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Il delitto nel 2017

Bari, netturbino ucciso davanti all'Amiu:
ex amante e sicari non rispondono

Omicidio al San Paolo  ucciso un netturbino davanti alla sede dell'Amiu

Foto Luca Turi

Il 51enne fu freddato davanti alla sede dell'azienda la sera del 25 aprile di due anni fa. La figlia si laureò il giorno dopo

13 Febbraio 2019

Redazione on line

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Vincenza Mariani e suo genero Giuseppe Baccellieri, in carcere da ieri su disposizione della magistratura barese per l'omicidio premeditato del 51enne Michele Amedeo, netturbino dell’Amiu, ucciso nel parcheggio dell’azienda a Bari la sera del 25 aprile 2017.
La donna, ex amante della vittima, imprenditrice di Cassano delle Murge, è accusata di essere la mandante del delitto. Il genero avrebbe materialmente sparato al 51enne, dopo averlo pedinato a bordo di un’auto guidata dal pregiudicato Massimo Margheriti, ex dipendente dell’azienda di Mariani.
La donna, difesa dall’avvocato Nicola Lerario, e suo genero, difeso da Salvatore Campanelli, sono stati sottoposti oggi ad interrogatorio di garanzia nel carcere di Bari dinanzi al gip Giovanni Abbattista. Margheriti sarà interrogato domani per rogatoria nel penitenziario di Foggia dove è detenuto.

Stando alle indagini della Squadra Mobile di Bari, coordinate dal pm Marco D’Agostino, la donna non aveva accettato la fine della loro relazione e aveva ingaggiato Margheriti per commettere l’omicidio, promettendogli cinquemila euro. Le indagini hanno accertato anche il ruolo di un altro pregiudicato, Michele Costantino, reo confesso di aver collaborato al delitto fornendo ai sicari un’auto rubata e l'arma. Costantino è attualmente agli arresti domiciliari in località protetta.

Dopo un anno e mezzo di indagini è risultato che l'omicidio non ha avuto una matrice di criminalità organizzata, ma si è trattato di un delitto passionale. Michele Amedeo, infatti, aveva una relazione con Vincenza Mariani, che si era conclusa poco prima dell'omicidio per volontà dell'uomo, in modo burrascoso. La Mariani, imprenditrice, non aveva mai accettato la fine del rapporto e aveva deciso di vendicarsi uccidendo l'uomo il giorno prima della seduta di laurea della figlia. La mandante, quindi, aveva ingaggiato un pregiudicato, Margheriti, ex dipendente della sua azienda, promettendogli 5mila euro dopo il delitto. Margheriti aveva coinvolto anche Giuseppe Baccellieri, genero della Mariani, e Michele Costantino, suo amico, che gli aveva procurato veicolo e arma utilizzati per il delitto. 

L'agguato avvenne poco dopo le 22, prima che la vittima iniziasse il turno di notte. Michele Amedeo, addetto alla conduzione delle idropulitrici, dopo aver parcheggiato la sua Lancia Y nell'area di sosta di fronte all’ingresso dell’azienda di igiene urbana, percorsi pochi passi fu avvicinato da una vettura, dalla quale partirono quattro colpi che lo raggiunsero al fianco, al petto e al collo, uccidendolo. A dare l'allarme furono alcuni colleghi che erano all'ingresso, attirati dagli spari.

Il giorno dopo il delitto, la più grande delle due figlie della vittima, 24 enne (la sorella più piccola ha sei anni in meno) aveva la seduta di laurea in Farmacia. La ragazza, inizialmente intenzionata a non presentarsi, si fece coraggio e sostenne l'esame trovando la forza nel ricordo del padre. Si laureò con 110 e lode.

La Mariani, Margheriti e Baccellieri sono stati condotti in carcere, Costantino si trova ai domiciliari.

AVEVA TENTATO DI INCENDIARGLI LA CASA - A margine della conferenza stampa riguardo il caso, il capo della squadra mobile Giacinto Profazio ha fornito ulteriori informazioni. La Mariani aveva letteralmente tormentato l'uomo, addirittura arrivando a incendiargli l'auto e a tentare di appiccare il fuoco anche alla casa. Nel video le dichiarazioni di Profazio

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