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Quella fretta di dare subito la parola agli elettori

Un anno e mezzo fa, proprio come oggi, eravamo alle prese con il rebus governo

Lega - 5 stelle una tregua fondata sugli equivoci

Luigi Di Maio (M5s), 31 anni, e Matteo Salvini (Lega), 45 anni

È sorprendente vedere a volte come la Storia sembri somigliare a se stessa. Un anno e mezzo fa eravamo alle prese con il rebus governo. Nelle urne gli italiani avevano costruito un triangolo: centrodestra, la sorpresa M5S e il Pd con i suoi eterni «cespugli». Il triangolo è una figura geometrica indeformabile: una volta dati i tre lati non esiste modo di costruire qualcosa di diverso. Per questo se ne fa largo uso in edilizia: ponti e tetti si reggono grazie a questa struttura.
Con il triangolo politico disegnato dalle urne nessuno era in grado di governare da solo e non s’intravedeva alcuna possibilità di alleanze. Tutti non potevano fare altro che affidarsi a Mattarella. Allora come oggi.

Fu la scelta di Matteo Salvini a sbloccare la situazione: si sfilò dal centrodestra – con il placet di Berlusconi – e siglò un contratto di programma con i 5Stelle. Il triangolo non era più tale perché all’improvviso uno dei tre lati era diventato più lungo degli altri due messi insieme.
Oggi siamo allo stesso punto e il protagonista è sempre Salvini. Ieri al Senato, con una mossa estrema, ha dichiarato che la Lega è pronta a votare la legge costituzionale sul taglio dei parlamentari per andare subito dopo al voto. Un’offerta tanto sorprendente quanto allettante per i 5Stelle, che della riduzione dei parlamentari hanno fatto la loro linea Maginot. Ma anche un modo per mandare subito in frantumi l’ipotesi di un’alleanza fra M5S e Pd.

Per ora Di Maio e i suoi rilanciano e chiedono che sia ritirata la sfiducia a Conte. Ma non sembra che per ora ci sia consenso, visto che è in calendario per la discussione al Senato il 20 agosto, come deciso lunedì dai capigruppo e come ha confermato ieri il voto dell’Aula, che ha messo in minoranza la Lega in favore di un inedito asse Pd-5Stelle-Leu-Misto.
Dunque siamo ancora alle prese con il problema del triangolo. I tre lati sono sempre gli stessi, ma la prospettiva è oggi quella imposta dal voto per le Europee: centrodestra con la Lega esaltata al 42 %; i 5Stelle ancora frastornati ma ostinati a non cedere su questioni come tav, taglio dei parlamentari, anticorruzione; terzo lato il Pd, sempre più diviso e secondo alcuni addirittura sull’orlo della scissione, la cifra storica della sinistra italiana. Ieri però Zingaretti, forse spaventato o forse ammonito dal successo dell’iniziativa di Renzi di aprire a Di Maio, ha ammorbidito la sua iniziale opposizione al progetto di una maggioranza giallorossa.

Sul tavolo ora ci sono quindi tre ipotesi: quella lanciata ieri da Salvini (voto sul taglio dei parlamentari, apertura della crisi ed elezioni subito); apertura della crisi e governo di transizione che consenta di preparare la manovra finanziaria e di andare senza affanni alle elezioni in primavera, magari accorpando Politiche e Regionali; crisi e subito elezioni.
Salvini continua a premere perché comunque si vada alle urne in ottobre, ha sfiduciato Conte per questo. Ha necessità di capitalizzare i consensi ottenuti alle Europee ma rimasti virtuali in Parlamento. Insomma deve fare in fretta, tanto da aver proposto di votare oggi - 14 agosto - la sfiducia a Conte. Il leader leghista non può lasciare tempo a chi sta lavorando per costruire nuove maggioranze o una nuova formazione – il famoso partito di Renzi? – che raccolga moderati e delusi in un’area che spazia dal Pd, principale serbatoio, ai 5Stelle e a Forza Italia.

In questo modo dal triangolo si potrebbe passare, urne permettendo, a un poligono a quattro lati, che per sua natura ha una geometria molto variabile. Cioè con una possibilità molto più ampia di costruire alleanze diverse di governo. Una soluzione premiata dal sistema elettorale in vigore, che invece ostacola il bipolarismo, come si è visto in concreto il 4 marzo dell’anno scorso. La dichiarazione di Salvini in Senato mostra che l’imprevedibile alleanza 5Stelle-Pd potrebbe essere in realtà molto più praticabile di quanto non sembri.
Resta l’interrogativo sul perché un politico scaltro come il leader del Carroccio non abbia aperto «a caldo» la crisi, all’indomani del risultato europeo, e quando poi ha deciso di farlo - dopo quasi tre mesi - non abbia messo in conto l’ipotesi, ancorché remota, che potesse nascere una maggioranza alternativa. Magari un’alleanza senza la pretesa di durare per l’intera legislatura, ma con lo scopo di non far precipitare l’Italia nel caos economico e traghettare il Paese fino alle elezioni primaverili. Forse tra i parlamentari dovrebbe essere incrementato lo studio della geometria.

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