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In Puglia e Basilicata

L'analisi

Se il voto disgiunto è di casa a Potenza

Se il voto disgiunto è di casa a Potenza

Si andrà al ballottaggio del 9 giugno prossimo per la scelta del nuovo sindaco: Mario Guarente, candidato del centrodestra, se la vedrà con Valerio Tramutoli, vera sorpresa della tornata elettorale

28 Maggio 2019

Massimo Brancati

Le dinamiche elettorali scompigliano il quadro politico a Potenza città, campione del voto disgiunto. E delle fluttuazioni del consenso. Si andrà al ballottaggio del 9 giugno prossimo per la scelta del nuovo sindaco: Mario Guarente, candidato del centrodestra, se la vedrà con Valerio Tramutoli, vera sorpresa della tornata elettorale, alla guida di una lista civica ispirata dalla Sinistra radicale (La Basilicata possibile). Fuori dai giochi la candidata del centrosinistra, Bianca Andretta, e il pentastellato Marco Falconeri, relegato addirittura al quarto posto nonostante il M5S, alle Europee e alle scorse Regionali, sia risultato il primo partito a Potenza e in Basilicata. Una perdita secca di quasi venti punti percentuali per l’aspirante sindaco dei Cinquestelle che, evidentemente, non ha convinto neppure la base del Movimento, gran parte della quale potrebbe aver fatto confluire la preferenza proprio su Tramutoli. Il docente universitario - già candidato governatore, ottenendo un lusinghiero 9 per cento - è stato premiato, al netto delle sue capacità dialettiche, per aver chiaramente tracciato una linea di demarcazione rispetto a incroci frutto del movimento di transfughi. Le sue due liste sono prevalentemente espressione di un impegno politico «vergine», dettaglio che è emerso in modo dirompente in un contesto generale in cui il trasformismo ha alimentato le porte girevoli di centrodestra e centrosinistra.

Tutto ora è proiettato al secondo turno, tra quindici giorni. Al ballottaggio nulla è scontato. Cinque anni fa, a sorpresa, la spuntò il sindaco uscente Dario De Luca, considerato un outsider, su Luigi Petrone, candidato di un centrosinistra frammentato ma certamente più solido di quello attuale che, ad ogni modo, diventerà l’ago della bilancia in questa contesa. Se il mondo politico fosse coerente e decifrabile, non ci sarebbero dubbi su dove confluirebbero i voti di Andretta & C., se non altro per una questione di affinità ideologica. Ma il voto sfugge a logiche di appartenenza. Prevalgono altri interessi, quegli stessi interessi che potrebbero spingere la coalizione a stringere accordi con il centrodestra per un futuro governo «ibrido».

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