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Un monumento alla resistenza. Mettiamo che Ciccio Catacchio, pugliese, si voglia aprire un bar. Deve affrontare 71 adempimenti, avere a che fare con 26 enti, ai cui sportelli deve fare la fila 41 volte, deve frequentare un corso fra le 100 e le 160 ore. Spesa 15 mila euro. Allora il nostro Ciccio ripiega sulla gelateria, magari con i soli gelati andrà meglio. Gli adempimenti invece salgono a 73, stessi enti coinvolti, i contatti anche, così come il corso. Spesa 12.500 euro. A questo punto che può fare il nostro Ciccio ormai salito al livello dell’eroe? O ci rinuncia facendo il guardamacchine abusivo (ma lo dice solo per rabbia), o non si arrende a costo di provare a fare ciò che non sa assolutamente fare. Così, tanto per capire se ce l’hanno con lui. E fino a che punto sono capaci di arrivare.

Ciccio decide per l’autoriparazione, lui che al massimo gira in motorino. Quando si dice che se la va a cercare: fino a 86 adempimenti, fu più facile andare sulla Luna. Gli enti da gentilmente frequentare 30, con i quali vedersi 48 volte, fino al premio fedeltà, che si dice?, come va? Corso di 500 ore (2 mila euro), spesa complessiva prima di maneggiare un bullone, 18.500 euro. Non fosse Ciccio, avrebbe già deciso di andarsene in Portogallo, ma lui ormai sta al gioco. E dato che, come si dice dalle sue parti, è un <capatosta>, ci prova ancòra: farà il parrucchiere. Adempimenti 65, enti coinvolti sempre 26, contatti 39 volte, costo 18 mila euro. Avrà avuto a che fare, per non citarli tutti, con Camera di commercio e vigili del fuoco, con Agenzia delle entrate e Inps, con Regione-Provincia-Comune, con Asl e Inail, con Catasto e gas-luce-telefono. E con le banche, ovvio.

E senza dire che Ciccio, che è un ottimista, pensava anche a mettere un’insegna. Pensava a una ristrutturazione dei locali. Pensava a un futuro da passare magari ai figli, nel caso non avessero fiutato l’aria e deciso di andarsene a studiare a Bologna o a Milano (ma perché non Bari-Lecce-Foggia-Potenza?). O di fare un biglietto direttamente per Barcellona o Berlino, come tanti altri giovani italiani prima di loro. Ciccio aveva cominciato a capirlo. Finché non ha deciso di arrendersi a un avversario troppo forte non solo per lui, ma per tutti i Ciccio d’Italy: la Burocrazia. Il Mostro di fronte al quale il terribile Hulk è più innocuo di un pulcino spelacchiato.
La Via Crucis è raccontata dalla Cna, che riunisce gran parte degli artigiani nazionali. I quali non immaginano neanche cosa li aspetta se dovessero meditare l’insano proposito di fare gli imprenditori nel Paese in cui la burocrazia, più che per facilitare, è messa lì per complicare. Più che per dare una mano, si è specializzata nel dare un calcio laggiù. Invincibile come un Rambo, imbattibile come un Superman. E contro la quale si sono infranti sugli scogli tutti i tentativi di governi e ministri per semplificare. Nel Paese in cui anche ogni tentativo di sburocratizzare, alleggerire, consentire si è tradotto nel suo contrario. In cui a due carte eliminate se ne sono aggiunte tre neonate. Nel Paese delle 120 mila leggi e delle 136.987 norme. E nel Paese in cui per tutti gli adempimenti del fisco, ci sono 1257 pagine di istruzioni. E nel cui Parlamento, su 100 proposte discusse, solo una diventa legge (e meno male, a parte lo spreco di tempo, denaro, nervi, intelligenze).

E’ anche gran merito della burocrazia se in Italia, per completare un’opera medio-grande, ci vogliono 15 anni, dieci dei quali solo per progetti e, appunto, autorizzazioni. Anzi inerzie, visti, firme, pareri, nulla osta, istanze, modalità, iter, tavoli, veti. Laddove non ci sono ricorsi, che ci sono ovunque. Con un codice degli appalti che, per evitare tangenti e corruzioni nel Paese più corrotto d’Europa, induce bellamente a non firmare più niente. Fino al caso raccontato in questi giorni di una diciottenne meritoria atleta cui la sua città, Pesaro, aveva deciso di regalare un mazzo di fiori. Mazzo del costo di 24,20 euro che, sottoposto a tutti i passaggi del caso, sarà recapitato fra 30-40 giorni, con i fiori discretamente ammuffiti.
La burocrazia vuol dire potere. Di fare ma soprattutto non fare e disfare. Laddove in ogni passaggio non si annidi il vile obbligo di oliare, di trovare il modo (che allora c’è) di accelerare. Potere che si autoconserva. E se i governi passano, le burocrazie restano. Governi impotenti o complici. E Dna nazionale di procedura più che di risultato, senza senso del bene comune, del comune destino di un Paese nato male. Ovvio che al Sud, dove tutto meno funziona vista la minore spesa statale per i servizi, ci sia un costo aggiuntivo di quasi il 50 per cento. Ancòra più pesante quanto più le imprese sono piccole. E siccome non tutti sono Ciccio Catacchio, allora vallo a dire ai giovani ciò che Woody Allen faceva dire al protagonista di un suo film: provaci ancòra, Sam.

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