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Potenza dei numeri... Ma caro Sanremo ogni tanto emozionaci

«No, io non vedo mai Sanremo», eppure la kermesse continua a registrare boom di ascolti: nella prima serata ci sono state 10 milioni e 480mila persone incollate per ore alla Tv, con uno share del 52,2%

Il palco di Sanremo attende il via: tutte le curiosità sulla Gazzetta

«No, io non vedo mai Sanremo»: lo dicono tutti. Ma un occhio sbilenco sugli abiti (quest’anno poco succinti!), sui nudi (quest’anno finora solo un uomo in tutina e paillettes, Achille Lauro) c’è sempre. Un orecchio distratto ai motivetti e uno attento alle polemiche c’è sempre. Altro che «non vedo mai Sanremo». Forse si spiega così il boom degli ascolti della prima serata: 10 milioni e 480mila persone incollate per ore alla Tv, con uno share del 52,2%.

Pensate che - poveri giornalisti! - il Tg1 delle 20, che anticipa il Festival, ha radunato quasi 7 milioni di ascoltatori, raggiungendo il suo record stagionale. Le canzoni che fanno da spinta alle notizie: così va il mondo. Ma che almeno non si dica «non vedo mai il Festival», con quell’aria un po’ scocciata.
Forse nemmeno della riunione dei Grandi sul Clima si è parlato così incessantemente prima che cominciasse. Da un mese non si parla che di Sanremo e delle gaffes del povero Amadeus, che nulla più di un presentatore è, ma che sembra passato dai quiz alle interrogazioni del preside. Ormai sul palco sta attento a tutto quello che legge sul monitor (chi lo chiama più «gobbo»?) e non si sbottona di un millimetro, lasciando l’ironia al Maestro Fiorello e ritagliandosi quel ruolo di annunciator cortese, ora con la bella Rula, ora con lo stesso Fiorello travestito da Maria De Filippi (se fossimo in politica, sarebbe un endorsement nei confronti di Mediaset...).

La Tv, i social, le interrogazioni parlamentari: la «cattiva maestra», come la definiva Karl Popper oltre vent’anni fa, quando Amadeus era ancora a fare provini, è ormai una specie di dinosauro inestinguibile che si ciba del mondo e di se stesso. È capace di macinare e ingoiare polemiche, le quali a loro volta saranno riprese dai media, commentate e tweettate nella Rete e rimescolate a valanga nelle altre trasmissioni Tv, tra fiumi di pubblicità e compensi milionari. Se Amadeus non avesse fatto le gaffes sulle donne, se Junior Cally (cantante orrendamente mascherato) non avesse cantato gli stupri, se Rula non avesse avuto la pelle scura, se la fidanzata di Valentino Rossi fosse stata la ragazza di un parcheggiatore, insomma, che sarebbe rimasto del Festival?

E allora, che dire, godiamoci polemiche, gossip e festival, tanto alla fine il «minestrone» funziona. Le serate ventose si passano a casa, con Tv e cellulare in mano, pronti a pontificare su tutto e su tutti. Ricordiamoci che però di un Festival canoro si tratta e ascoltare una bella canzone, quando c’è, fa bene. Fa niente se Diletta Leotta si porta la nonna in platea; fa niente se Marco Masini è un po’ tirato e se Riki (per chi lo conosca) non emoziona per nulla. Sì, fa niente perché, in fondo, qualche bella canzone c’è: da Irene Grandi a Le Vibrazioni, da Elodie al tarantino Diodato. Per non parlare della canzone sulla polvere rossa dell’Ilva firmata dalla rossa Gabriella Martinelli (di Montemesola) e da Lula, Il gigante d’acciaio, ingiustamente esclusa.
Chi vince? Per ora solo voci. Elodie e Diodato sono in pole position , ma c’è chi segnala pure Anastasio e - tutina nude look a parte - la bella Me ne frego di Achille Lauro che colpisce. In realtà, finora, ha vinto la bella Rula Jebreal col suo monologo anti-femminicidi, tra l’altro scritto da due giovani di Castellana Grotte. Sanremo è sempre più specchio dei tempi, questa volta un po’ tristi, violenti, rabbiosi. E però la canzone è poesia: ai 10 (dico 10) milioni di spettatori non resta che un grido: Sanremo, emozionaci!

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