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Da Avellino a Barletta

Percorrono tutto l'Ofanto a piedi in 7 giorni: il viaggio tra natura e rifiuti

I barlettani Antonio Morelli e Pasquale Caputo hanno marciato per 180 chilometri

foce dell'Ofanto

BARLETTA - «Basterebbe una passeggiata in mezzo alla natura, fermarsi un momento ad ascoltare, spogliarsi del superfluo e comprendere che non occorre poi molto per vivere bene». Ascoltando la musicalità di questo aforisma di Mario Rigoni Stern è possibile comprendere l’impresa, portata a termine nei giorni scorsi, da parte dei camminatori barlettani Antonio Morelli e Pasquale Caputo appartenenti alla Barletta Sportiva.
Questi due camminatori instancabili, amanti e difensori della natura, hanno intrapreso la discesa a piedi dell'Ofanto dalla sorgente monumentale posta a Torella dei Lombardi per giungere dopo sette giorni alla Fiumara di Barletta. Ben 180 chilometri macinati a piedi.

«L'idea, partita da un vecchio sogno di Pasquale, è stata da me sviluppata e progettata per tutto l'inverno, inizialmente pensata in bici e poi a piedi in autosufficienza, ma all'occorrenza usando le strutture del posto dove è stato possibile», dice Antonio. E poi: «Il percorso così si è andato delineandosi come naturalistico-culturale, partendo da Torella dei Lombardi, passando per Nusco (uno dei borghi più belli d'Italia), l'abbazia del Goleto, Sant'angelo dei Lombardi, Morra de Sanctis, Lago di Conza, Melfi, Loconia e infine Barletta».
Antonio, roteando il caleidoscopio delle emozioni e dei ricordi, precisa che: «Il percorso è stato tracciato seguendo da vicino il più possibile il corso del fiume, constatando così giorno dopo giorno il degrado dello stato delle acque, ma anche quello dell'ambiente circostante».

La conclusione: «Siamo passati così dalle acque potabili della sorgente, a quelle trasparenti e invitanti per un refrigerante pediluvio, a quelli torbidi e sempre più fangose della Fiumara, e dalla natura incontaminata e boschiva, il paesaggio cedeva il passo a quella coltivata e antropizzata per finire ad una vera discarica incontrollata». Un vero peccato.
In ultimo, ma non per ultimo, sia consentito a chi scrive - alla luce di questa storia meravigliosa - di suggerire la lettura del libro «Il mondo a piedi. Elogio della marcia» di - David Le Breton. Un piccolo assaggio: «Camminare significa aprirsi al mondo. L’atto del camminare riporta l’uomo alla coscienza felice della propria esistenza, immerge in una forma attiva di meditazione che sollecita la piena partecipazione di tutti i sensi». Antonio e Pasquale lo insegnano a tutti noi.

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