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Come fa un giovane brillante e ambizioso a rimanere in un Paese che giudica il merito come una colpa, tanto è vero che lo scoraggia o lo tassa (è uguale) con la voluttà di una pornostar

L'andirivieni in Europa tra Italia e italiani

Giuseppe De Tomaso

E poi ci si meraviglia se quasi tutti i ragazzi più bravi scappano all’estero. E poi ci si chiede come mai l’Italia non presti attenzione, come si deve, alla sua borghesia delle professioni. Come fa un giovane brillante e ambizioso a rimanere in un Paese che giudica il merito come una colpa, tanto è vero che lo scoraggia o lo tassa (è uguale) con la voluttà di una pornostar? Guai a studiare in Italia, si rischia di fare carriera con le proprie qualità, il che potrebbe comportare, per gli sfortunati sgobboni, l’ingresso nel club dei «ricchi», fascia tributaria da falcidiare senza pietà, prima appesantendo la progressività dell’imposizione fiscale e poi eliminando anche il più piccolo sconticino in occasione della dichiarazione dei redditi.

Per non dire di tutti quei sostanziosi benefit elargiti a evasori e imboscati, solo perché abili a mimetizzarsi nelle fasce di reddito più modeste.

Allora. Come si fa a convincere un giovane di belle speranze a restare nella Penisola, quando già il presente e, figuriamoci, il futuro lo sconsigliano vivamente? Eppure la litania non cambia: bisogna mettere i neolaureati nelle condizioni di non scappare all’estero o tutt’al più bisogna metterli nelle condizioni di tornare al più presto. Bisogna dare loro una prospettiva.

Finora, era soprattutto il Mezzogiorno d’Italia il serbatoio del Grande Esodo. Ora il fuggi-fuggi giovanile si va imponendo anche al Nord. Nell’Italia ricca solo due neolaureati su dieci in materie scientifiche si sistemano in zona. Il resto (otto su dieci), come dimostra il report presentato dalla Fondazione Leone Moressa, cerca e trova occupazione oltre frontiera.

Che qualcuno possa o voglia fuggire dal Mezzogiorno ci sta. Qui il lavoro latita e quando c’è non è di facile aggancio, se l’aggancio non è quello giusto. E meno male che c’è il sole, oltre al cibo straordinario, altrimenti il Meridione si ritroverebbe forse più buio (oltre che desertificato) del lato nascosto della Luna.

Ma che qualcuno possa o voglia fuggire dal Settentrione che pure presenta aree industriali da primato mondiale, beh la cosa è assai più sorprendente e genera altri interrogativi. Anche se la classe politica non sembra particolarmente preoccupata.

Perché, allora, la Grande Fuga dei cervelli vede addirittura in testa la straricca Lombardia? Di sicuro all’estero vengono offerte ai giovani italiani prospettive di lavoro meno precarie e più redditizie. Il che è sotto gli occhi di tutti.

Ma questa risposta non basta a spiegare una fuoriuscita di massa, di proporzioni bibliche. Gli è che, dappertutto, i giovani più intraprendenti hanno fiutato l’aria: in Italia guai a studiare e lavorare di più, guai a emergere, guai a cercare di guadagnare ancora, le fregature e gli incentivi sono in agguato, l’egualitarismo una volta ideologico e adesso clientelare è così profondo che nessun attrezzo riuscirebbe mai a estirparlo. Di conseguenza, meglio espatriare, così non si corre il pericolo di aggiungere al danno la beffa: la beffa di una tassazione punitiva verso i più volenterosi e laboriosi, colpevoli di consegnare il 60 per cento delle loro entrate al Fisco, oltre che di pagare la contribuzione anche per quelli che non scuciono un euro.

Togliere le detrazioni fiscali (su salute eccetera) ai presunti ricchi equivale ad aumentare il carico impositivo nei loro confronti.

Togliere le detrazioni ai presunti ricchi è altamente diseducativo, dal momento che disincentiva tutti a impegnarsi e a progredire di più: perché dovrei dare l’anima sul lavoro se rischio persino di ridurmi, così facendo, lo stipendio mensile?

Poco più dell’uno per cento dei contribuenti, in Italia, dichiara di guadagnare più di 120mila euro lordi l’anno. Possibile che siano così pochi, alla luce di tutti i macchinoni che circolano per le strade e di tutti i ristoranti chic mai in crisi? La verità è che quell’uno per cento di contribuenti oltre i 120mila euro sta in regola con il Fisco mentre i veri ricchi sfuggono ad ogni radar e se ne impippano di ogni crociata anti-evasione. Tanto, nessuno li tocca o li scova.

Invece, cosa fanno da sempre tutti i nostri bravi governanti? Torchiano con malcelata libidine proprio quell’uno per cento di fedeli alla causa della legge e della legalità. Così, costoro, imparino la lezione e la smettano con le fisime della trasparenza e della sincerità fiscale, e si industrino invece a studiare tutte le scappatoie e scorciatoie in grado di aggirare le norme.

Lo Stato, attraverso i detentori del Potere, vuole e ama presentarsi spesso come il Grande Educatore (termine di per sé già piuttosto inquietante, tipico di uno Stato Etico). Nei fatti, invece, agisce come il Grande Diseducatore, come colui che da un lato emana proclami ed editti contro le frodi fiscali e dall’altro crea le condizioni perché l’evasione si estenda all’infinito, e perché anche i risparmi più blandi scappino all’estero insieme con i ragazzi più promettenti e dinamici di Nord e Sud.

Giuseppe De Tomaso
detomaso@gazzettamezzogiorno.it 

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