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BISCEGLIE - Il modello futuro di riorganizzazione del Sistema Sanitario così come è proiettato dalla Regione Puglia per il territorio della Provincia BAT non convince i sindacati. Anzi non li soddisfa affatto.
Secondo Vito Masciale, segretario della Confsal Bari-Bat, e Sergio Di Liddo ed Angelo Somma per la segreteria Fials Bari-Bat, vi sono evidenti criticità ed incongruenze che solo da un’analisi «dal basso» si possono capire.
«Riteniamo che il dibattito, in questi ultimi anni, sia stato prevalentemente condizionato dagli interessi dei soli “addetti ai lavori” – dicono le suddette “forze sociali”- poca attenzione è stata posta sulle verifiche e sulle ricadute degli interventi previsti dal riordino ospedaliero, trascurando, di fatto, la dinamicità che è tipica caratteristica dei sistemi sanitari»”.
In parole povere si è affermato un modello esclusivamente di tipo amministrativo / burocratico (economicistico). «Il risparmio nell’assistenza sanitaria non va legato solo ai tagli di bilancio e al superamento degli sprechi, cosa questa evidentemente necessaria, ma all’efficienza, alla efficacia e alla sostenibilità del sistema», sostengono Confsal e Fials in una nota inviata al presidente della Regione Puglia, Emiliano, estesa anche al sindaco di Bisceglie, Angelantonio Angarano ed al direttore generale della Asl Bt, avv. Alessandro Delle Donne. Tesi che attende risposte.

IL CASO La polemica in questione viene alimentata dalla delibera n. 53 di giunta regionale, dalla quale sono emerse alcune valutazioni riguardo all’ospedale Vittorio Emanuele II di Bisceglie che, in vista dell’istituzione del nuovo ospedale del Nord Barese, rischierebbe di essere completamente depotenziato. «Urge chiarezza, e sicuramente un intervento del governatore Emiliano, atteso che il Regolamento regionale n.7 del 10 marzo 2017 nella Asl Bt prevede complessivamente 40 posti letto di cardiologia e 12 posti letto di Utic. Di questi ultimi attualmente ne sono attivi complessivamente solo 8 posti letto, 4 presso l’ospedale “Dimiccoli” di Barletta e 4 presso l’ospedale “Bonomo” di Andria. «Sempre lo stesso regolamento disponeva la trasformazione della cardiologia dell’ospedale biscegliese in servizio ambulatoriale senza posti letto entro il 31 dicembre 2018 – rilevano i sindacati nella lettera al presidente Michele Emiliano - tuttavia dalla tabella riassuntiva dello stesso regolamento relativa alla Asl Bt si conferma invece il mantenimento degli attuali 12 posti letto di cardiologia per l’ospedale di Bisceglie».
Quindi la delibera anzidetta prevede da un lato la soppressione entro il 31 dicembre di quest’anno dei posti letto di cardiologia dei presidi di Bisceglie, Molfetta e Corato, dall’altro la surroga dei presidi da chiudere con la realizzazione del nuovo ospedale di Andria - Corato e di quello di primo livello del Nord Barese nel triangolo Molfetta Terlizzi e Bisceglie.

Nuovi nosocomi - «È evidente che la realizzazione dei nuovi nosocomi richiederà tempi molto lunghi e comunque non congrui invece con la prossima chiusura delle cardiologie dei presidi suddetti” dicono i sindacati.
Quali le conseguenze? «Questa discrepanza cronologica determinerà sicuramente una prolungata e pericolosa carenza di disponibilità di posti letto di cardiologia per una vastissima area geografica, con una popolazione di circa 220mila abitanti, considerando i comuni di Bisceglie, Molfetta, Trani, Terlizzi, e Ruvo di Puglia, senza contare la popolazione della città di Corato che pure vedrà chiusa la cardiologia entro il 31/12/2018». «Sempre il Regolamento regionale individua il presidio ospedaliero “Vittorio Emanuele II” di Bisceglie quale “ospedale di Base” e considerato che lo stesso ha una dotazione di 178 posti letto con almeno 6 Unità Operative Specialistiche inclusa la terapia intensiva oltre alla Unità Operativa di Malattie Infettive, Endocrinologia con posti letto e di livello sovra aziendale, analoga se non superiore ad altri Presidi Ospedalieri classificati nel Regolamento ospedali di primo livello – spiegano i sindacati - atteso che la classificazione in Presidio Ospedaliero di Primo Livello comporta dei requisiti che condizionano il futuro organizzativo della struttura, e nella fattispecie la presenza di posti letto di Utic oltre che di cardiologia (a questo proposito si ricorda come la dotazione di posti letto Utic della Asl Bt sia significativamente sottostimata rispetto ad altre Asl della regione Puglia)».

Riqualificazione - Per la Fials e la Confsal «la scelta di comprimere, se non addirittura chiudere, l’ospedale di Bisceglie, che di per sé rappresenta una grande risorsa del nord barese, prima della costruzione del nuovo ospedale, non sembra rispondere agli obiettivi di un equilibrato e funzionale riordino della rete ospedaliera, per cui chiediamo di provvedere alla riqualificazione del presidio ospedaliero Vittorio Emanuele II di Bisceglie quale ospedale di I livello e, in conseguenza di ciò, di confermare i 12 posti letto di Cardiologia presso l’ospedale di Bisceglie». Quali le soluzioni? «Si rende necessario un intervento regionale teso a garantire la tutela della salute dei cittadini, nelle more della realizzazione del nuovo ospedale del nord barese, mantenendo operativo il reparto di Cardiologia presso l’ospedale di Bisceglie - si conclude nella nota sindacale - non sfugge che la Cardiologia del P.O. di Bisceglie, nel frattempo a seguito della sospensione temporanea dei ricoveri, fornisce un livello di assistenza ridotto con soli sei posti letto anziché 12, per carenza di medici». 

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