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Tre cose per il Sud e tre cose sparite

«Scusi, se ha un’auto con due motori e ne accende solo uno, che fa quell’auto? Va a velocità ridotta. Così l’Italia: non accende il motore del Sud»

E pensa tu se il Sud non fosse ignorato

Scusi, se ha un’auto con due motori e ne accende solo uno, che fa quell’auto? Va a velocità ridotta. Così l’Italia: non accende il motore del Sud. E anche quando ha un po’ di benzina per farlo, se ne dimentica. Vedi ora, che tre occasioni le avrebbe ma è come se non le avesse. Dal Bonus Sud, a Resto al Sud, alla quota di spesa pubblica al Sud del 34 per cento: tutto tanto più fermo quanto più solenni erano stati gli impegni. Per non parlare del reddito di cittadinanza, altra potenziale incompiuta. E della flat tax, la tassa piatta a forte sospetto antimeridionale. E mentre le regioni del Nord continuano a lanciare ultimatum sul federalismo differenziato in versione truffaldina, così si sistemano loro e amen.

Intanto anche le trombe del governo che continuavano a vagheggiare di crescite e sviluppo, che fanno ora? Previsioni quest’anno allo 0,2 per cento del Pil, che vuol dire in pratica non stasi ma recessione. Deficit reddito/Pil al 2,4 per cento dopo aver strappato all’Europa il 2 per cento. Debito pubblico al 132,6 per cento, cioè in perenne salita invece che in discesa. Ma si continua a tenere spento il motore del Sud.
Più che un lamento da parte del Sud, un vano tentativo di far capire dove ci sarebbe non il problema italiano, ma la soluzione del problema italiano. Dove, essendo tutto meno cresciuto, i margini di crescita sono maggiori. Primo esempio: anche la legge di bilancio 2019 aveva per fortuna finanziato il Bonus Sud, cioè sgravi al 100 per cento per chi assume giovani e disoccupati del Mezzogiorno. Ma al momento mancano le istruzioni dell’Inps e dell’Anpal (Agenzia nazionale per il lavoro). E se negli anni il Bonus ha dato buoni risultati, chi si mette ad assumere con questa incertezza e con l’economia ferma come una disperazione? Nel settennio nero 2008-2015 sono stati 600 mila i posti persi al Sud, dei quali recuperati finora solo 300 mila. Come si potrà mai fare per gli altri?

E poi Resto al Sud. Magari ci restano, lo dite al Sud che negli ultimi vent’anni ha perso un milione e mezzo di emigrati? Si era stappato spumante quando l’incentivo era stato allargato da chi ha meno di 29 anni a chi ne ha meno di 45. Incentivo per l’autoimprenditorialità, chi si inventa una sua attività e una sua azienda, visto che stanno sempre a dire che al Sud si devono dimenticare Checco Zalone e la fissazione del posto fisso. E che devono nascere gli intraprenditori, mitiche figure di intraprendenti e imprenditori. Nel 2018 sono sorte 2200 nuove imprese per 8 mila posti di lavoro. Santi sùbito, dovrebbero farli, e incoraggiarne altri. Invece sono passati quattro mesi e quando recuperare?

Infine il 34 per cento. Che non è un numero al Lotto, ma la percentuale della popolazione meridionale. E’ anche la percentuale che finalmente questo governo (come il precedente) aveva garantito alla spesa pubblica per il Sud: almeno pari a quanti sono, essendo finora ferma al 28 per cento. L’avessero garantita prima, non si sarebbero persi al Sud tanti investimenti da farci dieci ponti sullo Stretto di Messina. E servizi decenti. Trentaquattro per cento però disperso in nebbie che al Sud nemmeno ci sono.
Ora le promesse di <flat tax>, percentuale di tassazione pari per tutti. Cavallo di battaglia soprattutto della Lega. E rilanciata nonostante la situazione figlia della campagna elettorale permanente fra i due cosiddetti alleati di governo. La proposta è del 15 per cento per i redditi fino a 50 mila euro. Reddito medio del Nord, 32 mila euro. Reddito medio del Sud, 16.500 euro. La domanda dello scemo: a chi conviene di più? Aggiungici l’eliminazione conseguente delle detrazioni. E aggiungici ciò che il responsabile (e per questo minacciatissimo) ministro Tria ha già annunciato: per coprire i mancati introiti fiscali, devo aumentare l’Iva. Quella sui consumi? E chi colpisce di più l’Iva, i ricchi che possono consumare a caviale o i poveri che devono consumare all’outlet?

A proposito di poveri. Che è successo al reddito di cittadinanza? Dei previsti 4,9 milioni di pretendenti, ce ne sono stati soltanto 2 milioni e mezzo. Di più al Sud, ovviamente, nonostante lo scandalo perché le domande di Napoli sono state più di quelle di tutta la Lombardia: e perché, i lombardi improvvisamente non sono più ricchi? Soprattutto pochi giovani, che evidentemente preferiscono non essere assistiti. E la maggior parte gente che non ha mai lavorato, perché chi ha il lavoro in nero non lo lascia. Inquietante, ma così va quando il Sud è continuamente preso in giro.
Varie ed eventuali. Sono pubblicate le cifre sul livello delle retribuzioni (Osservatorio <Job Pricing>): al Nord del 15 per cento superiori per lo stesso lavoro. Dice: ma lì la vita costa di più. Va bene. Ma perché si sta sempre a parlare di ridurre le retribuzioni al Sud quando sono già ridotte? Semplice: dalli al Sud, sport nazionale. E suicidio nazionale.

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