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Discariche a cielo aperto

Campi come discariche allarme rifiuti nel Nord Barese

La denuncia della Coldiretti della Bat. Muraglia: «Le aree rurali vengono utilizzate come discariche a cielo aperto»

Mazzette per i rifiuti Bufera ad Andria in carcere assessore Il silenzio del sindaco

ANDRIA - È allarme rifiuti abbandonati nelle campagne della provincia della Bat. La denuncia arriva dalla Coldiretti che segnala un’autentica emergenza ambientale dalle dimensioni sempre più preoccupanti.
«E’ inaccettabile che le aree rurali vengano utilizzate come discariche a cielo aperto, depauperando un territorio curato e produttivo, inquinando la terra e il sottosuolo, arrecando un danno ingente all’imprenditore agricolo che spesso è chiamato a rimuovere i rifiuti sversati da altri, se non riesce a dimostrare di non averli prodotti - denuncia di Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Bari e Bat - Si tratta di un fenomeno grave ed in escalation, dove a sversare rifiuti di ogni genere non sono più soltanto i gruppi criminali, ma anche residenti che scaricano nelle aree rurali ogni genere di rifiuto, oltre a materiale edilizio abbandonato dalle ditte, senza il minimo rispetto della proprietà privata degli agricoltori e arrecando un danno ambientale e di immagine incalcolabile».
In Puglia si registra il 28,7% delle infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti sul totale nazionale, piazzandosi al primo posto nella graduatoria italiana, secondo i dati dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare promosso da Coldiretti.

«Secondo una sentenza del Tar Puglia, in ogni caso, il proprietario del fondo agricolo non può essere chiamato a rispondere della fattispecie di abbandono o deposito incontrollato di rifiuti sulla propria area – aggiunge il vicepresidente di Coldiretti Andria, Agostino Tortora - se non viene individuato, a suo carico, l’elemento soggettivo del dolo o della colpa. Ciò, però non può garantire tranquillità agli agricoltori, perché l’accertamento della responsabilità presenta a volte linee di demarcazione e di valutazione molto poco nitide».
«Se da un lato le campagne corrono il rischio di diventare discariche abusive di rifiuti, con un evidente danno produttivo, ambientale e di immagine per gli agricoltori, dall’altro i Comuni impongono le tariffe della Tari al mondo agrituristico come se fossero alberghi. Gli agriturismi non sono ristoranti né alberghi. L’orientamento di alcuni Comuni che applicano la Tari, la tassa sui rifiuti urbani, equiparando gli agriturismi agli alberghi o ai ristoranti – ricorda ancora il presidente Muraglia - è stata bocciata dal Consiglio di Stato con una sentenza che non lascia dubbi. Agli agriturismi devono essere applicate le tariffe previste per le attività agricole».

Il disagio dei gestori degli agriturismi viene sottolineato anche dal presidente di Terranostra Puglia, associazione agrituristica di Coldiretti, Filippo De Miccolis, che ha già inviato una lettera a tutti i sindaci pugliesi per chiedere l’adeguamento dei propri regolamenti comunali e della relativa imposizione in materia di rifiuti urbani nei confronti degli agriturismi ai principi generali di proporzionalità, ragionevolezza e adeguatezza, mediante una classificazione autonoma (con apposite sottocategorie, come bene ha indicato il primo giudice) e realisticamente proporzionata alla connotazione specifica dell’attività agrituristica e all’effettiva capacità di produzione rifiuti, per quantità e qualità.
«La sentenza del Consiglio di Stato svolge un’accurata ricostruzione della normativa applicabile – spiega il presidente di Terranostra De Miccolis - affermando che la discrezionalità va sviluppata nel rispetto di una ragionevole graduazione, mediante riduzioni ed esenzioni, in rapporto all’effettivo e oggettivo carico di rifiuti prodotti. L’attività agrituristica trova un proprio limite intrinseco nell’essere in carattere di connessione e complementarietà con l’attività agricola, dovendo rimanere quest’ultima prevalente in termini di tempo lavoro». Anche le materie prime utilizzate «sono di propria produzione – conclude De Miccolis - quindi con una forte riduzione di idoneità a produrre rifiuti, inoltre i rifiuti stessi sono inseriti all’interno di un ciclo virtuoso di minore impatto e riutilizzo all’interno dell’azienda agricola. Infine la normativa della Regione Puglia impone specifiche limitazioni all’attività agrituristica, in termini di posti tavola, posti letto, nonché di provenienza della materie prime utilizzabili. Sono elementi che devono riflettersi necessariamente nella commisurazione della capacità contributiva».

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