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La mistica dei poteri forti che sono sempre gli altri

Non passa giorno senza che sui giornali o in qualche salotto televisivo non spunti un palese atto di accusa o una chiamata di correità nei confronti dei maledetti Poteri Forti

Governo

La letteratura sui cosiddetti Poteri Forti potrebbe riempire intere biblioteche, lunghe più di un campo di calcio. Non passa giorno senza che sui giornali o in qualche salotto televisivo non spunti un palese atto di accusa o una chiamata di correità nei confronti dei maledetti Poteri Forti che farebbero il bello e il cattivo tempo sulla pelle dei cittadini e dei rappresentanti del popolo democraticamente eletti. Ma a tirare in ballo questi mitici Poteri Forti non sono, come pure ci si potrebbe aspettare, gli outsider del comando o gli spettatori della corrida per la poltrona più alta, bensì gli insider del principato, coloro che posseggono le chiavi di tutte le stanze più prestigiose. E siccome il ritornello dei Poteri Forti brutti, invasivi e malvagi non è sbarcato ieri, ma viene ripescato a ogni cambio di governo, verrebbe da concludere che i Poteri Forti costituiscono l’alibi più resistente per mascherare insuccessi e delusioni, inadempienze e difficoltà operative.
Infatti. Nell’accezione prevalente, chissà perché, la responsabilità del «non governo» o di un governo non all’altezza dei suoi obiettivi non è mai di chi governa, semmai di chi si mette di traverso. E dal momento che le opposizioni, in Italia, tutto sono tranne che un’armata irresistibile in grado di travolgere chiunque, il bersaglio naturale dei governanti mortificati dai sondaggi diventa in automatico la (presunta) congiura da parte della congrega dei Poteri Forti, moderna vil razza dannata.
Un tempo i famigerati Poteri Forti erano associati a un paio di nomi: Enrico Cuccia (1907-2000) e Gianni Agnelli (1921-2013). Adesso, nella chat dei Poteri Forti ognuno può inserire chi vuole. È singolare, però, che nessuno faccia nomi e cognomi e tutti rimangano sul vago, sul generico o sull’astratto. I Poteri Forti?

La vulgata corrente li vuole nell’alta finanza nazionale (non manca mai, sia pure protetta dall’anonimato), seguita a ruota da tutti i top player della globalizzazione, che hanno sostituito, nel lessico corrente, i «circoli internazionali» citati e ricitati nel secolo scorso. Poi verrebbe il turno dell’alta burocrazia e dell’alta magistratura (l’aggettivo «alta» c’è sempre, come il pane a tavola). Non mancano neppure le requisitorie contro l’informazione tradizionale, anch’essa inserita tra i Poteri Forti, così Forti (si fa per dire) da subire dispetti e ritorsioni a beneficio degli ultimi strumenti di comunicazione più graditi ai nuovi condottieri.
Insomma. Non solo non costa nulla inveire contro i Poteri Forti senza pagare dazio, cioè senza citarne un big con nome e cognome. Ma l’invettiva contro la Spectre nazionale e multinazionale assicura visibilità mediatica, popolarità sociale e profitto elettorale. Del resto, l’idea di indicare sùbito un nemico, in ogni caso un responsabile, per gli eventuali naufragi di una flotta di governo, non è un’esclusiva dei regimi dittatoriali (solitamente più propensi a scagliarsi contro una sigla esterna o contro un signore straniero), ma trova fervidi imitatori anche nei sistemi democratici, i cui gruppi al governo abitualmente appaiono più inclini a «bacchettare» quei connazionali (di palazzo, di piazza e di casa) che non appartengono al coro vincente.
Morale. I Poteri Forti sono sempre gli altri, quelli che stanno altrove, non obbligatoriamente all’opposizione o alla finestra.
Prendiamo le imprese. Anch’esse sono da tempo iscritte, per decisione unanime del Potere ufficiale, al club dei Poteri Forti. E meno male. Altrimenti chissà fin dove sarebbe salita la pressione fiscale, visto che oggi il livello impositivo sulle aziende risulta ai vertici nelle classifiche europee. Proseguiamo con le banche. Anche gli istituti di credito vengono segnalati come soci di diritto del «Poteri Forti Sporting Club». Ma poi leggiamo che il governo ha innalzato i suoi prelievi sulle banche che, ovviamente, non potranno non rivalersi su clienti e risparmiatori, in una classica triangolazione di traslazione d’imposta. Ma che c’entra. Vuoi mettere che stavolta pagheranno sul serio i fantomatici Poteri Forti?
La trappola cognitiva deve aver battuto ogni primato nella dissimulazione della verità se, in presenza di un carico fiscale sempre in crescita, la cospirazione dei (presunti) Poteri Forti viene adombrata a colazione, a pranzo e a cena. Eppure l’unico vero potere forte rimane lo Stato, nella sagoma dei detentori del comando.
Vedete. Lo Stato ha deciso, sulla spinta di insistenti pressioni politiche, che tre regioni del Nord avranno un’autonomia che manco la Catalogna, e quasi certamente, lo Stato, riuscirà ad accontentarle. La classe di governo, non solo quella attualmente in carica, tratta la Costituzione come un menù utile a fornire solo ciò che le conviene e a gettare in pattumiera tutto ciò che non le conviene, e nessuno si scandalizza. Tanto, prima o poi la ruota gira, chi oggi è a digiuno di occasioni troverà domani l’opportunità di rifarsi.
Diceva il barone di Montesquieu (1689-1755): «Uno Stato che non è frenato dalla legge è naturalmente predatore». Vivesse oggi, il grande pensatore liberale francese forse aggiornerebbe il suo assunto. Neppure la legge, neppure la legge fondamentale che si chiama Costituzione, riesce a frenare uno Stato, ossia la classe politica al potere, che abbia stabilito di voler allargare all’infinito il proprio raggio d’azione. E se qualcuno avanza obiezioni, e fa notare che a furia di divorare a oltranza le pietanze del Potere, la Grande Abbuffata potrebbe mettere a rischio la salute dell’organismo, cioè del Paese stesso, scatta in automatico la taccia di fare il gioco dei Poteri Forti e di voler annullare la volontà del Popolo, quasi che quest’ultimo fosse un’entità rintracciabile con una precisa carta d’identità.
Evocare sempre i Poteri Forti significa, dunque, stipulare una polizza assicurativa contro ogni evenienza. Fallisco? Non è colpa mia. Mi contraddico? È il Popolo che me lo chiede.
E così, tra i Poteri Forti da esorcizzare e il Popolo da accarezzare si va avanti a colpi di strappi: nei confronti delle leggi e della stessa Costituzione. Maggioranza e opposizione se ne servono, o le rispettano (le regole), solo quando avvertono un indubbio tornaconto. In caso contrario, nessun freno, nonostante i paletti invocati e studiati dai classici, dai pionieri del costituzionalismo liberaldemocratico.

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