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L'agosto dei ritorni poi al Sud il silenzio

A tutto il resto ci pensa «Omnio». Cari ragazzi meridionali che studiate o lavorate al Nord, non dovete preoccuparvi più di tanto.

L'agosto dei ritorni poi al Sud il silenzio

A tutto il resto ci pensa «Omnio». Cari ragazzi meridionali che studiate o lavorate al Nord, non dovete preoccuparvi più di tanto. Perché per il vostro ritorno a casa di agosto c’è il pronto soccorso di questa applicazione sul cellulare. Venite da Roma, da Milano, da Bologna? Nessun problema: ecco a voi tutti i treni, i pullman, gli aerei che vi servono. Gli stessi, del resto, che vi riporteranno al Nord subito dopo le vacanze. Ciò che è certo è che fuori studiate, e fuori rimarrete. Quasi certamente anche dopo la laurea.
Così il Sud si spopola. E attorno a questo spopolamento c’è tutta una organizzazione di cui «Omnio» è solo un esempio. Come si sa, è stata la Svimez a rivelare le cifre parlando senza mezzi termini di «dramma».

Le cifre secondo cui fra il 2002 e il 2017 se ne sono andati dal Sud quasi due milioni. Il 72 per cento con meno di 34 anni. Almeno un quarto con una laurea o una istruzione professionale. Una parte sono tornati, ma sono rimasti via in 852 mila. Corrispondenti alla scomparsa di una città come Napoli, ma una città tutta di giovani, il fior fiore, senza bambini o anziani. Cioè quei giovani che avrebbero potuto essere la prossima classe dirigente del Sud, che così non ha più ricambi. Ingegneri, medici, insegnanti, informatici addio. Cosa resta al Sud?

Sempre la Svimez ne ha calcolato l’onere per il Sud. Tre miliardi. Quanto è costata tutta la loro formazione, fatta a spese di genitori del Sud, e poi regalata al Nord o a Paesi esteri ugualmente meta di emigrazione giovanile. Ma non basta. Vitto, alloggio, trasporti, divertimenti, sanità, iscrizioni alle università: tutto speso lì dove vanno, una piccola economia persa ancora una volta dal Sud. Conseguenza di politiche che impoveriscono le università del Sud con meccanismi che favoriscono quelle del Nord. E conseguenza della condizione in cui è lasciato il Sud, come lo scandalo della spesa pubblica sempre superiore al Nord ha rivelato in questi giorni di pretesa autonomia per Veneto, Lombardia ed Emilia.

Figli ormai da vedere di tanto in tanto e con cui parlare via «Skype», come stai, stai mangiando, hai bisogno di qualcosa? Sentimenti affidati all’elettronica. Finché dice una madre: che ci resto a fare qui, siamo soli io e tuo padre, invecchiamo, ci mancano i nipoti, e se ci succede qualcosa? E così partono anche loro verso i figli, e così il Sud si svuota sempre di più. Un deserto. Come al tempo dei «bastimenti per terre assai lontane», come al tempo delle «valigie di cartone», non c’è famiglia che ne sia esente. Un dramma, ma epocale, di quelli dai quali non si esce per generazioni. Il più grande problema italiano, che riguarda un terzo del Paese. E senza nessuna responsabilità dei giovani, in tempi di mondo aperto verso cui andare per la propria felicità, un diritto giustamente irrinunciabile rispetto al passato.

Di fronte a tutto questo, cosa si fa per il Sud? Assolutamente nulla. Una emergenza affrontata con qualche dichiarazione di circostanza (se pure) e domani è dimenticata. Ma per buttarla nella solita rissa politica, non per fermarne uno, solo uno, dei ragazzi meridionali spesso senza alternativa. Non solo nessuna idea. Ma nessuna voglia di occuparsene. A preferenza degli immigrati, sempre questi immigrati. Non rendendosi conto che siamo tornati un Paese di emigranti. E facciamo morire proprio quel Sud nel quale c’è l’unica possibilità di crescita di un Paese che da vent’anni non cresce. Quel Sud in cui ogni euro legittimamente speso, arricchisce anche il resto d’Italia.

Eppure, lo si venga a vedere il Sud, se si trova un treno all’altezza di lor signori e non di quelli che al Sud hanno una media oraria di 65 chilometri l’ora. Se ne vedano le eccellenze addirittura incredibili viste le condizioni, anzi l’assoluta mancanza di condizioni, in cui spuntano. Dalla Vesuvio Valley, alla Murgia Valley, all’Etna Valley, al miracolo tecnologico di Cosenza, ai treni ad alta velocità prodotti da Reggio Calabria per tutto il mondo ma preclusi alla Calabria e al Sud. Ciascuna un’isola di modernità e di futuro su cui investono più gli stranieri che il proprio Paese. In mezzo a un livello di servizi tutti al disotto del minimo costituzionale, fra investimenti pubblici crollati, nella menzogna sempre ben orchestrata di essere sommersi di questi soldi pubblici.

Invece nulla succede fino alla prossima denuncia della Svimez. Però ai nostri ragazzi ci pensa «Omnio», ritorno veloce per il mare e altrettanto veloce ripartenza. Restano i vecchi, finché non avranno paura di essere vecchi soli. E così, uno dopo l’altro, la vita del Sud se ne va, mille paesi si svuotano riempiendosi di voci solo ad agosto. Poi di nuovo il silenzio della terra dimenticata. In un’Italia che crede così di salvarsi, tanto sono problemi del Sud laggiù.

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