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ANDRIA - Le chiacchiere (e le polemiche) stanno a zero, se si ha la buona volontà e la pazienza di consultare le carte. Che, come al solito, parlano più che chiaro.
La Regione ha davvero intenzione di convertire parte del sito in località San Nicola La Guardia, già di proprietà dei fratelli Acquaviva di Andria e della Daneco Impianti srl di Roma (sottoposta a procedura fallimentare) in una discarica per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, utilizzando le «volumetrie residue» pari a 763mila metri cubi?
Certo che sì. Lo sosteneva già l’assessore regionale all’Ambiente, Gianni Stea, lo scorso 14 febbraio, dopo l’approvazione della delibera da parte della Giunta Emiliano: «Sulla base dell’istruttoria espletata dalle Sezioni Ciclo dei Rifiuti e Bonifiche e Sezione Autorizzazione Ambientali, confermata dal Dipartimento Mobilità, Qualità Urbana, Opere Pubbliche, Ecologia e Paesaggio», rimarcava «la necessità di rispondere alle esigenze del territorio di mettere a regime di norma il sistema impiantistico della gestione dei rifiuti della provincia di Bat, utilizzando le volumetrie residue».

La contraddizione Tanto per rispettare il principio di non contraddizione, lo stesso Stea ieri, invece, scriveva così: «Voglio rassicurare tutti i cittadini di Andria che non è prevista alcuna riapertura di discarica degli ex fratelli Acquaviva, come hanno detto prima di me il collega Sabino Zinni e il presidente Michele Emiliano. Su questa vicenda, invito anche la consigliera 5 Stelle Grazia Di Bari a “stare serena” e a concentrare la sua campagna elettorale su altri argomenti, lasciando sulla questione ambientale parlare gli atti».
Mah! Gli atti continuano a parlare e dicono esattamente l’opposto di quello che sostiene l’assessore regionale, appena qualche giorno dopo la prima esternazione. E le carte affermano pure il contrario di quello che ha detto Michele Emiliano a Barletta due giorni fa: «La discarica? È una bufala dei Cinque Stelle». Nicola Giorgino, sindaco di Andria, nonché presidente della Provincia di Barletta, Andria, Trani, il 14 febbraio scandiva: «Non si comprendono le dichiarazioni dell'assessore regionale all'ambiente Stea che in merito alle procedure di bonifica di una discarica per inerti in agro di Andria, oggetto di infrazione comunitaria, di proprietà di una azienda fallita e commissariata, ha detto che la stessa, bonificata, potrebbe essere riutilizzata come discarica per materiale di raccolta di rifiuti solidi urbani, cioè indifferenziato».
E poi: «Il Comune conveniva con la Regione sulla bonifica, non certo sul suo riutilizzo come nuova discarica, seppur in colmamento. Ribadisco che il riutilizzo non può assolutamente riguardare una discarica per rifiuti solidi urbani: questo è il punto e finché sarò sindaco non accetterò discussioni di sorta sull'argomento. Andria è una città campione e modello nella raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti e meritiamo attenzioni regionali di altro tipo sull'ambiente, non certo altre discariche».

Il verbale Eppure lo stesso Giorgino lo scorso lunedì 3 dicembre aveva partecipato, a Bari, presso la sede dell’Assessorato regionale, al cosiddetto «tavolo tecnico» che ha preceduto l’approvazione (una settimana fa) della delibera di Giunta regionale sul riutilizzo prossimo venturo della discarica di San Nicola La Guardia. Con lui, a quel tavolo, erano seduti l’assessore Stea, il dirigente della Provincia Bat Vincenzo Guerra, il responsabile del Servizio Rifiuti Stefano Di Bitetto, il direttore di Arpa Puglia Bat Giuseppe Gravina, il dirigente regionale Giovanni Scannicchio, il direttore dell’Ager Gianfranco Grandaliano, il dirigente regionale Autorizzazione integrata ambientale Antonietta Riccio.
Il verbale redatto nel corso della riunione terminava inequivocabilmente così: «Il tavolo, cui hanno partecipato anche i rappresentanti di Arpa Puglia, Dap di Bat, Comune di Andria, Provincia di Barletta, Andria, Trani e dell’Agenzia generale della Puglia per i rifiuti urbani, si conclude con la condivisione sull’opportunità di procedere all’utilizzo delle volumetrie del sito ex Fratelli Acquaviva, tanto in ragione del PRGRU DCD (Piano regionale gestione dei rifiuti urbani - Decreto del commissario delegato) 2014/2013, nonché dell’aggiornamento adottato con DGR (Delibera di Giunta regionale) 1482/2018 e della insufficienza di discariche per il conferimento dei rifiuti nel territorio pugliese».

L’italiano L’italiano non è un’opinione. A meno che non si voglia indulgere nell’arte antica e opportunistica di lanciare la pietra e nascondere la mano, sperando che nella generale «ammuina» il principio di responsabilità e la paternità delle decisioni finiscano in discarica prima dei rifiuti evocati.

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