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sanità

«Inconcepibile chiudere
anche il pronto soccorso»

Imbrici (Pd): «Canosa e la Bat sono fortemente penalizzate»

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di ANTONIO BUFANO

CANOSA - Con il Dm 70/125 del ministro Balducci, in forza al governo Monti, e con la legge di stabilità 2016, venne sancita la necessità, sul territorio nazionale, di una riduzione della dotazione di posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del servizio sanitario regionale. Venne stabilito che 3,7 posti letto per mille abitanti (per riabilitazione e lungodegenza) erano sufficienti ad assicurare il diritto alla salute dei cittadini.

La Regione Puglia, con numerosi atti legislativi, ha razionalizzato i posti letto, dando seguito alle direttive della legge di stabilità. “In virtù delle nuove dotazioni provinciali pugliesi, –ricorda Mara Saracino, componente della locale segreteria sezionale Pd- alla provincia Bat, con una popolazione complessiva di 392.546 abitanti, vennero assegnati, in totale, 817 posti letto, divisi in 1,72 per malati acuti, 0,23 per riabilitazione, 0,13 per lungodegenza. Per un totale di 2,08 posti letto per mille abitanti”. Evidenzia: “I dati riportati, confrontati con quelli delle altre province pugliesi, sono sufficientemente eloquenti per comprendere quanto la nostra Provincia sia stata, di gran lunga, penalizzata. Si tratta della Provincia con meno posti letto in assoluto. E non ci è dato sapere il perché. È altrettanto evidente che il minor numero di posti letto porta con sè anche un minor numero di servizi e l’allungamento delle liste di attesa. Inoltre la Asl Bat soffre di una pessima distribuzione di ospedali rimasti “attivi”.

I presidi sono ad Andria, Barletta, Bisceglie, tutti molto vicini tra loro, ma nessuno equidistante da Canosa, Minervino, Spinazzola, Trinitapoli, San Ferdinando, Margherita, Trani, ai quali sono rimasti per ora solo i Punti di Primo Intervento che a breve, secondo quanto stabilito dal regolamento regionale, dovranno accontentarsi del servizio 118”.

Osserva: “Ora, prevedere cosa accadrà quando anche i Ppi saranno chiusi è assai facile, purtroppo. I pazienti di sette dei dieci paesi della Bat saranno costretti a recarsi negli unici tre Pronto Soccorso funzionanti, che in realtà risultano in affanno già ora. O, peggio ancora, saranno costretti ad andare in presidi ospedalieri di altre Asl. Del resto, che, a due anni dall’inizio di questa scellerata ristrutturazione, l’Asl Bat sia in sofferenza lo ha indicato chiaramente l’ultimo rapporto del “Programma nazionale esiti”, sviluppato ad Agenas, l’istituto di statistica che fornisce a livello nazionale valutazioni comparative di efficacia, equità, sicurezza ed appropriatezza delle cure prodotte nell’ambito del servizio, per conto del Ministero della salute. Senza considerare che il piano di riordino non prevedeva solo la chiusura, prima degli Ospedali e poi dei Ppi, ma anche la costruzione di un ospedale di secondo livello (che non c’è in tutta la Bat) e la trasformazione dell’ospedale di Canosa in un Centro risvegli. Ad oggi, invece, di tutto il piano di riordino, sono stati attuati solo i tagli”.

“Non possiamo negarlo che, – aggiunge il consigliere comunale Pd, Antonio Imbrici – da una semplice analisi dei dati, lascia basiti che la Bat ha 817 posti letto per quasi 400 mila persone. Oltre 250 in meno rispetto alla provincia di Brindisi, che conta lo stesso numero di abitanti. Questi posti letto in meno significano meno reparti e meno specialisti nei nostri ospedali, ma anche liste d’attesa per visite ed esami sempre più lunghe e penalizzanti. Non possiamo assistere come spettatori ad ulteriori penalizzazioni: di queste ore è la notizia del taglio di dieci posti letto al reparto geriatria dell’Ospedale di Canosa, che si aggiungono ai tagli degli scorsi anni, avvenuti senza neanche il confronto con il territorio. Oltre a questo, la Bat, nel quadro generale, ha carenze enormi: ad esempio mancano completamente reparti di cardiochirurgia e chirurgia vascolare. Facciamo presente al presidente Emiliano che la situazione, già insostenibile, rischia di aumentare le disuguaglianze tra i cittadini pugliesi, discrimina per appartenenza provinciale ed incide pesantemente sulle sorti delle persone, alle quali, di fatto, viene reso difficilissimo poter garantire il diritto alla salute”. “L’eventuale taglio del Pronto Soccorso di Canosa sarebbe insopportabile, dunque chiediamo in termini perentori ed urgenti al presidente Emiliano – conclude Imbrici - un confronto complessivo su quanto sta avvenendo, prima di prendere le opportune decisioni, perché mentre noi celebriamo Consigli comunali e insceniamo proteste, pare che il Presidente vada avanti senza remore”.

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