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Bari, va in pensione il guardiano del faro: una vita sotto la lanterna

Bari, va in pensione il guardiano del faro: una vita sotto la lanterna

Gaetano Serafino, il guardiano del faro

Gaetano Serafino resterà nel quartiere: «Questa torre è come la mia casa»

01 Aprile 2022

Enrica Simonetti

BARI - L'ultimo suo giorno di lavoro è uno sguardo sull'orizzonte adriatico all'alba, quando la lanterna si spegne e dà vita al giorno. Va in pensione oggi Gaetano Serafino, il guardiano del faro di San Cataldo, che qui ha trascorso una vita, così come suo padre, farista storico della torre candida. Anche stamane Gaetano salirà in cima con il suo cane, percorrendo i 380 scalini del faro e scatterà una foto, guardando la città che si sveglia da una prospettiva che è davvero unica: di fronte a lui, l'azzurro infinito, alle spalle una Bari che vale la pena osservare da quassù.

«Guardi, questo qui sotto è il vecchio forno del faro. I miei genitori facevano il pane qui, perché la città a quei tempi era lontana e per gli approvvigionamenti c'era solo un asino come mezzo militare in dotazione», racconta il guardiano del faro. I tanti palazzi che negli ultimi tempi sono sorti accanto, ci rendono difficile immaginare cosa fosse un tempo questo faro solitario, tra mare e cielo. Ma le storie delle lanterne sono così: si aggiornano e cambiano continuamente, come le onde del mare.

In questo modo è cambiata la storia del faro, che però è sempre lì, con la sua sagoma originaria perfetta e la sua meravigliosa lanterna stile Liberty, dove la luce che si accende ogni sera, un minuto dopo il tramonto, colpisce il sistema di specchi concavi e convessi dell’ottica di Fresnel per giungere miglia e miglia più avanti. Sì, il mondo attorno al faro è cambiato dal lontano 1869, anno in cui la torre fu inaugurata, eppure basta varcare il cancello di questo bellissimo angolo di San Cataldo, per entrare in un mondo a parte, «governato» da Gaetano Serafino. Pensate, questo farista che ora deve lasciare la «sua» torre ha da sempre vissuto in un faro: figlio di Michele Serafino, eroe della seconda guerra mondiale, «nume tutelare» del faro di Bari dal 1970 e scomparso nel 2009, Gaetano ha seguito le orme del padre.

Ha avuto una vita fatta di silenzi e di avventure al tempo stesso: è un uomo mite, sorridente e con semplicità innata racconta il suo passato. Quando ha vinto il concorso per diventare guardiano del faro nel 1978; quando da bambino viveva nel faro di S. Andrea a Gallipoli e la maestra arrivava in barca sull'isolotto per far lezione ai bimbi del mare. Quando a Vieste, in servizio da qualche anno, è rimasto bloccato nel faro sull'isola di S.Eufemia in un Natale burrascoso: solo, davanti ai marosi. Poi, la singolare esistenza nella casa del faro, con la moglie e i due figli, con i colleghi che occupano l'altra abitazione, con quella lanterna sul tetto e sulla testa che è un'altra «figlia» da curare, da tutelare. Una vita a due passi dall'Adriatico, con l'aria di salsedine che si sente già nel giardino del faro. No, Serafino va in pensione ma non potrebbe mai allontanarsi da qui, non gli sarebbe possibile: la sua vita resta al faro. E così la nuova casa in cui andrà ad abitare è nello stesso quartiere, vicina alla torre che, come un vero torriere medievale, Serafino non lascerà mai.

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