carenza di figure professionali che ha determinato, per un verso, la perdita del requisito organizzativo e, come conseguenza, ha contribuito all’aggravamento delle loro condizioni già critiche in epoca antecedente al Covid-19».
«Ho appena letto –ha dichiarato Roberto Lodato, amministratore della Rssa San Giuseppe di Canosa- l’atto dirigenziale regionale in ordine all’avvio del procedimento di revoca dell’autorizzazione al funzionamento e di chiusura della struttura che amministro. Da una prima lettura ci sono molti passaggi da confutare. Entro i dieci giorni previsti, produrrò le mie controdeduzioni. Ho bisogno di qualche giorno per fare chiarezza».

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