Lunedì 01 Giugno 2020 | 06:15

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Bari, gli strozzini bussano alla porta: ecco il bancomat dei clan nella crisi

Affari d’oro per i clan, registi dei nuovi strozzini. La Guardia di finanza fa emergere la rete attiva dal capoluogo a Monopoli, da Corato a Conversano

Bari, gli strozzini bussano alla porta, il bancomat dei clan nella crisi

BARI - Usura «porta a porta», sotto la regia dei clan. Un «vicinato» di strozzini travestiti da benefattori, pronti a prestare denaro a chi è stato messo in ginocchio dall’emergenza sanitaria e a renderlo schiavo.
La guardia di finanza ha fatto emergere ciò che fin dal primo periodo dell’epidemia, pur nel limbo delle voci e dei sospetti, in molti paventavano come rischio concreto. Il ricorso agli usurai per poter sopravvivere e far sopravvivere le proprie attività.

Non era un allarme lanciato a vuoto: parlano le cifre dell’operazione delle Fiamme gialle del Comando provinciale di Bari, ribattezzata «Golden money». In cento sono finiti nei guai, accusati di usura ed estorsione ai danni di piccoli imprenditori, commercianti, famiglie.

Le indagini del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno dipinto un quadro che non lascia adito a dubbi sulla capillarità del fenomeno nell’intero territorio provinciale. Dal capoluogo a Monopoli, da Corato a Triggiano, da Rutigliano a Conversano, l’attività dei cravattari è frenetica e, non a caso, colpisce soprattutto dove il tessuto economico è più fertile.

Un quadro in cui la malavita fa affari d’oro, sfruttando le difficoltà del periodo. La stima degli investigatori parla di circa un milione di euro messi in circolo dagli strozzini, con tassi di interesse mai inferiori al 50 per cento, ma con punte che superano il 4000% annuo.

Le indagini della Finanza si riallacciano a procedimenti penali avviati già prima della crisi legata al coronavirus. I prestiti a tassi capestro non sono una novità. Ma la chiusura della gran parte delle attività durante il «lockdown» e le difficoltà delle famiglie e delle imprese a ripartire hanno amplificato il ricorso agli usurai. Chi è rimasto al verde, in mancanza di alternative, è stato avvicinato dagli usurai o ha bussato alle loro porte. Perché, in qualche caso, lo strozzino può essere persona conosciuta, dalla «faccia» presentabile. Anche se dietro di lui, a muovere le fila, ci sono personaggi molto meno raccomandabili. I soliti sodalizi mafiosi che in città e in provincia sono egemoni, cui si affiancano famiglie «specializzate» nei prestiti capestro, come avviene a San Girolamo.

«Tra gli usurai - puntualizza il Comando provinciale della guardia di finanza - si annoverano figure riconducibili ai sodalizi mafiosi “storici” della città e dell’area metropolitana, schierate accanto ad esponenti della cosiddetta “usura di prossimità”, nuovo fenomeno criminale, sovente non collegato alle dinamiche di arricchimento proprie dei clan malavitosi, che fornisce “porta a porta” soldi sporchi, sicuro provento di reati di varia natura o dell’evasione fiscale, a persone in difficoltà economiche, impossibilitate, per i vari motivi, ad usufruire di un fisiologico accesso al credito».

I clan, una volta, snobbavano l’usura. Ma i tempi cambiano e adesso anche lo strozzinaggio è rientrato fra i business prediletti, anche perché offre la possibilità di riciclare i fiumi di denato provento di altri traffici illeciti.

Per i militari della guardia di finanza non è stato facile far venire a galla quanto sta accadendo. Le denunce da parte delle vittime sono merce rara. In pochi hanno il coraggio di parlare: il potere intimidatorio di chi sta in cima alla piramide fa paura.

Ma è bastato uno spunto per avviare le verifiche economico-finanziarie dei nuclei specializzati concentrate a spulciare «le operazioni sospette effettuate da intermediari finanziari e da professionisti nell’ambito dei presidi antiriciclaggio di cui al decreto legislativo 231/2007». «L’esecuzione di mirati approfondimenti (accertamenti bancari) sulle vittime, sui loro familiari e sui soggetti denunciati si è rivelata strategica ed efficace», rimarca la guardia di finanza, che spiega il meccanismo con cui funziona il rapporto tra vittime e carnefice. «Lo schema del rapporto usurario, di massima, è sempre il medesimo: contanti contro contanti, con assegni, cambiali o preziosi dati in garanzia, ovvero cambi di assegni; l’usurato riceve un assegno in bianco emesso da altro soggetto usurato e consegna, a sua volta, all’usuraio un suo assegno sempre in bianco maggiorato nell’importo dell’interesse; quest’ultimo assegno verrà poi incassato dall’usuraio ovvero consegnato ad altra vittima di usura e così via». Una catena da cui non ci si libera facilmente. A volte non ci si libera mai. Le vittime tacciono e pagano, le cifre diventano stratosferiche ma solo pochi coraggiosi sfidano le ritorsioni. Le indagini dei baschi verdi, anche in questo caso, hanno documentato minacce e intimidazioni. E infatti i cento denunciati rispondono anche di estorsione.

Ma la ragnatela degli strozzini tessuta col favore dei clan si regge su moltissime braccia e sugli ingenti capitali che nessuna banca può erogare in tempi così rapidi. Chi è con l’acqua alla gola, ci finisce dentro mani e piedi, specie quando si attraversa una crisi epocale come questa. E se lo Stato non riesce ad assicurare risposte celeri.

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