Martedì 07 Luglio 2020 | 18:49

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E altre Regioni meridionali imitino quanto fatto in Sicilia: un contributo di 1200 euro per ogni rientro

Tornate da  Nord a studiare nelle università  del vostro Sud

«Cu resta arrinasci», chi resta rinasce. Ragazzi che studiate in università del Nord, tornate al Sud. E altre Regioni meridionali imitino quanto fatto in Sicilia: un contributo di 1200 euro per ogni rientro. Sarà sempre meno facile continuare a fare i fuorisede. Sarà sempre più difficile per le famiglie sostenere le spese per mantenere i figli fuori. E se già diecimila giovani siciliani (su 57 mila) hanno accolto l’appello, ci pensino tanti altri se lo stesso incentivo sarà imitato nel resto del Sud. Ora più che mai il Sud ha bisogno di loro.

Ora più che mai serve la loro energia per ricostruire un futuro. Ora più che mai non fa bene al Sud disperdere risorse né talenti. E le università del Sud riaprano col nuovo anno accademico, visto quanto meno il Sud abbia cicatrici da virus. Il Sud può consentirsi di smetterla con le lezioni a distanza

Scontato che l’iniziativa siciliana non piacesse ai rettori del Centro Nord. Nessuno vorrebbe rinunciare a iscrizioni nel momento in cui il dopo-Covid fa temere un loro calo ovunque di almeno il 20 per cento. Hanno parlato di <dumping>, cioè concorrenza giocando al ribasso delle tasse.

Ma tralasciando il <dumping> del quale beneficiano da anni, grazie agli iniqui criteri che le avvantaggiano nell’attribuzione dei fondi statali. E <dumping> di certe classifiche a loro favore già ampiamente denunciate per parzialità e faziosità se non per dolo, ma sempre troppo resistenti quanto più bugiarde. Ma che orientano le scelte di tanti ragazzi del Sud.

I criteri di spesa del Fondo unico nazionale impoveriscono le università del Sud non solo di sedi e laboratori e biblioteche, ma anche di <offerta formativa>, cioè corsi e docenti. Scatenando una <tratta degli studenti> da parte del Nord, venite da noi che abbiamo di più. Un accaparramento favorito dalla mancanza di equità e che accentua il divario tanto quanto più è intenso. Aggiungendovi anche gli effetti collaterali, non solo prendersi ragazzi <chiavi in mano> perché la loro formazione è stata pagata dal Sud.

Ma di prendersi ma anche tutta la loro spesa per vivere fuori. Dalle tasse universitarie, al vitto, all’alloggio, allo spritz, tutto è sottratto alle loro città caricandone del peso le famiglie. Tre miliardi all’anno, ha calcolato la Svimez. Una trappola non solo economica ma psicologica. Perché chi non parte sarebbe uno sfigato come se la norma fosse partire. Invischiando anche migliaia di giovani di Puglia e Basilicata, che pure contano su cinque università e un politecnico d’avanguardia.

L’iniziativa siciliana tende a eliminare la discriminazione di partenza, ti diamo noi quanto lo Stato non dà. Imitata per ora parzialmente dalla Puglia col contributo di 500 euro a testa per l’acquisto di tecnologie, così come i 250 euro della Campania. E come l’anticipo delle borse di studio in Sardegna. Non giusto in un Paese in cui dovrebbe essere appunto lo Stato a trattare tutti allo stesso modo.

Ma legittima difesa a favore di ragazzi che devono essere messi nella condizione di poter competere alla pari con gli altri. E che come gli altri devono, nell’interesse di tutti, poter contribuire allo sviluppo della loro terra non solo di quella altrui. Specie mentre anche i decreti di rilancio penalizzano ancòra una volta il Sud che già lo era. Perché non puoi ritenere di essere equo se dai lo stesso aiuto al ricco e al povero. Più che equità, è truffa.

E a settembre si torni in classe nelle scuole del Sud, e si torni in aula nelle università del Sud perché al Sud il virus è stato combattuto meglio. Non ci sono pur sacrosante misure di sicurezza che non possano e non debbano consentirlo quando si parla di formazione e di cultura. Non esistono né se né ma. Non solo per non penalizzare il Sud già penalizzato dalle classi-pollaio, dai soffitti che cadono, ora dal divario di mezzi tecnologici a disposizione nell’era forzata delle lezioni a distanza. Laddove il sapere non si trasmette solo con la parola ma con lo sguardo e lo stare insieme sia pure a un metro.

In un Paese che aveva la possibilità di farsi perdonare (se non ora, quando?) la minore spesa per la scuola in Europa. E farsi perdonare uno svantaggio del Sud che finora ha escluso uno scolaro o un alunno su tre da un video anch’esso discriminatorio come sempre.

Per questo altri al Sud dovrebbero seguire l’esempio della Sicilia. Più che l’ennesima occasione per continuare a penalizzare il Sud, l’epidemia deve essere l’occasione per tenersi a casa quei giovani ora costretti a spopolarlo e impoverirlo. Che vogliano rimanere, lo dimostrano i diecimila ragazzi siciliani che torneranno indietro. Non sono molti ma neanche pochi. Sono soprattutto un piccolo grande inizio di qualcosa.

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