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L’avevamo capito fin dal primo ascolto, alle prove generali aperte ai giornalisti, che la canzone di Diodato in gara a Sanremo 2020 poteva avvicinarsi al podio, tanto che a ogni sua apparizione sul palco dell’Ariston, nel corso delle serate, seguiva il tripudio in sala stampa. E invece il tarantino ha fatto di più, e da questo 70esimo festival si è preso tutto: il primo posto assoluto, il Premio della Critica, il Premio Sala Lucio Dalla, il Premio Lunezia per il miglior testo. La nostra regione con lui ha «fatto rumore», parafrasando il titolo del brano, e la vittoria dedicata alla sua Taranto è solo una delle tante cose che rimarranno nella storia di quest’edizione. A cominciare dalla bellissima figura della Puglia, con Diodato, certo, ma anche con Elodie, salentina adottiva, e Gabriella Martinelli e Lula, in gara fra le Nuove Proposte con Il gigante d’acciaio, sull’ex Ilva. Le due non raggiungono la finale, ma la loro energia non passa inosservata: sui social la potenza del messaggio, in cui raccontano anche «l’ingenuità dei nonni del capoluogo jonico, che giocavano da bambini con quelle polveri rosse, non sapendo da dove venissero», colpisce, e musicalmente piacciono così tanto da essere «adottate» da «L’altro Festival», in onda su RaiPlay tutte le sere dopo le puntate. Elodie, invece, si presenta più matura che mai: sempre di una bellezza disarmante, con un pezzo che mette finalmente in risalto la sua notevole vocalità e la proietta verso panorami musicali internazionali. Il successo di «Andromeda» nelle radio è già scritto.

Una Puglia che ha brillato anche con gli inossidabili Al Bano e Romina, insieme a Sanremo dopo 25 anni. Ed è un grande risultato per il nostro territorio pensare che ben due delle sette cantanti salite a sorpresa sul palco per presentare il concerto «Una, nessuna, centomila», contro la violenza sulle donne, siano salentine: Emma e Alessandra Amoroso, il 19 settembre a Campovolo (Re) in un evento unico con Laura Pausini, Fiorella Mannoia, Giorgia, Elisa, Gianna Nannini.
Ma sono tante le cose che ricorderemo di questo Sanremo 2020. Il secondo posto di Francesco Gabbani, risultato straordinario per un cantautore che dopo il trionfo nel 2017 ha fatto il salto di qualità, e riesce a portare una canzone d’amore profonda e gioiosa allo stesso tempo. I Pinguini Tattici Nucleari, medaglia di bronzo, ma anche gli Eugenio in Via di Gioia, Premio della Critica fra i Giovani, entrambe band di ragazzi talentuosi che meritavano di farsi conoscere dal grande pubblico. L’immensa classe di Tosca, che finisce sesta regalando performance tecnicamente impeccabili e commoventi, segno che le canzoni di Sanremo «vecchio stile» piacciono ancora. L’affaire Morgan-Bugo, di cui resta solo l’amarezza della fine (speriamo temporanea) di una sincera amicizia tra i due. L’energia di Piero Pelù, in assoluto quello che si è divertito di più sul palco, e la grinta di Rita Pavone e dei suoi 74 anni. Il ritorno all’Ariston di Irene Grandi, Le Vibrazioni, Gualazzi, Zarrillo, con brani che convincono ascolto dopo ascolto. I look eccentrici di Achille Lauro, che porta in tv la libertà di genere. La voce di Tiziano Ferro, gli show di Fiorello. La durata, forse eccessiva, delle serate, unico neo di un festival targato Amadeus praticamente perfetto, giustificata in conferenza stampa dal pretesto dei 70 anni di kermesse, che meritavano un giusto festeggiamento. Che sia o meno Amadeus-bis nel 2021, questi auguri, meritati, li abbiamo cantati, e continueremo a cantarli a lungo.

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