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Andria, Michele e il virus, torna a casa dopo due mesi: «Ho rivisto la luce»

Il calvario di una famiglia colpita dal Covid. Il ringraziamento al personale sanitario di Bisceglie. E le offese sui social

Andria, Michele e il virus, torna a casa dopo due mesi: «Ho rivisto la luce»

ANDRIA - Un calvario durato due lunghissimi mesi, poi le dimissioni e il ritorno a casa. La storia di Michele, 58enne imprenditore andriese, ha un lieto fine perché è riuscito a sconfiggere il Covid-19, dopo aver rischiato per due volte di finire in Rianimazione. Tenace e combattivo, non ha ceduto e dopo 60 giorni ha potuto riabbracciare i suoi cari, contagiati anche loro ma rimasti in isolamento domiciliare, ed ora anche loro guariti. Il contagio di Michele è stato uno dei primi ad Andria e risale all'11 marzo scorso, quando la febbre si era manifestata assieme alle vertigini. La corsa al Pronto soccorso del “Bonomo”, il tampone e la lunga attesa nell'automobile perché non si poteva restare in ospedale e bisognava evitare contatti con altre persone, in forma precauzionale.

«Alla notizia della positività mi è caduto il mondo addosso – racconta Michele -. Il saluto con mia moglie e il ricovero nel reparto Covid dell'ospedale di Bisceglie. Poi il buio assoluto. Attaccato perennemente alle macchine, le condizioni che non miglioravano, il respiro difficoltoso, obbligato nel letto di una camera di ospedale. Per 34 giorni sono rimasto nel reparto Covid, e per due volte ho pensato di non farcela. Ed invece, a metà aprile il passaggio nell'altro reparto ha sancito l'inizio della guarigione, che mi ha costretto per altri 26 giorni in ospedale fino alle definitive dimissioni».

Un grande e commosso ringraziamento a tutti gli operatori sanitari dell'ospedale “Vittorio Emanuele II”. «Medici, infermieri e oss sono stati stupendi, preziosi e indispensabili – aggiunge Michele -. Ho imparato a conoscerli dalla voce e dagli sguardi camuffati dalle mascherine e dagli occhiali, ma carichi di coraggio, affetto e passione per il loro lavoro. Mi hanno coccolato e sono stati un supporto fondamentale per la mia guarigione. Grandi uomini e non solo operatori sanitari, perché hanno saputo anche lavorare ottimamente sul piano psicologico. Con loro ho saputo elaborato al meglio il lutto per la perdita del mio papà, avvenuta mentre ero ricoverato. Un'altra batosta che mi ha messo a dura prova. A loro va un immenso grazie».

Ansia, rabbia, apprensione e preoccupazione, invece, erano i sentimenti della moglie Teresa e dei due figli di 28 e 25 anni. «Un incubo concluso nel migliore dei modi – dice la signora Teresa -. Eravamo scombussolati da quanto ci stava accadendo. E per di più siamo stati oggetto di offese sui social e sui nostri telefonini, perché identificati come “untori” dalla gente. Un doppio dolore che ha messo in ginocchio l'intera famiglia, ma siamo stati più forti dei cattivi pensieri e delle brutte parole che ci hanno rivolto. Ci siamo isolati dal mondo esterno, mentre il maledetto virus ha colpito ben 6 componenti della famiglia. Difficile mettersi in contatto con mio marito che era ricoverato a Bisceglie. Quelle poche volte che riusciva a rispondere al telefonino, il tempo e le parole erano scandite dal “bip” delle macchine, a cui era attaccato per combattere l'infezione. Molto spesso sono stata anche insistente con i medici per saperne di più sulla sua salute, ma alla fine posso dire che a Bisceglie sono stati eccezionali, e soprattutto molto pazienti: in questi casi non è semplice tenere a bada lo stato di ansia dei tanti parenti che chiamavano. Un grande abbraccio lo rivolgo a tutti gli amici e ai vicini di casa che ci hanno dato un supporto, perché è proprio in queste occasioni di difficoltà che si scoprono le persone che ti vogliono veramente bene».

Grande festa al ritorno a casa di Michele, il paziente della Bat con i tempi più lunghi di guarigione. «Un gioia senza fine riabbracciare i miei cari – conclude Michele -. Appena tornato anche i vicini mi hanno accolto con applausi e sorrisi. Per due mesi la mia vita si era fermata, ora finalmente prosegue. Pian piano ritroverò la normalità, visto che adesso ho perso 8 chili e la spossatezza non mi permette di camminare. Ci vorrà un altro mese per riprendermi del tutto. Per questo motivo, rivolgo un accorato appello alla gente affinché non prenda sottogamba la situazione. Rientrando a casa ho visto tanta gente senza mascherine e tanti assembramenti per strada. Attenzione, il virus è subdolo e te lo ritrovi sul più bello, come è successo a me e alla mia famiglia. Mi sento miracolato e perciò raccomando ancora tanta prudenza. Quello che ho passato, non lo auguro a nessuno».

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