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In Puglia e Basilicata

L'analisi

I rischi non calcolati dello stop per le feste

Bari,  caos assembramenti: da sabato le «zone rosse» per le feste. Decaro: «stop aperitivi dalle 11»

Morale: se la stretta natalizia sarà confermata, è assai probabile che avremo una forte ripresa dei contagi e a seguire del numero dei morti e degli ospedali saturi

15 Dicembre 2020

Michele Partipilo

La strada dell’inferno, si sa, è lastricata di buone intenzioni. Fra queste temiamo ci siano quelle del governo italiano ma anche di qualche altro Paese europeo. Parliamo della prossima stretta natalizia che, per pura ragione algebrica, rischia di provocare più danni che benefici.
Cominciamo col dire che siamo partiti col piede sbagliato. Quando a settembre ricominciavano a diffondersi i contagi, su queste colonne è stato scritto che sarebbe stato opportuno fare subito un lockdown severo per tutto ottobre, per avere poi una situazione sotto controllo nei mesi successivi, più «difficili» dal punto di vista sociale. 

Invece sono rimaste aperte le scuole, i trasporti viaggiavano a tutta capienza, bar e ristoranti a pieno regime. Si è aspettato che gli ospedali andassero in tilt, che vi fossero 30mila contagiati e 400 morti al giorno per far scattare l’Italia dei colori, del coprifuoco e della confusione totale, con le proteste di piazza di negozianti, baristi, lavoratori dello spettacolo, albergatori e tutti gli altri. La nostra vita è stata affidata a un algoritmo che, tenendo conto di una serie di parametri, decideva di che colore dovevamo essere e a quali obblighi sottostare. Peccato che l’algoritmo non potesse tener conto di due elementi difficilmente misurabili: l’attaccamento alle abitudini, la ricerca di una minima «normalità» di vita.

Allora è successo che appena sono state allentate le zone rosse si sono visti assembramenti paurosi nei centri delle città. Ma anche questa, come gli effetti del mancato lockdown a ottobre, era cosa prevedibilissima. Perché se a pochi giorni da Natale i negozi chiudono relativamente presto e i centri commerciali sono sbarrati nel fine settimana, la gente dove deve andare? Si riversa in centro, dove i negozi, i bar e i ristoranti, almeno a pranzo, sono aperti. Quindi folla in ogni centro città, da Torino a Lecce. Incoscienza, superficialità, menefreghismo? Certo, dal punto di vista morale sono comportamenti sbagliati. Ma la morale qui non serve. Qui bisogna fare i conti su come salvare ora le persone dopo l’errore fatale iniziale. Occorre che si capisca che se si restringono gli spazi a disposizione e si contrae il numero di ore delle aperture, gli assembramenti si moltiplicheranno a dismisura e arriverà inevitabile la terza ondata, con tutte le conseguenze sanitarie ed economiche.

Al contrario, l’unica cosa sensata che si può fare per evitare di peggiorare la situazione è di tenere aperti tutti gli esercizi – centri commerciali compresi – almeno fino alle 22 e con orario continuato, spostando il coprifuoco alle 23. Solo così si potrà diluire l’accesso ai negozi, decongestionare il centro delle città ed evitare più facilmente assembramenti. Anche perché una stretta durante le festività non farà altro che esasperare animi già provati. Come non si creeranno assembramenti davanti a supermercati, macellerie, pescherie, salumerie ed esercizi vari se bisogna fare la spesa per tre giorni (vigilia, Natale e 26)? O crediamo che quest’anno 60 milioni i italiani decidano di fare Natale con i Findus? Lo sa l’algoritmo che il cibo è un importante fattore di compensazione nella psicologia delle persone, soprattutto se stressate da questa stramaledetta pandemia? In più – solo per esempio – molti italiani il giorno di Natale o per gli altri giorni di festa andavano al ristorante: niente maxispesa, una telefonata per prenotare e via. Ma i ristoranti quest’anno saranno chiusi, a meno di non andare in albergo e farsi servire la cena o il pranzo rigorosamente in camera, perché questo è consentito.
In molti osservano che anche la Germania ha scelto per le feste la linea del rigore. Verissimo e forse raccoglieranno gli stessi frutti dell’Italia, visto che anche loro a ottobre hanno preferito scuole e ed esercizi commerciali aperti, con la Merkel che ieri almeno ha riconosciuto che «le misure non hanno funzionato».

Morale: se la stretta natalizia sarà confermata, è assai probabile che avremo una forte ripresa dei contagi e a seguire del numero dei morti e degli ospedali saturi. È certo, però, che aumenteranno i malumori e che dal 1° gennaio moltissimi esercizi commerciali non riapriranno più, con centinaia di migliaia di famiglie sul lastrico e l’inevitabile richiesta di altri ristori. Ma fino a quando le casse statali, già sfondatissime, potranno reggere l’emorragia provocata dai ristori? È vero che il governo sta lavorando per trasformare di fatto il famoso Recovery fund in un maxi fondo per spese di ogni tipo, ma l’economia – come l’algebra – è piuttosto prevedibile se si tiene conto di tutte le variabili in campo e non solo dei numeretti che entrano in un algoritmo.

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