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Servono misure economiche straordinarie che prevengano gli scenari più cupi e che provino a bilanciare gli effetti già prodotti, circoscrivendone i danni

Conte ottiene la fiducia alla Camera con 350 voti a favore, 236 contrari e 35 astenuti

Va considerata con interesse la decisione del premier Conte di consultare i leader delle opposizioni prima di varare il piano nazionale di contrasto alla diffusione sul territorio nazionale del coronavirus. Un’emergenza sanitaria subdola e delicata come quella dovuta ad una pandemia non può essere affrontata se non intrecciando soluzioni operative proposte da parte sia di istituzioni nazionali sia di istituzioni territoriali, a partire dalle regioni in cui Covid19 ha fatto registrare il numero più elevato di casi: Lombardia e Veneto. Entrambe sono regioni amministrate dalla Lega, dunque dal partito che più si oppone all’attuale esecutivo.

Di certo restano in piedi alcuni interrogativi come il perché fino a qualche giorno fa la possibilità di un contagio potenzialmente vasto non sia stata valutata nella giusta misura ed il perché siamo il Paese europeo con il numero maggiore di casi e di vittime, ma la filosofia della “adeguatezza” e della “proporzionalità” delle misure varate o da varare si manifesta come criterio di ragionevolezza e di buon senso, almeno nell’immediato e nella prospettiva più a breve termine. Negli ultimi giorni Conte e il ministro della Salute Speranza sono stati costretti a difendersi dalle critiche di Pechino.

E dalle critiche di chi non aveva condiviso il blocco di tutti i voli diretti provenienti dalla Cina, anche se sappiamo che le vie d’accesso aeree sono tantissime e difficilmente controllabili. Nelle ultime ore essi hanno invece preso atto che gli si stava chiedendo conto del motivo per il quale non è stata disposta immediatamente la quarantena per chi rientrava dal Paese di Xi Jin Ping, come peraltro richiesto dal virologo Burioni, accusato da qualcuno in modo un pò frettoloso di catastrofismo fascio-leghista. La situazione è di una tale complessità che se da un lato è più che legittimo invitare i nostri connazionali a non cedere al panico e all’allarmismo ingiustificato, dall’altro occorre non abbassare la guardia nemmeno di un millimetro e abituarsi ad usare molta flessibilità nell’applicazione delle misure emergenziali. Gli elementi imprevedibili e imponderabili restano tanti, a partire dalla difficoltà di rintracciare il cosiddetto paziente zero, ovvero il paziente positivo dal quale la catena della diffusione del virus si è messa in moto in Italia.

E’ in nome dei principi di adeguatezza e proporzionalità che il piano nazionale è stato varato, con priorità alla tutela della salute degli italiani. Chi governa ha il dovere di contemperare interessi contrapposti, stabilendo una sorta di gerarchia degli stessi. È indubbio che quello alla salute è sovraordinato rispetto agli altri diritti, che pure hanno piena legittimazione giuridica e costituzionale. Bene ha fatto, perciò, Conte a concentrarsi su questo fronte nel primo decreto, annunciando di dedicare al prossimo consiglio dei ministri straordinario il varo di misure in grado di fra fronte anche all’enorme impatto economico di questo fenomeno.

Quello che si deve evitare è la divisione della politica. Un conto è confrontarsi anche su soluzioni diverse, un conto è rendere l’epidemia terreno di scontro tra i partiti. La strada migliore resta quella dell’assunzione di responsabilità politica ma sulla base di dati tecnico-scientifici che soltanto la comunità di esperti può suggerire, considerando i lati positivi e negativi. L’Italia ha la fortuna di poter poggiare su due solidissimi pilastri come il Servizio Sanitario Nazionale e la Protezione Civile, ma le decisioni devono essere prese senza cadere mai nella tentazione di rispedire al mittente proposte efficaci solo perché di provenienza dell’opposizione e di strumentalizzare a fini elettorali quanto deliberato dal governo nazionale. Pur nella diversità delle posizioni e dei diversi livelli di responsabilità, l’approccio più giusto è dunque quello della coesione nazionale e del senso di responsabilità, come autorevolmente ha invitato a fare il Capo dello Stato Mattarella.

Il piano prevede che le aree dei focolai vengano isolate e presidiate da forze dell’ordine e se necessario dall’Esercito (sempre pronto ad intervenire davanti alle emergenze), ma anche che si creino corridoi sterili per far entrare derrate alimentari e farmaci mettendo così i cittadini in condizione di approvvigionarsi e che vengano sospese tutte le attività nei comuni rientranti nella zona rossa dove non arriveranno più treni e mezzi pubblici a seguito della limitazione o della interdizione della circolazione. È il cosiddetto “modello Wuhan” (dal nome della città della Cina da dove tutto è partito) che per ora si applica alle zone di maggiore emergenza, ma che domani potrebbe estendersi anche in altri ambiti geografici se fosse necessario. In Lombardia e Veneto ieri si è fermato anche lo sport, il cui rilievo sociale nel nostro Paese non sfugge a nessuno.

Di grande importanza dovranno essere le misure economiche. Il Fondo Monetario Internazionale di fronte all’emergenza sanitaria ha ridotto dell’ 0,1% la stima di crescita mondiale per il 2020: quella prevista attualmente è del 3,2%. La Cina, sempre secondo queste previsioni, passerebbe dal 6% del mese scorso al 5,6% di quello in corso. Molto dipende dal tempo di prolungamento del virus e dalla sua reale diffusione. C’è preoccupazione a livello globale, europeo e nazionale. Dal contagio delle persone al contagio dell’economia il passo è breve. Secondo l’International Air Travel Association il coronavirus costerà alle compagnie aeree quasi trenta miliardi di dollari di mancati ricavi. Sofferenze sono previste anche in altri settori, come l’automotive e il luxury. Per quanto riguarda l’Italia, sappiamo che l’ultimo trimestre del 2019 si è chiuso con il segno meno e che le previsioni per l’anno in corso non vanno oltre lo 0,3%, contro lo 0,6% indicato dal governo nel documento programmatico. E ciò indipendentemente dalla pandemia. Il quadro potrebbe peggiorare proprio per gli sviluppi negativi in regioni italiane come Lombardia e Veneto, che contribuiscono in modo determinante alla formazione del prodotto interno lordo (il 31% del Pil). Se consideriamo le sole imprese operanti nel territorio della provincia di Lodi, ogni 24 ore va in fumo la cifra di 18 milioni di euro.

Servono misure economiche straordinarie che prevengano gli scenari più cupi e che provino a bilanciare gli effetti già prodotti, circoscrivendone i danni. Necessario approvare in fretta un piano straordinario, realizzato a seguito di una proficua collaborazione tra governo ed opposizioni. La politica resti unita.

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