Giovedì 11 Agosto 2022 | 14:45

In Puglia e Basilicata

La riflessione

Se anche Sarah Scazzi finisce in una fiction

Avetrana, l'omicidio di i Sarah Scazzi diventa serie Tv e documentario

Il compito al regista bitontino Pippo Mezzapesa. Ma per una volta, quella che andrà in tivù non sarà la Puglia da spot. Sarà una Puglia diversa, fatta di cronaca, di violenza, di tragedia, di morte e, in questo senso, accomunata a qualunque provincia italiana, per non dire a qualunque parte del mondo

11 Agosto 2020

ugo sbisà

Diciamo la verità, fino al 26 agosto del 2010, per la maggior parte degli italiani Avetrana era uno dei tanti «anonimi» comuni del Belpaese e forse, interrogati sulla sua posizione geografica, gli stessi pugliesi avrebbero esitato prima di collocarlo nel Tarantino.

Nessuno immaginava che il suo nome sarebbe rimbalzato sulle pagine di tutti i quotidiani e nei titoli dei telenotiziari per uno dei casi di cronaca più seguiti - e ancora più intricati - degli ultimi anni, il delitto di Sarah Scazzi. Non staremo qui a ricostruire tutta la complessa vicenda sulla scomparsa dell’adolescente tarantina, poi rivelatasi appunto un omicidio consumato in famiglia. 

Una vicenda sulla quale la magistratura ha fatto luce dopo indagini lunghe e complesse e che, malgrado due condanne, vede tutt’oggi Cosima Serrano e Sabrina Misseri, zia e cugina della vittima, continuare a proclamarsi innocenti, a differenza dello zio Michele, che invece insiste a dichiarare di essere l’unico colpevole.

È una notorietà sinistra - oltre che immeritata - quella guadagnata da Avetrana, i cui cittadini avrebbero certo preferito continuare vivere in un paesino «sonnolento» come molti luoghi delle nostre province e che invece si sono visti proiettati al centro di quello che è stato definito un «reality dell’orrore», con tour di curiosi provenienti finanche da fuori regione per immortalarsi con l’immancabile selfie sulle «scene del crimine». Per non dire delle telecamere televisive: ogni rete, pubblica o privata, nazionale o locale, ha dedicato al caso dibattiti, approfondimenti, curiosità morbose, nella ricerca di quella verità mediatica fin troppe volte in bilico tra il reperimento di notizie inedite e qualche mezzo punto in più di audience.

Era il 26 agosto del 2010, un agosto caldo come quello che viviamo in questi giorni, ancora frastornati dal post-quarantena e intenti a seguire il bollettino dei contagi con la stessa attenzione con la quale i britannici si dedicano alle previsioni del tempo.

E dopo dieci anni, sembrava quasi che quella storiaccia l’avessero dimenticata in molti, tranne chi, ovviamente, ne era uscito con il cuore spezzato. Ma non avevamo fatto i conti con l’altra televisione, quella della cosiddetta fiction-verità, sempre più affamata di casi di cronaca da raccontare, talvolta romanzandoli, talaltra invece ricostruendoli con delle narrazioni che, pur non discostandosi dalla verità, cercano di renderla avvincente come un film. È la fiction che ci ha raccontato degli arresti di mafia, di Brusca e Buscetta, di Falcone e Borsellino, di Vallanzasca, ma anche dello scandalo della Banca romana o di tante storiacce della provincia italiana, di quei delitti che coniugano mirabilmente sangue, sesso e soldi, ovvero tre delle cinque «S» (le altre due sono sport e spettacolo) che un tempo si diceva attirassero la curiosità dei lettori di quotidiani. E che funzionano anche sullo schermo, piccolo o grande che sia, assolvendo in alcuni casi al ruolo civile di ricordare eventi tragici di storia italiana, in altri di risvegliare quella pruderie, quel voyeurismo che ci porta a ficcare il naso nelle vicende altrui non appena ce ne viene offerta l’occasione.

Il compito di girare la fiction sul caso Scazzi toccherà al regista bitontino Pippo Mezzapesa (ne parla il nostro Livio Costarella nel servizio pubblicato in Spettacoli) e farà sicuramente un buon lavoro. Ma per una volta, quella che andrà in tivù non sarà la Puglia da spot, quella dei libri di Luca Bianchini, quella, sia pure noir, che fa da sfondo ai racconti - e alle loro versioni televisive - dei nostri Carofiglio o Genisi, né tantomeno quella che è talmente piaciuta a Ron Moss, l’ex Ridge di «Beautiful», da indurlo a girarci un film. Sarà una Puglia diversa, fatta di cronaca, di violenza, di tragedia, di morte e, in questo senso, accomunata a qualunque provincia italiana, per non dire a qualunque parte del mondo. Perché se i paesaggi possono essere unici, gli uomini, purtroppo, talvolta non lo sono. E quando violano la vita del prossimo non c’è né cittadinanza, né residenza che tenga, perché la violenza abita ovunque. Raccontiamola pure, allora, ma per ribadire il valore della vita. A quello serve la fiction verità.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725