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Se a scuola cade l'occhio sulle nudità di Artemide

Una riflessione dopo che la vicepreside di un Liceo romano, in occasione della riapertura delle scuole, ha deciso di rivolgere una raccomandazione alla studentesse

Se a scuola cade l'occhio sulle nudità di Artemide

La vicepreside di un Liceo romano, il «Socrate», nell’occasione della riapertura delle scuole per avviare l’anno scolastico 2020-2021, ha deciso di rivolgere, immagino con il fervorino di auguri e ottimi auspici, una raccomandazione alla studentesse.
Ripeto: è stato in occasione dell’avvio del nuovo anno «scolastico», non per inaugurare la stagione autunno-inverno della moda giovanile e femminile.

La raccomandazione alla studentesse, non una ramanzina, come si diceva una volta, era quella di cercare, nei limiti del possibile, di vestirsi compostamente, attente a non esibire il proprio corpo, le proprie bellezze, non, per lo meno in maniera impudica. Mi rendo conto che ho esagerato con il velato rimpianto di modi e stili d’altri tempi. Ho detto «bellezze» e «impudica». Non ho letto integralmente il testo dell’orazione della signora vicepreside e dico «signora» molto convinto perché ne ho appreso il senso. Purtroppo non mi è riuscito di trovare il testo autografo dell’ammonimento della signora vicecapo d’istituto, ma chi ha riferito il caso ai giornali ha citato una frase impegnativa, diciamo, ancorché, forse, resa scorretta dal punto di vista dell’uso della buona lingua italiana, dal delatore progressista.

La raccomandazione della professoressa verteva, si arguisce dalle denunce dei delatori, sul modo di vestire delle studentesse e, forse, anche degli studenti, dando per scontato che studino, non per il semplice fatto che frequentino le aule scolastiche.
Questo, almeno si evince. Insomma la professoressa ha raccomandato alle ragazze di scegliere un abbigliamento sobrio e di evitare, implicite, secondo lei, provocazioni della libidine, sempre in agguato, dei maschi. Tra questi la prosa della vice preside, dando per scontate ed, evidentemente accettabili, le attenzioni di compagni e compagne, individua, implicitamente, come particolarmente sordidi negli sguardi, i professori. Cito dalle fonti studentesche: «Altrimenti ai professori cade l’occhio». La vivida prosa giovanile e popolare ha reso patetico l’appello della professoressa.
E i giornali afflitti da un complesso di parità, come direbbe Flaiano, per non sentirsi inferiori a nessuno, gettano il cuore oltre il buon gusto, esagerando, istigando, intervistando.

Resta da capire se agli studenti sia concesso che cada il loro occhio. Perché, allora, se anche la laida rovina metaforica della pupilla studentesca va scongiurata, mi domando perché una giovane donna vorrà mostrar la sua bellezza. «Per piacere a se stessa!». Sento già il coro di risposta. Non oso controbattere, ma mi piace raccomandare la lettura di qualche appunto sugli archetipi della mitologia classica che molto possono spiegare dei modi di comportamento archetipo e, quindi non relegati nelle biblioteche e nella memoria collettiva dei popoli.
Le ragazze che, in interviste sul caso di cronaca, hanno dato risposte intelligenti, anche se molto esasperate da mode socioculturali un poco stantie, non faranno fatica a fare una ricerca sul mito di Diana, Artemide per i Greci. Regalo loro uno spunto.

«Artemide non si sposò mai, né si può definire la metà di una coppia».
«Essa era integra in se stessa, rappresenta la donna che a se stessa sa badare, indipendente. Non ha bisogno del consenso e dell’approvazione di figure maschili. Non ama la vita di società: nella mitologia il suo habitat non era la polis, tanto meno il Peripato aristotelico, bensì la foresta, lontana da sguardi indiscreti».
Non la scuola, dunque, amerebbe, Artemide, né, suppongo, oggi, le strade, la città, il trambusto moderno che è così lontano e diverso dalle ariose solitudini dei Parnasi d’altri tempi mitici. In quelle plaghe le donne, anche se divine per nascita, erano, talora costrette al confronto non sempre elegante coi bramosi sguardi del maschio rapinoso. Ai professori di oggi, a sentire la minacciosa raccomandazione della vicepreside «cade l’occhio» (anzi, una versione più spicciativa aveva riferito «gli cade l’occhio» con fastidioso pleonasmo), ai pastori e cacciatori del mito toccava la freccia di Cupido e la brama inestinguibile. Non tutte le dee di una tempo sopportavano questo. Non erano tutte Venere callipigia.

Aggiungo a questa citazione tratta da un catalogo degli Olimpicoli che non sarà sicuramente ignoto agli studenti del Liceo «classico e scientifico» Socrate, un suggerimento: vadano a rileggere la favola di Atteone.
Costui era un cacciatore di rara abilità sorretta e accudita da una muta di cani abilissimi e mordaci. Molto affezionati al padrone. Alla muta e ad Atteone capitò, inopinatamente, di irrompere in una radura che ospitava un laghetto di fresca acqua limpida in cui Artemide-Diana stava prendendo il bagno nuda come mamma sua, Latona, l’aveva fatta. La sublime cacciatrice di tutto, salvo che di maschi, non tollerò il bel cacciatore a cui «gli» era caduto l’occhio e, per punirlo, lo trasformò in cervo. I cani non riconobbero in quella preda il loro padrone e lo straziarono.

Quando lessi e tradussi questa favola trovai spropositata la punizione di Atteone e fortemente antipatica Diana. Atrocemente banalizzando, mi domandai la ragione della pretesa di Artemide di fare il bagnetto ignuda senza voler accettare di essere «per errore» contemplata da un passante. O che doveva fare, poveraccio? Urlare di raccapriccio e scappare per affogarsi insieme a Narciso che, da qualche parte nei boschi del mito, stava annegando nel torrente nell’intento di raggiungere l’unico essere che poteva amare e, cioè, se stesso riflesso nelle acque tentatrici e mendaci?
Buona lettura, cari studenti del Liceo Socrate. Forse ravviserete qualche buon argomento, non per ubbidire ciecamente alla raccomandazione della vicepreside, ma per usare il buon senso e cercare di «andare a scuola», non a spasso per boschi inesistenti sostituiti dal consumismo spicciolo e di cattivo gusto. Artemide era antipatica.

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