Domenica 16 Dicembre 2018 | 22:49

NEWS DALLA SEZIONE

L'approfondimento
Quelle vittime in nome del sogno europeo

Quelle vittime in nome del sogno europeo

 
L'analisi
Le divergenze parallele di un rapporto innaturale

Le divergenze parallele di un rapporto innaturale

 
La riflessione
Matera capitale della cultura la scommessa dell’anno dopo

Matera capitale della cultura la scommessa dell’anno dopo

 
L'analisi
Squillino le trombe sul Sud senza voce

Squillino le trombe sul Sud senza voce

 
La riflessione
L’ Africa partner prezioso per l’Italia e per l’Europa

L’ Africa partner prezioso per l’Italia e per l’Europa

 
L'analisi
Mezzogiorno l’eterna «rivoluzione» mancata

Mezzogiorno l’eterna «rivoluzione» mancata

 
L'analisi
Se l’Europa scende in campo contro l’industria delle bufale

Se l’Europa scende in campo contro l’industria delle bufale

 
La riflessione
Lo studio è un dovere non solo un diritto

Lo studio è un dovere non solo un diritto

 
L'analisi
Il problema non è Renzi ma la politica del nuovo Pd

Il problema non è Renzi ma la politica del nuovo Pd

 
L'analisi
Il dovere di fare presto per salvare la Puglia verde

Il dovere di fare presto per salvare la Puglia verde

 
La riflessione
Genitore 1 e genitore 2: la vera discriminazione

Genitore 1 e genitore 2: la vera discriminazione

 

La riflessione

Perché l’accanimento nei confronti della stampa

Il vicepresidente del Consiglio, nonché ministro del Lavoro, Luigi Di Maio ha sferrato un altro degli ormai consueti attacchi ai giornali.

giornali stampa editoria

Il vicepresidente del Consiglio, nonché ministro del Lavoro, Luigi Di Maio ha sferrato un altro degli ormai consueti attacchi ai giornali. «L’odio dei media nei nostri confronti - ha scritto sul blog dei 5Stelle - è l’elemento di continuità dal 2014 a oggi. Ma anche per loro sta arrivando il momento di dire addio ai finanziamenti pubblici indiretti e alle inserzioni milionarie delle aziende partecipate dello Stato che dettano loro la linea editoriale».

Dal suo punto di vista il discorso non fa una grinza: i giornali ce l’hanno con noi e noi gli togliamo l’ossigeno che li tiene in vita, cioè i soldi della pubblicità delle aziende partecipate dallo Stato. Suona strano, però, che a ragionare così sia un ministro che per definizione deve difendere i posti di lavoro. Tagliando la pubblicità ci sarà un duro colpo ai bilanci già in rosso di moltissime testate: la conseguenza sarà, se non la chiusura, comunque il drastico taglio agli organici di giornalisti e poligrafici.

Di Maio e soci non si preoccupano affatto del ruolo sociale della stampa. Una funzione così importante che portò a prevedere in Costituzione - non in leggi ordinarie - una serie di tutele rafforzate per la stampa e solo per essa, pur essendo all’epoca sviluppata anche la radio.

In una fase storica in cui si affermano i partiti sovranisti la libertà di stampa torna a essere in pericolo. Basta guardarsi intorno. Gli strumenti per soffocarla sono diversi, ma l’obiettivo è unico. Nell’Ungheria di Orban i giornali sono sotto attacco; nella Turchia di Erdogan ci sono più giornalisti in carcere che nelle redazioni. Negli Stati Uniti il presidente Trump ogni giorno inveisce contro giornali e televisioni. Ma lì la libertà di stampa ha una tradizione consolidata. Nel 1974 portò alle dimissioni del presidente Nixon e non è escluso che ora possa fare il bis.

È assodato che la stampa che disturbi il manovratore sia malvista. Un cane da guardia dà sempre fastidio, sebbene in Italia talvolta sia distratto. Ma per i 5Stelle non si tratta solo di questo. Alla base dell’avversione profonda e viscerale nei confronti dei giornali c’è una questione ideologica. La carta stampata, nonostante tutti i limiti suoi e di giornalisti ed editori, costituisce un punto di riferimento nel mare magnum delle notizie quotidiane. Ha mantenuto cioè la sua autorevolezza. E questo non può essere tollerato dall’ideologia dell’«uno vale uno» che anima il Movimento 5Stelle. È la stessa logica per cui non viene tollerato che un medico possa dire che è una follia non vaccinare i bambini. L’ideologia pentastellata vuole che il parere del prof. Burioni in campo sanitario valga esattamente quanto quello del barbiere di Legnago.

Demolire la libertà di stampa senza cancellarla dal libro dei diritti è la mossa chiave per arrivare a realizzare quest’assurda ideologia egualitaristica. Non a caso l’attuale maggioranza sta brigando anche per cancellare l’Ordine dei giornalisti. Una categoria professionale svincolata da regole e obblighi deontologici è quanto di più malleabile possa esistere, ma soprattutto non ha e non può avere alcuna autorevolezza. Eppure nel 1968 i giudici costituzionali individuarono proprio neIl’Ordine lo strumento che «con i suoi poteri di ente pubblico vigili, nei confronti di tutti e nell’interesse della collettività, sulla rigorosa osservanza di quella dignità professionale che si traduce, anzitutto e soprattutto nel non abdicare mai alla libertà d’informazione e di critica e nel non cedere a sollecitazioni che posano comprometterla». I giornalisti - colpevolmente - sono distratti sulle sorti del loro futuro.

Senza giornali né giornalisti che rispondono a un Ordine le notizie saranno solo quelle diffuse dal web - il core business dell’azienda Casaleggio-5Stelle - dove, come si sa, vale tutto. Tutti possono dire la loro e dunque tutto è vero, cioè tutto è falso.

La questione ora diventa politica nel senso più proprio del termine. Gli italiani che alle ultime elezioni si sono suddivisi in tre tronconi dai quali è nata l’attuale (anomala) maggioranza che cosa vogliono? Perché alla fine il problema non sono le testate dei giornali in pericolo o i giornalisti licenziati. Il vero grande problema è se vogliono vivere in un Paese realmente libero o fintamente democratico. È questa la scommessa.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400