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La tragedia nel 2016

Scontro treni Ferrotramviaria, oggi via al processo a Trani: 19 imputati

Accuse di disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo e lesioni

incidente ferroviario Bari Nord

Hanno reiterato la richiesta di citare la Regione Puglia come responsabile civile alcune delle parti civili costituite nel processo sul disastro ferroviario che il 12 luglio 2016, sulla tratta tra Andria e Corato, causò la morte di 23 persone e il ferimento di altri 51 passeggeri. Nel processo che è cominciato oggi nell’aula della Corte d’Assise di Trani, ci sono 18 imputati, 17 persone fisiche e la società Ferrotramviaria, dipendenti e dirigenti dell’azienda pugliese di trasporti e del Ministero delle Infrastrutture, accusati, a vario titolo, di disastro ferroviario, omicidio colposo, lesioni gravi colpose, omissione dolosa di cautele, violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e falso. Secondo la magistratura tranese l’incidente fu causato da un errore umano, ma sono ritenuti responsabili anche coloro che non avrebbero vigilato sulla sicurezza di quella tratta a binario unico.

Oltre ai familiari, nel processo sono costituiti parti civili Regione Puglia, i Comuni di Andria, Corato e Ruvo di Puglia e diverse associazioni. Ferrotramviaria e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono responsabili civili e ora rischia di costituirsi come tale anche la Regione. Nella prima udienza del processo sono state anche revocate le costituzioni di alcune parti civili, nel frattempo risarcite, e depositate nuove richieste, soprattutto da parte di associazioni. Si tornerà in aula, nell’aula bunker di Bitonto, il 2 maggio per discutere le questioni preliminari relative alla costituzione delle parti e calendarizzare il processo.

Ci sono anche due capitreno, attualmente in servizio, tra le persone che hanno chiesto di costituirsi parte civile nella prima udienza del processo sul disastro ferroviario che il 12 luglio 2016, sulla tratta tra Andria e Corato, causò la morte di 23 persone e il ferimento di altri 51 passeggeri. I due capitreno hanno depositato la richiesta nei confronti di alcuni dirigenti della società Ferrotramviaria, ritenendosi direttamente danneggiati da una delle imputazioni formulate dalle Procura di Trani, relativa alla omessa realizzazione dell’adeguamento tecnologico sulla tratta dice si verificò l'incidente, che avrebbe consentito di migliorare i livelli di sicurezza della circolazione ferroviaria. Oltre a loro, hanno chiesto di costituirsi alcuni familiari delle vittime e quattro associazioni, Confconsumatori e altre tre che erano state escluse in udienza preliminare, Gepa (Guardie Ecozoofile Protezione Ambientale), Associazione Nazionale utenti bancari e finanziari e Codacons. Nel processo sono imputate 17 persone fisiche e la società Ferrotramviaria per i reati, a vario titolo contestati, di disastro ferroviario, omicidio colposo, lesioni gravi colpose, omissione dolosa di cautele, violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e falso. La prossima udienza del 2 maggio si celebrerà nell’aula bunker del carcere di Trani

IL RIEPILOGO (A. NORSCIA) - Dopo lutti, balletti di responsabilità, indagini a tutto tondo e polemiche (che non risparmiarono ambienti giudiziari) la parola passa al processo. Al dibattimento che stabilirà, almeno per il primo grado, le responsabilità, a vario titolo, per il disastro ferroviario che il 12 luglio 2016, nella tratta Andria-Corato della Ferrotramviaria, provocò 23 morti e 51 feriti.
Diciotto gli imputati per lo scontro frontale avvenuto alle 11 di quell’afosa mattina di 33 mesi fa nel fazzoletto dell’agro di Trani che divide i territori di Andria e Corato. Sul binario unico regolato dal vetusto sistema del blocco telefonico si scontrarono 2 treni provenienti da opposte direzioni: il locale «ET1016», marciante da Corato verso Andria, e il convoglio «ET1021» viaggiante da Andria verso Corato.

Lo scorso 19 dicembre il gup del Tribunale di Trani Angela Schiralli non prosciolse nessuno dei 18 imputati, nonostante le accorate e diverse tesi dei rispettivi difensori. Fu, dunque, accolta la richiesta di rinvio a giudizio formulata dai pubblici ministeri Alessandro Donato Pesce e Marcello Catalano.

La lista degli imputati comprende una 19ma persona, l’unica che chiese di esser giudicata con rito abbreviato: Elena Molinaro, direttrice della «Divisione 5» della direzione generale del ministero dei Trasporti. Perciò la sua posizione è rimasta al vaglio del gup. Prossima udienza l’8 maggio per la requisitoria del pm e le richieste delle parti civili, poi sarà calendarizzata l’udienza per l’arringa dell’avvocato Maurizio Sasso: la sentenza del rito abbreviato giungerà prima della pausa estiva.
Tempi decisamente più lunghi avrà il processo che parte stamattina davanti al tribunale collegiale di Trani. La prima udienza sarà ovviamente dedicata alla verifica della regolare costituzione delle parti e alle questioni preliminari.

Già stamane l’avvocato Leonardo De Cesare potrebbe ribadire l’istanza di patteggiamento a 4 anni e 6 mesi di reclusione per il capostazione in servizio ad Andria, Vito Piccarreta. Istanza a cui la Procura non prestò consenso - perché la pena non fu ritenuta congrua - e naufragata davanti al gup il 25 ottobre. Dal suo canto De Cesare aveva evidenziato l’assenza di precedenti penali di Piccarreta, la successiva «collaborazione» prestata nel corso delle indagini e la necessità di «graduare tra gli imputati le responsabilità del disastro ferroviario».

Oltre alle costituzioni di parte civile di feriti e parenti delle vittime, il gup ritenne ammissibili le costituzioni dei comuni di Andria, Corato e Ruvo di Puglia, della Regione Puglia (concedente la Ferrovia), dell’associazione Consumatori e Utenti) e dell’associazione Nazionale dei lavoratori mutilati e invalidi del lavoro.
Hanno invece, la veste di responsabili civili il ministero dei Trasporti e Ferrotramviaria Spa, concessionaria della vecchia Bari Nord.

Tra i 4 ferrovieri a bordo dei convogli si salvò, rimanendo ferito, il capotreno del convoglio proveniente da Andria, anch’egli imputato e rinviato a giudizio. Tra le lamiere persero la vita altre 20 vittime, fra studenti, lavoratori, vacanzieri e persone che viaggiavano per commesse varie.

Tra i vari temi d’indagine vi fu anche l’analisi di precedenti «quasi incidenti» nella ferrovia che unisce i paesi interni tra Bari e Barletta e lo stanziamento, nonché l’impiego, di provvidenze per ammodernare e render più sicura la ferrovia.
Profili diversi e paralleli rispetto alle condotte materiali contestate, comprese presunte falsificazioni dei registri relativi al cosiddetto «via libera».

A seconda delle presunte rispettive responsabilità, la richiesta di rinvio a giudizio a carico dei diciannove imputati contemplava, a vario titolo, i reati di disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e una serie di inosservanze di norme in materia di trasporti e sicurezza dei posti di lavoro.

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