Lunedì 17 Dicembre 2018 | 13:11

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Il reddito di cittadinanza comincia dalle tessere

Il vice presidente del Consiglio, nonché leader dei 5Stelle, ha dichiarato su La7 che sta facendo stampare sei milioni di tessere elettroniche con cui sarà assegnato il reddito di cittadinanza

Luigi Di Maio

Il vice presidente del Consiglio, nonché leader dei 5Stelle, ha dichiarato su La7 che sta facendo stampare sei milioni di tessere elettroniche con cui sarà assegnato il reddito di cittadinanza. Di fronte a questa affermazione si prova una certa tenerezza. Ricorda quegli italiani che, negli Anni ‘70, dopo aver sognato a lungo l’acquisto di un’auto e ritenendo vicino il fatidico momento, correvano a comprare il cagnolino con la testa dondolante da piazzare dietro al lunotto di là da venire.
Ora del fin troppo famoso reddito di cittadinanza si sa solo che è stato previsto nella legge finanziaria con una copertura fra gli 8 e i 9 miliardi di euro. Il che equivale a dire che anche nel 2019 il 25 dicembre sarà Natale.

L’unico parametro noto, oltre la somma stanziata, è l’importo massimo mensile pari a 780 euro. Mancano: la definizione di tutti i criteri per individuare la platea di beneficiari; i soggetti che dovranno recepire le istanze e accoglierle o respingerle; i soggetti che dovranno vigilare, perché l’Italia resta la patria dei furbetti.
Per far sì che il reddito di cittadinanza non sembri una ricca elemosina di Stato, i 5Stelle hanno più volte chiarito che i beneficiari dovranno svolgere anche lavori di pubblica utilità. Nella dichiarazione in tv, Di Maio si è fatto prendere un po’ la mano e ha escluso il rischio che si alimenti il lavoro nero perché chi riceve il reddito di cittadinanza «non avrà il tempo. Queste persone saranno impegnate per tutta la giornata». Detto così sembrerebbe un ritorno alla schiavitù, giacché è inimmaginabile che a fronte di 780 euro al mese ci possano essere 10 o 12 ore di lavoro al giorno. Potranno essere al massimo 6 e neppure per 5 giorni alla settimana. Per il lavoro nero restano quindi l’intero fine settimana e circa 10 ore per ogni altro giorno.
Sui 780 euro Di Maio e soci hanno anche chiarito che è l’importo massimo. Per esempio, una persona che non ha reddito ma vive in una casa di proprietà si vedrà proporzionalmente decurtare il beneficio. Insomma non sono 780 euro «lineari», bensì un tetto massimo. Ma chi per esempio percepirà 400 euro al mese, per quanto tempo dovrà lavorare in favore della comunità? Due ore? Quattro ore? E come? Tutte insieme o 25 minuti al giorno? Altro elemento indefinito: chi indirizzerà i beneficiari del reddito verso i lavori da svolgere? E come saranno selezionati questi lavori? I sindaci faranno una lista e la passeranno ai Centri per l’impiego (da rifondare)? Chi e come coprirà i necessari costi assicurativi?

Ci sono poi due questioni per così dire di principio. La prima. L’attribuzione del reddito avverrà sulla base della dichiarazione Isee, strumento attendibile fino a che si parla di lavoratori dipendenti. Ma in tutti gli altri casi largamente inadatto: basta vedere chi oggi è esonerato dal pagamento delle tasse scolastiche. Per cui è assai probabile che buona parte dei 780 euro finiranno nelle tasche di coloro che risultano poveri, anche se solo per il fisco.
La seconda questione è di natura politica. Davvero il reddito di cittadinanza è l’unico modo per aiutare le persone in difficoltà? Davvero quegli 8-9 miliardi previsti in Finanziaria non potevano essere spesi in maniera più redditizia e intelligente? La responsabilità della scelta è doppia, poiché non si tratta di denaro in qualche modo già disponibile, sono invece soldi che l’Italia si fa prestare dai grandi investitori internazionali ai quali non solo prima o poi dovrà restituirli, ma dovrà aggiungervi anche dei salatissimi interessi.

I 5Stelle sono convinti che il reddito di cittadinanza darà una bella spinta ai consumi interni. In linea teorica, un certo movimento potrebbe pure esserci. Ma la propensione a spendere, oltre che dalla disponibilità di soldi, è data anche dalla fiducia nel futuro e dalla certezza di poter contare su un reddito sicuro per un lungo periodo. Detto in parole povere solo un sensibile calo delle tasse o un posto di lavoro, meglio se a tempo indeterminato, possono innescare una vera ripresa interna dei consumi. Ma su questo fronte il governo gialloverde non ci sente.
Comunque l’importante è esserci portati avanti col lavoro facendo già stampare le tessere. Per la propaganda basta e avanza, per il reddito di cittadinanza si vedrà.

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