Martedì 26 Gennaio 2021 | 14:12

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Nuovo allarme per il Sud. Già soffre di più il Covid perché anche quest’anno lo Stato ha finanziato la sua sanità con un miliardo in meno rispetto al Centro Nord

Asili nido e treni al Sud no autonomia per il Nord

Nuovo allarme per il Sud. Già soffre di più il Covid perché anche quest’anno lo Stato ha finanziato la sua sanità con un miliardo in meno rispetto al Centro Nord. Già soffre di più la scuola a distanza perché i ragazzi senza computer a casa sono più del doppio rispetto al Centro Nord. Già secondo il Censis sono soprattutto al Sud i 5 milioni di italiani che fanno fatica a garantirsi ogni giorno pasti <decenti>. Già la Svimez prevede che nei prossimi due anni il Sud crescerà quattro volte meno del Centro Nord. E invece di cercare di rimediare allo scandalo delle due Italie, cosa si fa? Si rilanciano nella legge di bilancio sia il federalismo fiscale senza ancòra calcolare il livello minimo di servizi da assicurare al Sud. Sia l’autonomia rafforzata che farebbe diventare sempre più ricche le tre regioni già più ricche, a danno del resto del Paese. Non deve passare.

Il federalismo e l’autonomia nella legge di bilancio significano che, mettendo la fiducia nella votazione in parlamento, tutto passa senza discussione e senza emendamenti. Tradendo la principale attesa non solo del Sud ma anche della decenza politica. E cioè che undici anni dopo siano rispettati quegli impegni del federalismo fiscale che lo stesso nord-leghista Calderoli ritenne essenziali e doverosi per il Sud. Da un lato la perequazione infrastrutturale, a cominciare dalla prima condizione per lo sviluppo di un territorio: il treno. Poi il calcolo dei Lep (livelli essenziali di prestazioni) che consentano finalmente a un cittadino di Brindisi o di Matera di avere gli stessi servizi (dagli ospedali, alle scuole, ai bus urbani appunto) di un cittadino di Brescia o di Verona. E restituiscano al Sud quei 61 miliardi all’anno (170 milioni al giorno, 5 miliardi al mese) di spesa pubblica che gli spetta e che invece finisce al Centro Nord.

Negli undici anni in cui i governi hanno fatto finta di niente, con la spesa storica si è continuato a dare tutto a chi storicamente lo aveva sempre bellamente ricevuto: il Centro Nord. E’ la storia, bellezza, e tu non puoi farci nulla, direbbero imitando la battuta di un film che non c’entra nulla. Con una spesa pubblica che anche il rapporto Svimez 2019 di qualche giorno fa ha confermato iniqua, non bastasse la denuncia dei Conti pubblici territoriali. Tipo i Lea, livelli essenziali di assistenza, che riguardano la salute di ciascuno di noi specie nell’incubo di una terapia intensiva.
Il miliardo in meno dello Stato anche quest’anno al Sud grida vendetta non solo per i suoi presupposti iniqui e inesistenti. Ma perché fa trovare il Sud senza mezzi e uomini sufficienti di fronte alla pandemia. Cioè in un campo che fa la civiltà di un Paese. Non da meno la scuola, altro indice di civiltà. Asili nido al Sud per il 13,5 per cento della popolazione e per il 32 per cento nelle altre regioni. Spesa per ogni bambino da 0 a 2 anni dai 1300 euro in media al Centro Nord ai 277 del Sud. Ma a questi bambini, glielo hanno detto quando sono nati? Tempo pieno per il 46 per cento degli alunni del Centro Nord, per il 16 per cento di quelli del Sud. Ma che peccato hanno fatto al Sud?

Ancòra. Gli impegni presi dai ministri Boccia e Provenzano prevedevano un calcolo dei Lep che non solo fosse preliminare rispetto all’autonomia. E’ invece fondamentale proprio per eliminare le paurose disparità viste. Senza che con l’autonomia avessero nulla a che fare, visto il collegamento pretestuoso fatto da chi aveva a cuore solo Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna e il loro sogno di trattenere le tasse dei loro cittadini sottraendole allo Stato e al resto degli italiani. Ciò che creerebbe un’Italia maggiore e un’Italia minore. Un’Italia prima e un’Italia seconda. I Lep sono fermi dal 2009, quindi perché farli dipendere da altre condizioni?

Già pericolosissimo un cronoprogramma iniziale che prevedeva l’autonomia sùbito e i Lep entro un anno nel Paese in cui per fare una strada ci mettono 15 anni. Poi ha fatto irruzione il virus. Ora la legge di bilancio sembra riproporre sia federalismo fiscale più avanzato sia autonomia senza una sola parola sui Lep. Con qualche ipotesi ascoltata tempo fa di finanziarli col Recovery , quello che una volta esaurito torni indietro? Mentre per la perequazione infrastrutturale tempo fa si è parlato di 5 miliardi, coi quali fai solo qualche chilometro di alta velocità ferroviaria. Di nuovo sul Sud pende aria di fregatura.

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